The Tangueros Monthly Newsletter
edizione italiana - dicembre 2004

36


Quello di una volta sì che era progresso

In un memorabile libro di cui ora ci sfuggono titolo, argomento e data di pubblicazione, Franz Kafka ci descrive quel che si può definire come la massima espressione di indifferenza al Natale, ovvero l'abitudine di un certo rabbino di Praga che era solito trascorrere la lieta ricorrenza tagliando la carta igienica per tutto l'anno. La nostra Newsletter, pur senza vantarsi di essere carta igienica, vuole invece dedicare ai suoi affezionati lettori questo speciale numero natalizio contenente ben due strenne: un articolo, inedito in Italia, di Julio Cortazar e un'intervista al Chino Perico, uno dei grandi milongueros di Villa Urquiza a Buenos Aires. Il pezzo di Cortazar, di cui quest'anno si celebra il novantennale, si inserisce autorevolmente nell'altrettanto lunga polemica sull'evoluzione delle tecniche e degli stili di Tango. Leggerlo tra le righe può rivelarsi prezioso, specie in un momento in cui i soliti vecchi passettini, eseguiti con studiata trascuratezza e pilotati con briglie e prolunghe, costituiscono il presunto aggiornamento dell'odierno Tango Rococò. Le parole del Chino, così come i suoi  rari ma elegantissimi pas de deux con la Rusa al Sunderland, sono invece sempre utili a orientare le piste. Buona lettura e soprattutto buone feste.

I bambini sono per loro natura degli ingrati, il che è comprensibile visto che non fanno altro che imitare i loro beneamati genitori, tanto che non appena tornano da scuola accendono subito la televisione e si siedono a guardare qualunque cosa stiano trasmettendo, senza che per un solo istante passi per la loro testolina il pensiero di quale meraviglia tecnologica abbiano di fronte. Per questo sarà inutile addentrarsi davanti ai pargoli nella storia del progresso scientifico; meglio invece approfittare della prima occasione favorevole, diciamo il passaggio di uno strepitoso aereo a reazione, per mostrare ai giovani gli ammirevoli risultati dello sforzo umano.
Il jet ne è infatti una delle migliori dimostrazioni. Tutti conoscono, anche senza averci mai viaggiato, le caratteristiche degli aerei moderni: velocità, silenzio in cabina, stabilità, raggio d'azione. Però la scienza è per definizione una ricerca senza fine, e i jets sono stati ben presto superati da nuove e portentose invenzioni dell'umano ingegno. Quegli aerei, pur avendo molti pregi, presentavano anche diversi svantaggi, almeno fino al giorno in cui non furono soppiantati dagli aerei ad elica. Questa conquista rappresentò un importante progresso in quanto il pilota, volando a velocità e altezza inferiori, aveva maggiori possibilità di mantenere la rotta e di effettuare le manovre di decollo ed atterraggio in condizioni di sicurezza accettabili. Ciò nondimeno, i tecnici continuarono a lavorare alla ricerca di mezzi di comunicazione sempre più vantaggiosi, e in poco tempo ci fecero conoscere altre due scoperte capitali: ci riferiamo ai battelli a vapore e alla ferrovia. Per la prima volta, e grazie a loro, si arrivò alla straordinaria impresa di viaggiare al livello del suolo, con l'incalcolabile margine di sicurezza che ciò comporta. Seguiamo parallelamente l'evoluzione di queste tecniche nell'ambito della navigazione marina. Il pericolo d'incendi, molto frequente in alto mare, incitò gli ingegneri a cercare sistemi più sicuri: nacquero così la navigazione a vela e più tardi (ma la cronologia non è confermata) quella a remi, mezzi di propulsione più idonei a muovere le navi. Questo progresso fu certamente degno di considerazione, sebbene di tanto in tanto, e per le ragioni più diverse, si verificassero ancora dei naufragi. Gli incessanti perfezionamenti tecnici fornirono finalmente il metodo migliore per spostarsi in acqua. Ci riferiamo naturalmente al nuoto, oltre il quale non ci sembra possa esserci progresso possibile, anche se la scienza è pur sempre prodiga di sorprese. Per quel che concerneva i treni, i loro vantaggi nei confronti degli aerei erano evidenti, però venne anche per loro il momento in cui furono superati dalle diligenze, veicoli che non inquinavano l'aria con i residui del petrolio e del carbone, e che permettevano di ammirare le bellezze del paesaggio e il vigore dei cavalli da tiro. La bicicletta, mezzo di trasporto altamente scientifico, si situa tra diligenza e treno, senza che si possa definirne storicamente l'apparizione. In compenso si sa per certo che essa costituisce l'ultimo stadio del progresso, e che l'innegabile scomodità della diligenza aguzzò l'ingegno umano al punto tale che ben presto si inventò un mezzo di viaggio incomparabile, ossia quello di andare a piedi. Pedoni e nuotatori costituiscono così il coronamento della piramide scientifica, come si può vedere in una qualsiasi spiaggia, luogo in cui i passanti si dilettano nell'osservare compiaciuti le evoluzioni dei bagnanti. Sarà forse per questo che c'è sempre tanta gente nelle spiagge, e che il progresso tecnico, seppur ignorato dalla maggioranza dei bambini, finisce per essere acclamato da tutta l'umanità, specialmente nell'era delle ferie pagate. 

© Julio Cortazar
traduzione di Marco Castellani

 

Compàs y Elegancia

Da quasi tre decenni passa otto ore al giorno in un ufficio al secondo piano inferiore; la sua improbabile missione è quella di vegliare sulla trasparenza dei conti nel Ministero dell'Industria, in qualità di responsabile del settore Vetro. Ponce è conosciuto nei saloni di tango di Villa Urquiza, Saavedra e Centro come il Chino Perico, ed è celebre per il suo stile di ballo. Proveniente dalla provincia di San Luis, penultimo di dodici fratelli, è arrivato a Buenos Aires con sua madre all'età di quattro anni, e dai suoi quindici frequenta clubs, milongas e prácticas di tango. Ha partecipato a tutti i balli con le grandi orchestre nel Defensores de Florida a metà degli anni 50, e ha fatto parte della resistenza del Gotan a Beccar negli anni 70. Si vanta di non salire mai in palcocenico come professionista e rarissimamente concede un'esibizione in pista. Perico sostiene infatti che "il milonguero perde l'anima" quando si professionalizza.

Dopo tutti questi anni di Tango, ha visto molti cambiamenti negli stili di ballo?

Oggi ci sono due o tre tipi di ballo, e c'è questo stile che chiamano "milonguero", che milonguero non è: è un ballo di abbraccio stretto e passi corti che è stato inventato all'Almagro, un salone che giusto al milonguero non piaceva perchè ci si andava solo a rimorchiare. Il resto, tutto quello che possono fare a livello passi, già lo avevamo fatto noi. 

La tradizione più reputata è quella di Villa Urquiza. Come ha avuto origine lo stile di ballo che identifica il barrio?

Questo stile è "compàs y elegancia". Il segreto di Villa Urquiza fu un signore che si chiamava Luis Lemos, e che era soprannominato "Milonguita". Non c'è mai più stato un ballerino simile. Vestiva come un dottore, si faceva fare vestiti e scarpe su misura, aveva un'eleganza unica e a ballare era un angelo. Fu lui a ispirare lo stile del barrio a partire dal 1945 in poi: i ragazzi volevano, non superarlo, però almeno avvicinarsi a lui; quindi a Villa Urquiza la postura era tutto. Vedevi tutti questi ballerini e ballerine e non sapevi quali scegliere. Sembravano tutti delle statue, nemmeno una piega fuori posto. Con Milonguita eravamo molto amici. Ora è morto.

Come sceglie una compagna per ballare?

La verità è che ho sempre cambiato. Fino ai 25 anni ballavo solo con le ballerine che ballavano bene. Però dopo ho cominciato a sentire dispiacere per quelle che non ballavano; una volta una di loro mi ha detto: "Chino, perchè non mi fai ballare un solo pezzo? Se gli altri vedono che mi inviti tu, mi invitano tutti". E dopo: "Grazie, Chino, ho ballato tutta la notte". In un'altra epoca andavo ai balli e invitavo la ragazza che mi piaceva, non mi importava che non sapesse ballare e se anche mi pestava i piedi per me faceva lo stesso. Adesso ballo principalmente con le mie amiche, oppure resto seduto a parlare con i ragazzi, bevendo un bicchiere o due o tre. A meno che non ascolti un tango che mi piaccia molto, come ad esempio "Se va el tren" di Miguel Calò, e allora sì che devo scendere in pista a ballare.

Quali orchestre preferisce per ballare?

Io ballo con qualunque orchestra. In passato seguivo Troilo e Pugliese. Uno balla a seconda dell'orchestra: se ballo con D'Arienzo o con Tanturi, le pause sono corte; con Pugliese si allungano. Miguel Caló mi piace molto, non c'è un'orchestra migliore per far innamorare una ragazza. 

E' cresciuto a Buenos Aires ed è diventato un milonguero. Come è stato l'impatto venendo da Villa Mercedes?

Sono venuto da bambino con ancora le piume addosso, come si dice. Ero uno "di fuori", e rimanevo a bocca aperta nel vedere queste case alte.

Le è costato integrarsi anche alla milonga?

No. Il ballerino si difende nella pista.

© Pagina 12, 2001
traduzione del Moplo


NCTANGUEROS HOMEPAGE NEWSLETTER NOVEMBRE 04