The Tangueros Monthly Newsletter
edizione italiana - novembre 2004

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L'angelo con la voce che profumava di glicini

Eran aquellos los tiempos felices en que todavìa se podìan escribir tangos de trenzas y almacenes
Ernesto Sabato

Nell'ottobre di cento anni fa nasceva a Buenos Aires Angel Vargas, uno dei pochissimi cantanti capaci di sciogliere, con la sua cavalleresca interpretazione di Manoblanca, il cuore pietrificato del nostro Direttore.
L'anniversario non è passato inosservato nemmeno nella capitale argentina: Pagina 12 ha pensato bene di dedicare a José Lomio, il vero nome di Vargas, questi due ritratti - opera delle penne magistrali di Julio Nudler e Juan Sustarain - che la TMN ha pensato bene di tradurre e offrire all'attenzione dei suoi romantici lettori.

Non puntò mai sul virtuosismo vocale. Adattò il suo stile alle modeste possibilità della sua ugola, trasformando in vantaggio ciò che era un handicap. Le sue risorse gli permisero appena di esprimere con viscerale delicatezza le storie raccontate dai tanghi, e di abbellire di tanto in tanto l'emissione con fioriture che in qualche modo ricordano il canto andaluso. Ogni qualvolta l'ascoltatore si addentra nelle 180 registrazioni che ci ha lasciato Angel Vargas, gli sembra di abitare in un mondo armonioso, di bontà, di emozione, di sensazioni che passano attraverso l'anima. Vi si trovano quartieri poveri, circoli di buon vicinato, rami di fiori, finestrine di periferia, vite semplici fatte di ambizioni segrete e illusioni accartocciate. La poesia della semplicità vibra nella sua voce confidenziale che non ci fa mai male. E così, almeno finchè dura questa gita inebriante, il viaggiatore crederá che quello del cantante nato a Parque Patricios cento anni fa è davvero il miglior mondo che un cantante di tango ci può proporre. Non è così, ovviamente. Cantanti “insuperabili” ce ne sono molti. Cantanti che sono essi stessi un sistema di emozioni e piaceri estetici, e del cui livello di qualità è meglio non discutere. Tutti loro e ciascuno per suo conto sono il massimo, a partire da Carlos Gardel e Rosita Quiroga, fino ai magnifici ragazzi e ragazze di questo 2004. Poi l'appassionato potrà anche traslocare a casa di uno o dell'altro, idolatrarlo finchè vuole e dopo persino lasciarlo riconoscente in cerca di un ulteriore eccelso rifugio. Il mondo di Vargas e D'Agostino, l'altro Angel che accompagnò Angel Vargas con la sua orchestra, è incantevole, sempre diverso e tutto sommato sempre uguale. I tre minuti di ogni tango. I sedici versi, o anche i quattro o gli otto in più, eseguiti o omessi che fossero. Quei modelli contro cui Astor Piazzolla lottò con forza per liberarsene e trasgredirli. Ma i D’Agostino e i Vargas non si lasciarono influenzare. Continuarono su quella stessa strada, anche se il tempo li andava trasformando in una variante ogni volta più raffinata della loro leggenda. Ciò nonostante, furono sempre fedeli a sé stessi: a loro non importava che questa fosse una virtù o una ristrettezza di vedute. Quel che è sicuro è che oggi, nell'era post Piazzolla, anche l'orecchio più avanzato può visitare in certe sere quel recinto del passato, e perdersi in compagnia di due Angeli che ripetono i loro tanghi sempre sorprendenti, i loro valzerini, le loro milonghe, estranei al roteare delle lancette.

Nell'affollata uccelliera del tango, il Gardellino è re. Naturalmente ci sono stati molti altri uccelli canterini, alcune merle molto femmine e anche dei bengalini machos. Però, due altalene più sotto del Muto, sempre cantano Fiorentino – che è stato il tragico “Passero Caduto”– e questo meraviglioso e improbabile “Usignolo delle strade porteñe”, Angel Vargas, di cui si festeggiano oggi i cento anni dal primo cinguettio in un nido al pianterreno a Parque Patricios. A differenza di Fiore, e al pari di Hugo del Carril – re degli incassi per adozione –, questo José Lomio, un ragazzo al quale la sorte non permise di abitare al piano rialzato di un “palazzetto del centro”, scartò il cognome da italiano e si ribattezzò con un nome eufonicamente criollo. Niente di più indovinato. E in più, come Gardel, subitò seguì il diminutivo: “Angelito” dalla naturalezza infantile e affettuosa cui non potevano aspirare nè lo stesso Hugo, nè Marino, nè Rivero (ma che razza di uccellaccio poteva mai essere il Feo?), né Morán, né Sosa, né il mucchio degli altri. Vargas era naturalmente un uomo cristallizzato in "pibe", che voleva essere un "pibe": muchacho è la parola. Aveva una voce piccola e melodiosa, un'inconfondibile e persuasiva intonazione che usó come nessun altro per raccontare cose semplici: ciò che il tempo ti fa perdere o il disamore in No aflojés, Esquinas porteñas o Cicatrices; l'ammonizione priva di retorica di Muchacho e Pero yo sé; l'umile e orgogliosa appartenenza di Tres esquinas o Señores, yo soy del centro, sempre senza enfasi né smorfie. Poteva inoltre impossessarsi di tanghi come El Yacaré* – il cui testo rimane indietro già dal titolo – per convertirli in gioielli con quel suo dire – come Floreal, chiaro – quasi distratto, senza montare su uno sgabello, senza sottolineature. Poco lunfardo, poco melodramma, niente isterismi. Vargas dipingeva con gli acquarelli, non con i colori ad olio; quadretti e non murales. 
Morì giovane, ma non troppo – ai 55 – e non arrivò a distribuire lacrime in televisione; anche se, ad ascoltarlo oggi, se la sarebbe cavata bene anche lì. Registrò molto – più di novanta brani con il solo D’Agostino – e lasciò una montagna di pezzi unici, artigianali, fatti con incredibile sottigliezza e infallibile buon gusto. Se dovessi scegliere un tango, sceglierei Tres esquinas, e se un solo verso, mi accontenterei di due del miglior Cadícamo: “dove fioriscono come glicini / le belle ragazze in grembiule”. Mai nessuno, né prima né dopo.

* Lo yacaré è un piccolo rettile argentino, simile al coccodrillo. Lo yacaré di cui si parla in questo tango è invece un cavallo da corsa che non riesce mai ad arrivare al traguardo.

da Pagina 12 del 22 ottobre 2004
trad. di Marco Castellani

 

I Tangueros sul Kilimangiaro

Ebbene sì: domenica 21 novembre, intorno alle ore 15, la NCT sarà ospite, e forse addirittura intervistata in diretta, nella trasmissione televisiva "Alle falde del Kilimangiaro" sul terzo canale della Rai. Otto minuti di Tango dal vivo con il bandoneòn di César Stroscio e le coreografie di Mariachiara Michieli interpretate dai nostri Ballerini Principali Silvina Aguera e Sebastian Romero. Che la Musa d'Asfalto ce la mandi buona...

Domenica 21 novembre, ore 15 circa
Rai 3 - Alle Falde del Kilimangiaro

 

I Tangueros a Genova

La biografia del giardiniere la scrivono le rose
Edoardo Albinati

CATALOGO TANGUEROS
Guida al Tango ad uso delle giovani generazioni

coreografie di Mariachiara Michieli
arrangiamenti originali di César Stroscio e Claudio Enriquez
luci e costumi di Mariachiara Michieli e Marco Castellani

ballerini
Silvina Aguera e Sebastian Romero
Maria Antonieta Tuozzo e Ezequiel Herrera

Trio Esquina
César Stroscio bandoneòn
Leonardo Sanchez chitarra
Hubert Tissier contrabbasso

Cuarteto Alma
Alessandro Vavassori violino
Andrea Cardinale violino
Daniele Pagella viola
Rachele Rebaudengo violoncello

Teatro Della Tosse, sala Aldo Trionfo
24, 25 e 26 novembre 2004 - ore 21

informazioni: tel. 010 2487010  www.teatrodellatosse.it

 

I Tangueros a Pordenone

Secondo Stage di Tango con l'inflessibile Scuola Tangueros, ovvero con Mariachiara Michieli assistita da Silvina Aguera e Sebastian Romero, domenica 12 dicembre.

informazioni & iscrizioni:
Massimo Marchetto tel. 335 5411880  maximotango@yahoo.it

 

I valori alla riscossa

C'era da aspettarselo: l'annoso coro a bocca chiusa sulla morte dei valori non faceva che preannunciarne la grande rentrée. Eccoli di nuovo qui, dunque, indimenticati e mai troppo rimpianti, riportati in scena per l'orecchio, anzi, riscaraventati a spintoni nell'agone mediatico dal personale tecnico del potere che, come solito, mente tra gli applausi generali. "Il linguaggio politico - scriveva Fortini nel 1974 - evoca sempre dei poteri, reali o immaginari, in conflitto fra loro, che stanno sempre dietro ogni argomentazione come eserciti in campo. Le parole del discorso politico sono sempre ingannevoli e perderebbero ogni senso se non avessero, come loro corrispettivo taciuto, delle forze anche fisiche, masse, eserciti, cancelli che si chiudono, carceri."
Eh, sì: i valori non durerebbero a lungo senza l'aiutino della polizia.

 


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