Gnomi e cognomi
14
FEBBRAIO
2010

Non rimane se non la speranza, davvero non infondata, che malgrado tutto alcune delle nostre lettere di prigionieri, scarabocchiate sul retro di falliti piani d’azione o di progetti di fortificazioni travolte, qualora siano lette da tutt’e due le parti del foglio, testimonino di una verità obiettiva che non si sapeva, o quasi solo in sogno si sapeva, di possedere.
Franco Fortini

Ogni volta che vado a Buenos Aires, la prima telefonata a carico del destinatario la faccio immancabilmente a Juan Luis Borges, il milonguero più colto della categoria. Uso pseudonimi sempre diversi, come del resto fa anche lui, quando risponde. Stavolta una vocina da carillon mi informa che “no, señolita, la lavandelia Fu Manchù si è da poco tlasfelita ad Adlogué e qui non c’è nessun Bolges”, ma io non ci casco. Il fatto è che per raggiungere Adrogué, con la erre, mi tocca prendere un treno da Constitución. Può abitare lontano un indebitato! Così ripongo lo snobismo dove immaginate e mi colloco con gli altri democratici nella carrozza di classe unica. Quest’anno sembra che il solista di pettine a carta velina presenti un programma svecchiato, con Webern e gli atonali. I pendolari non ne potevano francamente più di Mozart. Ma le rogne non finiscono qui: lungo tutto il tragitto devo respingere con gesti di superiorità le profferte di articoli che non possono mancare nel taschino del caballero e nella borsetta della dama. Il sottoscritto, non lo dico per vantarmi, la possiede già una biro. E ad Adrogué, sorpresa: il grande ballerino mi sta aspettando nascosto dietro il pilastro degli orari, con due valigie in mano. Parrucca afro, baveri rialzati e occhiali neri lo riparano dall’invadenza dei fan, peraltro assenti al gran completo. La pensilina non è abbastanza lunga da coprire un assegno, figuriamoci un inseguimento:
- L’ho beccata, Borges! - ansimo - Dovrebbe sapere che un coniglio furbo ha due tane!
- Fu solo l’incapacità di credere che il Principe della Stilistica si abbassasse a visitare il più esiguo dei milongueros a trattenere quest’ultimo dal prostrarsi ai suoi innumerevoli e competenti piedi.
Con Borges, fiatone o no, bisogna saper stare al gioco dei mandarini cerimoniosi. Intanto gli rilascio la collottola.
- Quantunque adibiti ad usi superficiali, questi piedi sono attualmente fuori dal comune, e fra poco anche dalla provincia, al solo scopo di ricalcare le profonde orme del Gran Visir del Tango, i cui progressi in diametro, ricrescita e bagaglio, mi duole osservare, sono andati a scapito di riflessi, scatto e velocità.
- Sia allora concesso al ghermito di invitare il Giureconsulto dei Coreografi nel suo presepe. Qui gli sarà messo a disposizione un mero sgabello che verrà subito dopo incendiato perché non vi si sieda in seguito alcun essere inferiore. O forse il Sommo Recensore consente che si invii un servo al suo palazzo per recuperare un trono degno delle sue natiche inviolabili?
Per ribattere a tono, devo concentrarmi.
- Si mette l’analfabeta a fare lo schifiltoso quando il Maestro dei Maestri dei Maestri eccetera sta finalmente per aprigli davanti lo Scrigno delle Verità? Si oppongono gli orfanelli dalle gambe storte alle elargizioni quinquennali del Patronato? Obietta forse la iena al Re della Giungla per l’inedito lascito di salsicce anziché della solita carogna?
Nel frattempo camminiamo sovrastati dalle nuvole a porcello. Un cielo turchino si sbraccia per richiamare l’attenzione sui suoi spiragli. Bisogna ammetterlo: sembra di stare in mezzo al mare. Non centrano il quorum i cocuzzoli, scarseggiano le cunette. Questa è una pianura che non sa più come finire.
- Certo che qui sono più i paraggi che i luoghi...
- Il Boia del Folklore Fotogenico ha l’occhio clinico, ma giunge tardi: ha già messo tutto in musica Transito Cocomarola.
E’ pomeriggio in pacca quando arriviamo a un monolocale dalle pareti ondulate. Lo sguardo cerca subito la leggendaria biblioteca borgesiana. Eccola là che raddrizza un tavolo imperfetto. Neanche mi siedo, sul mero sgabello:
- Basta con le parodie, Borges! Fuori i nomi!
- Lo Zar dei Tangomensori ha dunque viaggiato a lungo e controvoglia solo per questo? Per un censimento alla buona? Non trova che sia segno di pedanteria fare la conta dei nuovi talenti e catalogare le tendenze epocali del tango, nel momento stesso che ne lamenta gli ammanchi e ne registra i presagi della fine?
Meglio entrare subito in argomento, altrimenti non ne usciamo.
- Il problema è che in Europa non sappiamo più verso quale faro dirigerci. Come interpretare, ad esempio, il pentimento di Ciccio Freddy? Perché uno dei capataz del Tango Nuevo adesso ribalta i suoi stessi postulati e si scappella davanti ai vecchi codici?
- Per quanto ne sa un esule campestre, che sola all’orecchio gli parla una radiolina, la Tribuna della Plebs ha suscitato un vespaio di indifferenze anche tra i suoi limitrofi. Ma bada alla cimice il cacciatore di draghi? Quando il Flagello degli Idolatri finge di interessarsi all’apostasia di un novizio, può il grognard della milonga non pensare che egli si diverta a celare la sua vera selvaggina? Oppure non dedurre che il Torquemada delle Piste giudichi il ritrito Borges tanto squallido da sapere di inezie? Non sanno forse i brocchi di altri brocchi?
- Senta, mi faccia un favore e ci dia un taglio. La questione è scottante. In Europa c’è gente che non sta più sveglia dall’aspettare la sua opinione!
- Non snodi subito il suo nastro, il Negus dei Criticoni. Si chieda piuttosto perché un porteño professionale, che vibra all’unisono con la metropoli e non varca la General Paz neanche imbalsamato, faccia oggi l’eremita. Perché abita tra le barbabietole, in un cratere mal ammobiliato? Perché contemplerebbe dalla finestra, ad avercela, un accumulo di paesaggio immangiabile?
- Già, perché? Misticismo? Ascetismo? Slancio bucolico? Broncio? Cambiali?
Scuote la testa mentre si addobba di un Cachamai, la bibita del gaucho vegetariano. Guardo l’ora e non gli do torto: è il teatime.
- Virgilio ci racconta dell’abbraccio di Mezenzio, un tiranno che legava i prigionieri vivi a quelli morti. Li metteva bocca a bocca per farli imputridire lentamente. Anche il tango è soggetto a questo abbraccio fatale, da quando aderisce bocca a bocca con il mercato.
Adesso è il mio turno alla pugnetta.
- Così il Cincinnato della Pampa Umida vuol dar da bere ai suoi elettori di essere tornato più vergine di Doris Day? E che ora se ne starebbe ai bordi della scacchiera come un alfiere mangiato a seguito dei rettificati dettami della sua coscienza? Proprio lui, il filantropico piazzista di Coreografie Facciali, l’estroverso concessionario della Tecnica Omissis, il loquace esclusivista di pezzi pregiati quali il Voléo Centrale, l’Enrosque Scubidù e la Doble Parada Scaccomatto? Ma questa è più incredibile del Ciccio e delle sue giravolte!
- Elegantemente l’Adorno dei Dancing tralascia di cogliere un bersaglio per lui irrisorio. Ma ciò che il suo sguardo spaiato vede, è vero: il flessuoso ballerino che un tempo correggeva alla milonga è ora un riuscito esperimento di Efisio Martini, il Pietrificatore.
- Tuttavia, il Gatto Silvestro degli Anacoreti ricorderà quel suo collega senese che s’era ritirato nel deserto di Accona fuori da ogni società umana, ma non tanto che dall’orizzonte non potesse scorgere la lontanissima torre comunale della sua città, e in quella, quando una pestilenza ebbe a richiedere la sua pietà, ritornare per agire e morire.
Per un istante, gli occhi di Borges brillano come due zecchini in fondo alla saccoccia di un lebbroso.
- L’Orco della Dialettica Negativa si fa scudo di una teoria maturata sui millenari panni dei bigliardi, ma il suo piano funzionerà come quelli di Wile Coyote. Contro quale pestilenza sarei io chiamato ad agire e soccombere? Il soidisant Tango Nuevo?
- Per esempio... Dicono che tutto il progresso del tango venga smistato da loro...
- Ma se hanno riportato il tango indietro di sessanta anni! Non si è accorto Catone Stiratore che hanno reintrodotto il Dio Metronomo e il suo culto squadrato? Semmai converrebbe assecondarli: il proliferare di queste avanguardie ci mantiene in una posizione di perpetua novità. Avranno presto bisogno delle nostre sequenze melodiose e del nostro abbraccio di lillà. Senza i velluti di Villa Urquiza c’è ben poca magia, nel tango. Di loro resterà soltanto la Ronda Cazzo di Cane. Anche gli eretici più escogitati finiscono nella storia della Chiesa.
- Sì, nelle stesse cappelle dei pii. Non se ne abbia a male, Borges, ma sono costretto a rifiutare quel Cachamai che insiste a non offrirmi. Mi dica piuttosto: intravede un avvenire per il Tango Milonguero® a brevetto Molinari?
- Certamente! E’ troppo povero di particolari per non piacere ai giovani dentro. E poi può contare sulla rumba suasoria di tutto un popolone che assimila l’indigente al tradizionale e avalla ogni pressappoco. Il raffermo ha più futuro del primaticcio.
Sbircio di nuovo l’orologio: i minuti passano con la fluidità che li caratterizza.
- Chiedo scusa, ma qui i minuti passano con la fluidità che li caratterizza e lei non mi ha ancora detto chi è il Mezenzio del Rio de la Plata. Mi faccia anche solo il cognome e le prometto che rimarrà tra queste quattro pareti, se non ho contato male.
La mozione è accolta da un silenzio marca Muzarela.
- A proposito... forse la Soubrette degli Ermeneuti accetterebbe di dividere con uno sfollato il suo spuntino didascalico? O magari preferisce un dessert georgico? Ho sottomano un paio di porri a chilometro zero...
Ora che ce l’ho a tiro, non lo mollo. L’Europa dorma sonni tranquilli.
- Vada col cannone, Borges, purché non interferisca con lo speech. Non mi trovo qui per un asterisco sulle guide. Allora, chi ha legato il tango alla merce? Chi? Chi? Chi? Aggiungerei degli altri chi, se mi pagassero a cartella. Chi, dunque? Forse Lombardi, il Carnevalizzatore?
- No, lui fa solo il suo doppio lavoro di ministro e hotelier.
- E Gileira? Che ne dice di Gileira? Stando al nome, non è un nabo. Anzi, è un economista con diploma. I suoi cespiti fanno scintille.
- Anche l’uomo meno nato a comprendere il plusvalore sa che qui di maniche sarebbe un altro paio. Il quattrino sfata.
- Prova ne è questo posticino fatato...
Ma il milonguero non si scompone.
- In tempi meno mercantili, nel tango c’erano botteghe che qualsiasi cosa compravi la toglievano dalla vetrina. Oggi sugli scaffali dei festival trovi fiumane di roba e prezzi di stock. Ma molto di questo tango mercificato si elide per contiguità: basta radunarlo.
- Ed è proprio quello che fa la holding di Gileira con le sue controllate. Ingaggia chiunque abbia un chiosco aperto all’estero, così poi sembrano sue filiali. Un franchising occulto che di tutti fa il suo pro.
- E’ il modello Panoptikon. Mi domando se il Golden Boy della Scontentite conosca la trattazione che la Tipica Foucault ne ha dato nel vals Vigilar y castigar...
- Come il palmo della sua mano. El Pelado es un tipazo! Ma perché non accende il secondo ortaggio? Mi sembra che il primo stia tardando a rilasciare le sue famose controindicazioni. Perlomeno su di lei.
- Che proprietà allucinogene pretende dal luppolo? Ad ogni modo, l’accontento subito: si trova sempre un motivo per procrastinare l’ascolto di un disco che non si ha. In alternativa, vuole l’Enciclopedista a Rovescio prestare il suo unico orecchio alla versione di Miguel Calò con Podestà, ovvero i Bee Gees del tango?
Solo ora noto il Wilco e la cassa stipata di vinili. Una prolunga elettrica serpeggia sotto il tramezzo fino a raggiungere il più razionale voltaggio pubblico, impersonato in questo caso da un lampione. D’improvviso, una musica celestiale avvampa tra le nostre animucce.
- Non la facevo così postumo! Dunque, il Paladino del Firulete Nefasto vive con l’arte che si è messo da parte. E intanto lascia che i villeggianti del mondo belluino sguazzino nel Tango come Imbroglio e Rappresentazione...
- Il Mister Bean della Milonga fraintende Spionhauer con la facilità di quel filosofo alla sciolta dinanzi ai moti stradali del 1848. Nondimeno, gli handicap ontologici che contraddistinguono la sua danza lignea gli imporrebbero un contegno più diplomatico.
Questa volta mi arrabbio sul serio.
- Ma quale diplomazia impongono al loro detentore queste gambette a x? Non occorre andare agli spettacoli di Angel Zotico per rilevare che nel tango la bellezza ha più nemici che altrove! E allora cosa facciamo? Andiamo a trovare Borges, mi sono detto, che di sicuro avrà qualcosa da dire! E’ uno che in pista dà libero sfogo all’estetica! I suoi piedi faranno la voce grossa! Diramerà personalmente una notevole invettiva! Modulerà come minimo un’elegia delle sue! O magari un qualche ottonario a dispetto! Scorticherà i pedoni del Milonguero©, umilierà i Satrapi del Nuevo! E invece? Macché! Niente di tutto questo! Lo Svaligiato Maestro se l’è svignata nella boscaglia saccarifera e se ne sta bello comodo a fare il disagiato. Si è rifatto un’ingenuità dalla bianca nuca, è più apatico di un bassorilievo! Mentre noi, laggiù, dobbiamo vedercela con degli ecomostri che quando ballano fanno male all’aria e che in pista sbatacchiano di qua e di là come aquiloni malfatti. Ma ciò nonostante continuano a piantumarci le milonghe di bitorzoli! Alt! Attenzione, notizia dell’ultima ora, breaking news: i Nuovi Pasticcioni vogliono rimettere la merda dentro il cavallo! Ma il Ciccio parzialmente smentisce: “Ho dei contatti bipartizan e il cavallo è contento così com’è. Alla merda non ho ancora chiesto.” Altra notizia bomba: Gileira si adatta a insegnare il tango da pista. Ecco un coerente! E prima, dove cazzo mandava i suoi allievi a ballare? Ora Borges le faccio una domanda retorica, di quelle che non... Però, buono ‘sto luppolo!...
Ma Borges non mi ascolta più. Mette su un disco dietro l’altro. Riconosco il Pugliese degli anni migliori, cioè tutti: La Tupungatina, Malambeao, Cardo y Malvón. Tanghi appropriati a questa location agreste. Poi si volta: ha la faccia inondata di lacrime.
- Borges, non mi diventi lacrimogeno proprio adesso che sto per andarmene!
Il petto portante dell’anziano milonguero, nido senza piume per diverse generazioni di guance, freme di singhiozzi sottili. Tento di consolarlo col gnigo-gnago.
- Rari e sfortunati sono i quartieri del mondo dove non si applichi la Base Compatta che il più grande Poeta Danzante Argentino ha compendiato in un solo passo indimenticabile!
Lo vedo cercare un altro disco nel mucchio.
- Non ha qualche bel tango ferroviario, che so, tipo El último convoy? O El Retirao?
Sono invece le prime perle di A Evaristo Carriego a piombarci addosso come a dei suini. Ne siamo trasfigurati. Le circa quattro pareti sono ora smaltate di luce, il pavimento si placca d’oro: è l’incantesimo, la fatagione... o forse è il dispiegarsi di quella verità obiettiva che appena in sogno sapevamo di possedere. Borges sceglie bene le parole, come nelle loro lettere i prigionieri.
- Senti me, ragazzo: la bellezza è condannata ed è perciò tanto più preziosa e toccante.
Troppo scemo per piangere, decido di tenerla cortina ed esco dalla bomboniera alla chetichella. Un grosso tramonto sta facendo indietreggiare la terra. Fossi in lei, anch’io me la darei a gambe. Già alto sull’orizzonte il lucero risplende come una fetta di salame, accompagnando, qui dabbasso, la graduale solitudine di un congedo tra uomini. No, non è la nostalgia dei bei tempi a immalinconirmi: e chi li ha mai visti i bei tempi? Se mi sbrigo, forse riesco a prendere l’ultimo convoglio per Buenos Aires. In programma dovrebbe esserci Webern, le Sei Bagatelle op. 9. Più adatte a un bis, magari.

© Marco Castellani

 

 

 

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