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The
Tangueros Monthly Newsletter |
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L'angelo con la voce che profumava di glicini
Eran
aquellos los tiempos felices en que todavìa se podìan escribir
tangos de trenzas y almacenes
Ernesto
Sabato
Nell'ottobre
di cento anni fa nasceva a Buenos Aires Angel Vargas, uno dei pochissimi
cantanti capaci di sciogliere, con la sua cavalleresca interpretazione
di Manoblanca, il cuore pietrificato del nostro Direttore.
L'anniversario non è passato inosservato nemmeno nella capitale argentina:
Pagina 12 ha pensato bene di dedicare a José Lomio, il vero nome di Vargas,
questi due ritratti - opera delle penne magistrali di Julio Nudler e Juan
Sustarain - che la TMN ha pensato bene di tradurre e offrire
all'attenzione dei suoi romantici lettori.
Non
puntò mai sul virtuosismo vocale. Adattò il suo stile alle modeste
possibilità della sua ugola, trasformando in vantaggio ciò che era un
handicap. Le sue risorse gli permisero appena di esprimere con
viscerale delicatezza le storie raccontate dai tanghi, e di abbellire di
tanto in tanto l'emissione con fioriture che in qualche modo
ricordano il canto andaluso. Ogni
qualvolta l'ascoltatore si addentra nelle 180 registrazioni che ci ha
lasciato Angel Vargas, gli sembra di abitare in un mondo armonioso, di bontà,
di emozione, di sensazioni che passano attraverso l'anima. Vi si trovano
quartieri poveri, circoli di buon vicinato, rami di fiori, finestrine di
periferia, vite semplici fatte di ambizioni segrete e illusioni
accartocciate. La
poesia della semplicità vibra nella sua voce confidenziale che non ci fa mai
male. E così, almeno finchè dura questa gita inebriante, il viaggiatore crederá che
quello del cantante nato a Parque Patricios cento anni fa
è davvero il miglior mondo che un cantante di tango ci può proporre. Non
è così, ovviamente. Cantanti “insuperabili” ce ne sono molti. Cantanti
che sono essi stessi un sistema di emozioni e piaceri estetici, e del cui
livello di qualità è meglio non discutere. Tutti loro e ciascuno
per suo conto sono il massimo, a partire da Carlos Gardel e Rosita
Quiroga, fino ai magnifici ragazzi e ragazze di questo 2004. Poi
l'appassionato potrà anche traslocare a casa di uno o dell'altro, idolatrarlo
finchè vuole e dopo persino lasciarlo riconoscente in cerca di un ulteriore
eccelso rifugio. Il mondo di Vargas e D'Agostino, l'altro Angel che accompagnò Angel
Vargas con la sua orchestra, è
incantevole, sempre diverso e tutto sommato sempre uguale. I
tre minuti di ogni tango. I sedici versi, o anche i quattro o gli otto in più,
eseguiti o omessi che fossero. Quei modelli contro cui Astor Piazzolla
lottò con forza per liberarsene e trasgredirli. Ma i D’Agostino e
i Vargas non si lasciarono influenzare. Continuarono su quella stessa
strada, anche se il tempo li andava trasformando in una variante ogni
volta più raffinata della loro leggenda. Ciò nonostante, furono sempre
fedeli a sé stessi: a loro non importava che questa fosse una virtù
o una ristrettezza di vedute. Quel che è sicuro è che oggi, nell'era
post Piazzolla, anche l'orecchio più avanzato può visitare in certe
sere quel recinto del passato, e perdersi in compagnia di due Angeli che
ripetono i loro tanghi sempre sorprendenti, i loro valzerini, le loro milonghe,
estranei al roteare delle lancette.
Nell'affollata uccelliera del tango, il
Gardellino è re. Naturalmente ci sono stati molti altri uccelli
canterini, alcune merle molto femmine e anche dei bengalini machos. Però, due
altalene più sotto del Muto, sempre cantano Fiorentino – che è stato
il tragico “Passero Caduto”– e questo meraviglioso e
improbabile “Usignolo delle strade porteñe”, Angel Vargas, di
cui si festeggiano oggi i cento anni dal primo cinguettio in un nido al
pianterreno a Parque Patricios. A differenza di Fiore, e al pari di
Hugo del Carril – re degli incassi per adozione –, questo José
Lomio, un ragazzo al quale la sorte non permise di abitare al piano rialzato
di un “palazzetto del centro”, scartò il cognome da italiano e
si ribattezzò con un nome eufonicamente criollo. Niente di più indovinato. E
in più, come Gardel, subitò seguì il diminutivo: “Angelito” dalla
naturalezza infantile e affettuosa cui non potevano aspirare nè lo stesso
Hugo, nè Marino, nè Rivero (ma che razza di uccellaccio poteva mai essere il
Feo?), né Morán, né Sosa, né il mucchio degli altri. Vargas era
naturalmente un uomo cristallizzato in "pibe", che voleva
essere un "pibe": muchacho è la parola. Aveva una voce piccola
e melodiosa, un'inconfondibile e persuasiva intonazione che usó come nessun
altro per raccontare cose semplici: ciò che il tempo ti fa perdere o il
disamore in No aflojés, Esquinas porteñas o Cicatrices;
l'ammonizione priva di retorica di Muchacho e Pero yo sé;
l'umile e orgogliosa appartenenza di Tres esquinas o Señores, yo
soy del centro, sempre senza enfasi né smorfie. Poteva inoltre
impossessarsi di tanghi come El Yacaré* – il cui testo rimane
indietro già dal titolo – per convertirli in gioielli con quel
suo dire – come Floreal, chiaro – quasi distratto, senza
montare su uno sgabello, senza sottolineature. Poco lunfardo, poco melodramma, niente
isterismi. Vargas
dipingeva con gli acquarelli, non con i colori ad olio; quadretti e non
murales.
Morì giovane, ma non troppo – ai 55 – e
non arrivò a distribuire lacrime in televisione; anche se, ad
ascoltarlo oggi, se la sarebbe cavata bene anche lì. Registrò molto –
più di novanta brani con il solo D’Agostino – e lasciò una montagna di
pezzi unici, artigianali, fatti con incredibile sottigliezza e
infallibile buon gusto. Se dovessi scegliere un tango, sceglierei
Tres esquinas, e se un solo verso, mi accontenterei di due
del miglior Cadícamo: “dove fioriscono come glicini / le
belle ragazze in grembiule”. Mai
nessuno, né prima né dopo.
* Lo yacaré è un piccolo rettile argentino, simile al coccodrillo. Lo yacaré di cui si parla in questo tango è invece un cavallo da corsa che non riesce mai ad arrivare al traguardo.
da
Pagina 12 del 22 ottobre 2004
trad. di Marco Castellani
I Tangueros sul Kilimangiaro
Ebbene sì: domenica 21 novembre, intorno alle ore 15, la NCT sarà ospite, e forse addirittura intervistata in diretta, nella trasmissione televisiva "Alle falde del Kilimangiaro" sul terzo canale della Rai. Otto minuti di Tango dal vivo con il bandoneòn di César Stroscio e le coreografie di Mariachiara Michieli interpretate dai nostri Ballerini Principali Silvina Aguera e Sebastian Romero. Che la Musa d'Asfalto ce la mandi buona...
Domenica
21 novembre, ore 15 circa
Rai 3 - Alle Falde del Kilimangiaro
I Tangueros a Genova
La
biografia del giardiniere la scrivono le rose
Edoardo Albinati
CATALOGO TANGUEROS
Guida al Tango ad uso delle giovani generazionicoreografie di Mariachiara Michieli
arrangiamenti originali di César Stroscio e Claudio Enriquez
luci e costumi di Mariachiara Michieli e Marco Castellaniballerini
Silvina Aguera e Sebastian Romero
Maria Antonieta Tuozzo e Ezequiel HerreraTrio Esquina
César Stroscio bandoneòn
Leonardo Sanchez chitarra
Hubert Tissier contrabbassoCuarteto Alma
Alessandro Vavassori violino
Andrea Cardinale violino
Daniele Pagella viola
Rachele Rebaudengo violoncello
Teatro
Della Tosse, sala Aldo Trionfo
24, 25 e 26 novembre 2004 - ore 21
informazioni: tel. 010 2487010 www.teatrodellatosse.it
I Tangueros a Pordenone
Secondo Stage di Tango con l'inflessibile Scuola Tangueros, ovvero con Mariachiara Michieli assistita da Silvina Aguera e Sebastian Romero, domenica 12 dicembre.
informazioni
& iscrizioni:
Massimo Marchetto tel. 335 5411880 maximotango@yahoo.it
I valori alla riscossa
C'era
da aspettarselo: l'annoso coro a bocca chiusa sulla morte dei valori non
faceva che preannunciarne la grande rentrée. Eccoli di nuovo qui,
dunque, indimenticati e mai troppo rimpianti, riportati in scena per
l'orecchio, anzi, riscaraventati a spintoni nell'agone mediatico dal personale
tecnico del potere che, come solito, mente tra gli applausi generali. "Il
linguaggio politico - scriveva Fortini nel 1974 - evoca sempre dei poteri,
reali o immaginari, in conflitto fra loro, che stanno sempre dietro ogni
argomentazione come eserciti in campo. Le parole del discorso politico sono
sempre ingannevoli e perderebbero ogni senso se non avessero, come loro
corrispettivo taciuto, delle forze anche fisiche, masse, eserciti, cancelli
che si chiudono, carceri."
Eh, sì: i valori non durerebbero a lungo senza l'aiutino della polizia.