The Tangueros Monthly Newsletter
edizione italiana - dicembre 2005

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Io vorrei un Tango innovativo e rivoluzionario, che modificasse tutto quel che è già stato fatto, che avesse forme inedite di supremo incanto, che mirasse alle vette più lontane, ma che sapesse basarsi su quanto creato finora per edificare la nuova perfezione.
Io vorrei un Tango Danza che si liberasse delle impurità e delle scorie del passato, che risplendesse in forme perfette, che fosse fatto di bellezza, che donasse allegria agli occhi di chi lo guarda. Un tango che valicasse le barriere tra le danze e che facesse di questo abbraccio la manifestazione più completa e stilizzata della materia coreografica.
Io vorrei che i piedi e le braccia traducessero il messaggio del corpo, la sua forza e il suo lirismo, che l’armonia dell’intreccio portasse il Tango a quelle altezze incommensurabili dove tutti i suoi elementi, sotto la spinta delle forme pure, concorressero a fare di lui la massima realizzazione della bellezza classica.
Carlos Alberto Estévez “Petròleo”

Niente male per un Gentiluomo di Fortuna invecchiato all’Inferno, un Accademico della Strada, un Milonguero di due equatori!
Il grande Petròleo ritorna fra noi “che l’abbiamo fatto in casa”, come diceva Homero Exposito del muchacho Troilo, con un secondo contributo. Unico ballerino della generazione del 40, quella che ha donato l’eloquenza al Tango moderno, ad avere una qualche propensione per la letteratura, Petròleo sapeva quel che faceva e soprattutto faceva quel che scriveva.
Ecco dunque un estratto, dei veri e propri prolegomeni, dal suo

Il braccio sinistro dell’uomo è aperto, all’altezza delle spalle. La mano contiene la mano destra della compagna.
La testa dell’uomo guarda verso sinistra, quella della donna verso destra. Tutte e due in direzione delle loro mani unite.
Le loro teste sono parallele, i volti quasi si sfiorano ma senza toccarsi mai.
La donna non deve mai portare la testa all’altezza della spalla destra del suo compagno. Nemmeno il suo braccio sinistro deve attorcigliarsi al collo dell’uomo, ma deve appoggiarsi lungo la spalla destra del compagno.
Le spalle dei due ballerini sono parallele.
Il busto dell’uomo tocca leggermente quello della donna nella parte sinistra.
La mano destra dell’uomo ha le dita completamente chiuse. Il braccio destro passa sotto il sinistro della compagna, per terminare al centro delle spalle di lei, tra le scapole.
Il braccio sinistro della compagna, come già detto, è appoggiato lungo la spalla destra dell’uomo.
L’intreccio deve essere perfetto, non ci deve essere separazione, quando si balla insieme si deve mantenere la stessa distanza tra uomo e donna (la minore possibile).
Il ballerino non deve mai staccare la donna dalle sue braccia. Se così fosse invece di ballare il tango si danzerebbe un tango-fantasia.
Il ballerino marca (segnala) sempre alla compagna i passi da eseguire ed insieme interpretano, con una postura corretta, i movimenti suggeriti dalla musica.
Si inizia la salida (passi di base) sempre con il piede sinistro (uomo). Si eseguirà una figura (sequenza coreografica) e si riprenderà a camminare (salida o base). Mai fare figure su figure senza alternarle con la base.
E’ importante cerrar (chiudere) sempre dopo il caminar, o frasear o dopo aver eseguito qualche figura. Cos’è cerrar? E’ chiudere il piede destro (uomo) sul sinistro (o viceversa). In tutte le parti del pezzo musicale si applica questo principio meno quando arriva la variazione (un cambio di dinamica che corrisponde quasi sempre ad un tutti orchestrale), dove c’è l’obbligo di cambiare/velocizzare i movimenti.
E’ un bravo ballerino colui che cierra (chiude), ovvero termina il movimento. Se si chiude come di solito il piede destro (uomo) sul sinistro quasi sempre si muoverà successivamente il sinistro. Nel caso si muova il destro si origina un contrasto, una ripetizione, allora bisognerà lasciar passare un tempo per non ostruire la danza.
Non balla meglio quello che esegue la maggior quantità di figure e movimenti rispetto ad un altro con un numero inferiore di sequenze. Balla meglio colui che comunica il messaggio, che danza, scivola con nitidezza ed eleganza, trasmettendo le emozioni suggerite dal pezzo musicale. Sempre, sempre balla bene colui che comunica queste intensità seguendo il ritmo ed il tempo con esattezza e coniugando eleganza e figure.
Un’altra caratteristica del buon ballerino di tango è il caminar, petto a petto, di fronte al compagno, con passi lunghi, ritmicamente acompasado (a tempo, cadenzato).

Carlos Albert Estévez “Petròleo”, 1980 ca.
trad. Mariachiara Michieli

 

Forse alcuni di voi ricorderanno che alcune settimane fa il cardinale Camillo Ruini, plenipotenziario della Conferenza Episcopale Italiana - istituzione che come tutta la Chiesa, fa notare lo storico Giorgio Galli, non è mai stata sottoposta a democratiche elezioni - volendo rispondere alle critiche ricevute in merito a certe sue dichiarazioni, ha detto che “queste pallottole di carta non fanno male”. Unico in Italia e Vaticano, il vostro interlocutore si è per una volta guadagnato la pagnotta accorgendosi che questa è una quasi citazione di Shakespeare. In Molto rumore per nulla, Benedetto - una coincidenza davvero coincidente - dice infatti ”Dovranno queste cervellotiche pallottole di carta distogliere un uomo dalle sue inclinazioni?” La bellissima traduzione di Masolino D’Amico non poteva sapere che l’innocenza di “the career of his humour”, qualcosa come “i trascorsi, gli alti e bassi del suo umore”, non avrebbe collimato con le intenzioni del tutto secolari e per nulla innocenti di Camillo Benso Ruini. Ad ogni modo, questo ci ha dato lo spunto per l’istituzione di una nuova sezione del sito NCT, dedicata appunto alle pallottole di carta: l’Ufficio Stampa. Il seguente è il

Mi chiamo Jean Fajean e occupo tra il dileggio generale la carica di Capo Ufficio Stampa della Nueva Compañia Tangueros. Il tenere tutti informati, volenti e nolenti, delle scintillanti iniziative della NCT è senz'altro una delle principali prerogative del mio ruolo. Le altre, lo dico sempre ai miei collaboratori, sono onestà intellettuale e sincerità: se vi riesce di fingerle, troverete un posto qui dentro. L'Ufficio è in permanente fase di aggiornamento; il che vuol dire che tra tutte le aree dell'impuntualità, noi prediligiamo quella del post-puntuale, zona del tardivo, piuttosto che quella del pre-puntuale, zona del tuttavia verde, che troviamo poco professionale: solo i novellini sono tanto precipitosi da descrivere un evento prima ancora che sia accaduto. Al contrario, i nostri comunicati stampa sono sempre attendibili dato che, prima di annunciare una tournée o un corso di tango, aspettiamo di riceverne una minuziosa recensione del nostro inviato. Lo dico sempre ai colleghi delle altre compagnie: non lamentatevi poi se i vostri teatri e le vostre piste sono vuoti come un film di Sergio Leone! Lo spettatore di oggi esige di sapere a che cosa va incontro. Questo noi glielo forniamo, nei minimi dettagli, in tempo utile per non parteciparvi, ovvero quando è irrimediabilmente trascorso. La stampa deve essere al servizio del pubblico! Se invece desiderate ricevere i nostri comunicati stampa in anticipo, in modo da poter mancare da professionisti a un avvenimento targato NCT, non dovete far altro che scriverci. Potete altrimenti servirvi da soli, attingendo tutte le informazioni sulla NCT, i suoi spettacoli, le sue immagini più glamour dalla freneticamente aggiornata Area Download. Se invece preferite ignorarci una volta al mese, potete sempre abbonarvi alla nostra intermittente Newsletter. Teniamo a specificare che la pubblicazione è gratuita, assolutamente priva di pubblicità e intenti commerciali, e rispettosa della privacy. Infine, se la letteratura rientra nei vostri prismatici interessi, visitate The Tangueros Quarterly Review, la Rassegna Trimestrale del Rinascimento del Tango a Buenos Aires e Immediate Vicinanze. Per farvi un'idea di chi siamo, e soprattutto da chi ci lasciamo aiutare, date un'occhiata al Colophon con i nostri prestigiosi, e spesso inconsapevoli, contributor. Chi volesse scrivermi personalmente, potrà farlo indirizzando il suo quesito alla rubrica Jean Fajean risponde a, senza tema di dover poi ricevere una risposta. Come diceva il mio maestro Arthur Cravan, ogni cosa che riceverò mi farà ridere.
Questo è quanto. Que les garùe finito.

Jean Fajean
www.nctangueros.com

 

Questa creatura non esiste nella mitologia greca, e nemmeno nella scandinava o nei racconti di fantasmi cinesi. Esisterà sicuramente in una qualche produzione pornografica, ma questa di cui vi narriamo è reale, tanto reale da aver causato un divorzio. Il caso dell’Uomo con Due Peni, tanto per dargli un titolo, è andato più o meno così: il motociclista Miguel Gruber (di origine tedesca, 40 anni) aveva perso il suo amichetto del cuore in un incidente stradale e i medici gliene avevano fabbricato un sostituto usando pelle, ossa, e altri tessuti del suo stesso corpo. Nonostante l’amichetto 2 avesse funzionato alla perfezione, tanto da permettergli di diventare padre, Gruber non era rimasto del tutto soddisfatto e aveva chiesto ai chirurgi di ripetere l’operazione alla ricerca di un organo “superiore”. A questo punto però la situazione ha cominciato a complicarsi. Gli accoppasani hanno voluto strafare: invece di ritirare subito il pene titolare, nel comprensibile intento di assicurarsi che il nuovo impianto venisse accettato senza problemi dal corpo, lo hanno lasciato al suo posto per alcuni giorni, o almeno fino a quando l’irrigazione sanguigna non avesse raggiunto il parametro normale. Così Gruber è tornato a casa con il suo doppio pene provvisorio, e questo è stato anche l’ultimo giorno che ha visto sua moglie Bianca, la quale ha fatto immediatamente le valigie ed è scappata terrorizzata. Chissà che cosa la povera donna avrà pensato che l’aspettasse nel letto coniugale. Però Gruber, i cui testicoli almeno erano usciti illesi da tutta la faccenda e ora stavano semplicemente aspettando di essere di nuovo collegati, dalla sua camera in ospedale ha dichiarato alla televisione: “Adesso ho due peni e zero mogli: spero che mi dimettano presto per poterla recuperare”. La TV sta finendo un documentario su tutta la storia che ha per titolo “Operazione Pene”, anche se piuttosto avrebbero potuto chiamarlo come quel classico dell’umorismo nazionale: Al dottore spesso gli scappa la mano.

da Pàgina 12 supplemento Radar
trad. El Moplo


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