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Tangueros Monthly Newsletter |
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Cuss' ai é 'd bel int l'Argenteina?
Ovvero: cosa c’è di bello d’Argentino a Bologna? A guisa d’introduzione all’articolo successivo, volentieri ricopiamo, e maldestramente traduciamo dal bolognese, il testo di un tango composto da Friedrich Hollander negli anni 20. Com’è noto, Hollander fu insieme a Rudolf Nelson e a Max Reinhardt, il principale creatore del così detto cabaret berlinese. Perseguitato dai nazisti, riuscì avventurosamente a riparare dapprima in Francia e poi a Hollywood grazie a un “tapado de armiño” e al coraggioso intervento di sua moglie Hedi, in una situazione che molto aveva di quell’altro bellissimo tango chiamato “Tu perrito pekinés”. Naturalmente Hollander, per quanto versato in tutte le arti, ignorava quasi completamente gli spalancati fonemi e i portentosi idioletti delle lingue emiliane. Ma a tutto c’è rimedio: un poeta mezzadro, tuttora anonimo, ha pensato bene di dare una versione vernacola del testo originale, che da “Der tango tanzer” qui da noi è diventato: “Cuss’ai è ‘d bel int l’Argenteina?”, cosa c’è di bello in Argentina, appunto. Il movente di qualsiasi traduzione, come ben dice il sindaco filosofo Massimo Cacciari, è la parola che gronda realtà: tra cosa e nome non esiste nessun vincolo ontologico. Ecco spiegato, e in due parole, la nascita del “liscio romagnolo” e l’ermeneutica dell’Orchestra Casadei applicata alle grandi tradizioni musicali. Settanta anni dopo, il tango in questione è stato inserito nello spettacolo “Lo spettro blu” messo in scena da Nanni Garella all’Arena del Sole di Bologna, dal cui libretto abbiamo ricavato quanto segue:
Mo cuss’ai é?
Ragazola, cuss’èt da guardèr in là?
Chi pèga què, té o mé?
Alòura, sta attenti: an déggh èter, eh?
Sfazè!
Se una volta una dona l’éra con un omen,
l’an guardèva mai un èter omen.
I omen ch’i sunèven i éren di omen vic’
e in pièsen mai i vic’ ai ragazù.
Da quand avan - cum as dis - le jazzeband
vuèter don andè totti int i mat.
Bèda, ragazola:
a stagh par dvintèr narvòus.
Dim ban quant dùret a guardèr al balarén,
cuss’ai é ed bel int l’Argenteina?
Té t’fè incòsa, comm se mé an foss brisa qué,
mo mé a san qué e stagh qué, cinéina!
Té’ t’pans ch’al guerda a té al spagnol,
mo lò l’ha quèl èter int la testa.
Smàtla ed guardér là duvv l’è cal balarén!
Cuss’ai è ‘d bel int l’Argenteina?
Bella / La la la ... oh, pardon!
La còulpa l’é totta dla divisa,
la fa indurmintèr ‘na bela dona.
S’avéss indòs un vstièri come lulà,
i tu uc’ i starénn sàmper qué - at al déggh mé.
Mo mé a san comm a san, té t’am vadd,
e té t’è da tòrum com’a san mé, et capé?
Mo s’at piès lulé, at salut, l’é méi acsé.Ma cosa c’è? Ragazzina, cosa ci hai da guardare in là? Chi paga qui, tu o io? Allora, fa attenzione: non dico altro, eh? Sfacciata!
Una volta, se una donna andava con un uomo, non guardava mai un altro uomo. Gli uomini che suonavano erano dei vecchi, e ai ragazzi i vecchi non sono mai piaciuti. Ma da quando ci sono - come si dice - le jazzeband, voialtre donne andate tutte nei matti. Bada, ragazzina: sto per diventare nervoso.
Vai avanti un pezzo a guardare il ballerino? Cosa c’è di bello in Argentina? Tu fai come se io non fossi qui, ma io ci sono e ci resto, piccola! Tu pensi che lui guardi proprio te, lo spagnolo, ma lui ha ben altro per la testa. E smettila di guardare sempre dov’è quel ballerino! Cosa c’è di bello in Argentina?
Bella / La la la ... Oh, pardon! La colpa ce l’ha tutta la divisa, fa addormentare le belle donne. Se io avessi un vestitino come lui là, i tuoi occhi starebbero sempre qui, te lo dico io. Ma io sono come sono, tu mi vedi, e mi devi prendere come sono, hai capito? Ma se ti piace quello lì, ti saluto, è meglio così.
Il ritorno dei Tangueros
A grande richiesta torna finalmente a Bologna la Nueva Compañia Tangueros! A nove anni dalle prime trionfali recite di “Milonga Boulevard” all’Arena del Sole e a undici dall’eroica “settimana Tangueros” del Teatro Testoni, dopo infinite insistenze, pressioni di ogni tipo, suppliche in ginocchio, perorazioni vescovili e persino ricatti morali*, insomma a forza di dai e dai, alla fine abbiamo capitolato: parteciperemo con il nostro “Catalogo” alla rassegna di Danza che il Teatro Duse ha organizzato nell’ultima settimana di maggio, non fosse altro per dare un seguito coerente agli sforzi che abbiamo fatto per convincerli.
* Un lettore dalle sopracciglia abbrustolite, elettrotecnico in Bologna, ci ha scritto: - Guarda che qui hanno appena fatto una farsa, o una parodia involontaria del vostro “Milonga Boulevard” intitolandola “Boulevard Tango”. Questi poveri diavoli non hanno nemmeno la fantasia per dare un nome originale al loro bisnessino. Già che venite a ristabilire l’altezza dell’uva, riportatemi la mia macchina.CATALOGO TANGUEROS
Guida al Tango ad uso delle giovani generazionicoreografia di Mariachiara Michieli
musiche principali di Astor Piazzolla e Eduardo Rovira
arrangiamenti originali di César Stroscio e Claudio Pino Enriquezcon i ballerini Agustina Videla, Claudio Asprea, Silvina Aguera, Sebastian Romero
Trio Esquina: César Stroscio, Leonardo Sanchez, Hubert Tissier
Cuarteto Alma: Alejandro Switsky, Luciano Saladino, Daniele Pagella, Rachele RebaudengoDomenica 22 maggio, ore 17.30 e 21.00
Teatro Duse, via Cartoleria 42 Bologna
tel. 051. 231836 www.teatroduse.it
Citazioni
In attesa che El Moplo, il nostro critico di Danza, scriva alla buon’ora un articolo definitivo sull’ennesimo “Tango Nuevo”, riportiamo alcune citazioni sul più insensato e provinciale tra i temi che da sempre tolgono il sonno alla comunità tanguera: il conflitto tra vecchio e nuovo. En passant, ricorderemo che di “Tango Nuevo”, in cento anni di storia del Tango e con pochissime eccezioni, ce n’è stato almeno uno ogni decennio.
L’età contemporanea ha continuato a riprendere incessantemente e a rendere istituzionale e persino commerciale la lotta del nuovo contro il vecchio. E quindi la cultura e la ricerca “disinteressate”, “no-profit” come dicono, quando siano convenientemente sovvenzionate da governi, fondazioni, industrie e simili, imitano la necessità e l’autenticità del “nuovo” così perfettamente che la produzione di ideologia necessaria a giustificarne l’apparizione e l’esistenza costa meno del rassicurante foglietto di stampa accompagnatore di costose specialità medicinali, non a caso chiamato bugiardino. Franco Fortini, 1972
Il Tango, specialmente il Tango lento, è un ballo la cui melodia ha indubbiamente origine europea. La sua musica, qualora sia composta da un vero artista, può essere una perfetta manifestazione di bellezza, così come la sua danza qualora sia ballata da due persone che dominano il loro corpo e che sanno muoversi con eleganza. Con un’organizzazione veramente artistica, come quella ad esempio dei Balletti Russi, potrebbe nascere una nuova scuola di danza che, salvaguardando le caratteristiche più ricche sbocciate dall’anima stessa del popolo, arriverebbe a realizzare opere di somma bellezza musicale e coreografica.
Il compositore e direttore d’orchestra Felix Weingartner, 1920Il Tango come danza, non può andare oltre il punto cui è arrivato. Dirò di più: non potrà che decadere ulteriormente dato che il riferimento della danza è la scansione ritmica, la servitù dei ballerini, l’esausta e uniforme accentuazione dei quattro tempi della battuta. Al contrario, vedo grandi prospettive d’evoluzione del Tango come musica. La parte ritmica però cospira contro queste possibilità superiori. Voglio dire che il Tango ha come principale nemico il ritmo, da cui non riesce a svincolarsi. Catulo Castillo, 1936
Il Tango però non servirà, se non transitoriamente, alle forme europee classiche (lied, sinfonia, sonata, ouverture, rapsodia, suite, ecc.). Piuttosto si servirà di queste nella ricerca di una forma musicale che oscuramente è già presente nella sua stessa origine naturale. Molto più che per ragionamento speculativo, per puro istinto, e non nella dottrina, ma grazie a Dio nell’atto stesso della musica e della danza, i Tangueros finiranno per dimostrare che c’è tanto mistero, tanta originalità, tanta tensione creativa nell’indio che soffia nella sua quena in montagna, o nel payador che arpeggia la sua chitarra nel boliche, come in un compositore di sinfonie. La differenza consiste in null’altro che nel grado di elaborazione dell’arte. Horacio Ferrer, 1970