The Tangueros Monthly Newsletter
edizione italiana - marzo 2004

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Il giro del giorno in ottanta mondi

 

Quest'anno Julio Cortàzar avrebbe compiuto novanta anni. Era nato infatti nel 1914, come Anibal Troilo. L'Argentina, da cui se n'era andato nel 1951 per farvi ritorno solo nel 1983, ossia pochi mesi prima di morire, ha dichiarato il 2004 Anno Cortàzar e si dispone a cerebrarlo in mille modi, dalle letture pubbliche dei suoi racconti agli inevitabili convegni. La sua opera, scritta sempre in castellano e tradotta in molte lingue, riveste una somma importanza nella letteratura mondiale. Cortàzar era anche un musicista amateur e soprattutto uno straordinario conoscitore di musica, di tutta la musica, dal Jazz, alla Classica, al Tango. La sua poesia "Veredas de Buenos Aires" ha dato il nome a quello che è stato per diversi anni l'unico locale di Tango a Parigi, il famoso "Trottoirs", ritrovo di tutti gli esiliati argentini. Alcuni suoi testi sono stati messi in musica da Edgardo Cantòn e Juan Cedròn in un disco non indimenticabile, mentre la sua vera voce dà ancor oggi i brividi accompagnata dal bandoneòn dal Juan Josè Mosalini centrale in "Buenas noches, che bandoneòn". La Nueva Compania Tangueros ha tratto due balletti dal suo racconto "Las Puertas del Cielo", Milonga Boulevard (1996-1997) e Corazòn Quebrado, quest'ultimo presentato al Festival di Nervi nel 2000.

The Tangueros Quarterly Review renderà omaggio al grande scrittore pubblicando un suo meraviglioso racconto d'ambiente lunfardo nel prossimo numero 10 (on line dopo Pasqua). Intanto però vogliamo anticipare ai nostri lettori una poesia e una glossa di Julio Cortàzar. Noi tutti che "queremos tanto a Julio" sappiamo, al contrario di quel che ci dice qui sotto, che non se l'è mai svignata, che mai ci ha mai piantato in asso, che non se n'è mai andato dai nostri cuori.

LA POLCA DI CHI SE L’É SVIGNATA

 

Il bandoneòn, con tutte le sue pieghe, perché questo suono

torbido, masticato, questo sibilo blando che non riesce

a far sì che il silenzio si volti?

Macchina povera, striminzito cielo di madreperla, tunnel dell’amore per la marmaglia,

non so più come dirtelo: cessa, disìntegrati,

cuore postale intessuto di grumi

sotto camicie dove non esploderà l’albero della pioggia.

Respirazione a noleggio per morti che ritornano,

appena poche mani ti impongono ragioni

per durare. Parlo a me stesso, nell’ora

dell’astuccio, del ballo è stato splendido,

tanto famigliare, tanto affollato.

Me ne sono andato, come chi muore dissanguandosi.

Così finisce Don Segundo Sombra, così finisce la collera che mi lascia, sporco e lavato allo stesso tempo, di fronte ad altri cieli. Naturalmente, come Orfeo, dovrò guardare indietro molte volte, e pagare il prezzo. Continuo a pagarlo ancora oggi: continuo e continuerò a guardarti, Eurìdice Argentina.

Julio Còrtazar

© Pameos y Meopas - 1971

traduzione di Marco Castellani

 

Un Premio Nobel ci scrive

E' incredibile che la prospettiva di avere un biografo non abbia mai indotto nessuno a non avere una vita.
Lo studioso postumo tesse la sua tela, livella gli abissi, ricompone le linee spezzate, riconcilia, unifica, manipola; in poche parole, rivive a modo suo, e da una postazione sicura, le vicissitudini dell'estinto. I letterati che invece accondiscendono ancora vivi al genere autobiografico, ci parlano di sè stessi con quel tono remoto e reverente che userebbero per descriverci un parente incontrato talvolta alle veglie funebri. Per questo, The Tangueros Quarterly Review preferisce ricordare il grande Julio Cortàzar attraverso le parole di uno scrittore che, a giudicare dagli ettari di ricordi compressi sugli scaffali delle librerie, è perlomeno un efficacissimo memotecnico: Gabriel Garcia Marquez, Premio Nobel e, se fa il bravo, nuovo contributor della TQR n.10 (on line dopo Pasqua).

Gli idoli infondono rispetto, ammirazione, affetto e, naturalmente, grandi invidie. Cortázar ispirava tutti questi sentimenti como pochi altri scrittori, però ne ispirava anche uno meno frequente: la devozione. Fu, forse senza volerlo, l’argentino che si è fatto voler bene da tutto il mondo. Tuttavia mi azzardo a pensare che, se i morti possono morire, Cortázar starà ora morendo un’altra volta di vergogna per la costernazione mondiale provocata dalla sua morte. Nessuno temeva più di lui, nella vita reale e nei libri, gli onori postumi e i fasti funebri. Di più: ho sempre pensato che la morte stessa gli sembrasse indecente. In una certa parte de Il giro del giorno in ottanta mondi un gruppo di amici non può trattenersi dal ridere di fronte al fatto che un amico comune è incorso nella ridicolezza di morire. Per questo, perché l’ho conosciuto e l’ho amato tanto, mi rifiuto di partecipare ai pianti e alle elegie per Julio Cortázar. Preferisco continuare a pensare a lui come lui stesso indubbiamente avrebbe voluto, con la gioia immensa che sia esistito, con l’intima allegria di averlo conosciuto, e con la riconoscenza per quel che ha lasciato a noi e al mondo: un’opera forse inconclusa, ma tanto bella e indistruttibile come il suo ricordo.

 Gabriel Garcia Marquez
© Ediciones de la Torre 1992

 

 

Esquina, un trionfo annunciato

Bandoneòn, maquina pobre, cielito de nacar, apenas pocas manos te imponen razòn de durar
Julio Cortazar

Tra queste appena poche mani, ci sono quelle di César Stroscio. Come era facile prevedere, dato lo stato di grazia in cui si trova il Trio Esquina, il concerto di Torino è stato un vero trionfo. Non è facile descrivere l'ondata di emozione scatenata da questo loro Tango carnale eppure leggerissimo, capace di inabissarsi oltre il più che pianissimo fino a toccare il silenzio Cageano delle nostre circolazioni sanguigne, e di esplodere in voluminosi clusters spaccacuori. E infatti a noi, e agli altri cinquecento spettatori che gremivano la Sala del Conservatorio G.Verdi, il cuore ce l'ha spaccato eccome, non fosse altro che per lo stupefacente interplay o per la loro evidente, e incontenibile, gioia di suonare assieme. Il tumultuoso applauso che ha accolto la serie di bis (tra cui la prima assoluta del tango "MyM" che Claudio Pino Enriquez ha pensato bene di dedicare ai due Direttori Artistici della NCT, Mariachiara Michieli e Marco Castellani), ci ha fatto capire il senso di una frase pronunciata all'uscita dal concerto da un abbonato dell'Unione Musicale: "Dopo questa musica, la vita assomiglia a un pezzo di cartone".

 

Novità al chiosco

Christie's annuncia la vendita di un gruppo di lotti denominato Memorabilia Peròn. L'asta avrà luogo a Roma, presso il palazzo Massimo Lancellotti di Piazza Navona il prossimo 18 marzo. La decennale reputazione della Casa garantisce di per sè l'inoppugnabile autenticità dei beni appartenuti a Juan Domingo Peròn e alle sue due mogli Evita e Isabel. Alcuni di questi cimeli provengono addirittura dal Museo della Casa Rosada, come dire dal Quirinale Argentino. Collezionisti e "incidental bidders" sono dunque rassicurati: non rischiano di comprarsi il solito "buzòn", come invece capitò a quei quaranta turisti tangueri che tornarono a casa da un pelligrinaggio a Medellìn, ciascuno con un dente originale di Gardel. I prezzi di stima sono abbastanza contenuti se paragonati all'incalcolabile importanza storica di reliquie quali:

Memorabilia Peròn
Palazzo Massimo Lancellotti, Roma - 18 marzo 2004, ore 15
catalogo consultabile in www.christies.com


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