The Tangueros Monthly Newsletter
edizione italiana - ottobre 2003

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La verità, vi prego, sul Tango

L'amore esclude ogni opposizione: esso non è intelletto, i cui rapporti lasciano ognora il molteplice come molteplice, e la cui unità stessa sono delle opposizioni; l'amore non è ragione che oppone senz'altro il suo determinare al determinato; l'amore non è niente di limitante, niente di limitato, niente di finito; l'amore è un sentimento, ma non è un sentimento singolo.
Hegel - L'amore, la corporeità e la proprietà

Con la ripresa dei corsi della Scuola Tangueros, ecco affiorare sulle nostre labbra, come quei sorrisi che i poeti cuciono sulle loro bluse da bellimbusto, tutte quelle cose che non ci siamo mai detti.
Arte dell'abbraccio, melodramma di tre minuti, rettile da lupanare, una possibilità infinita, il pensiero triste che si balla, la danza popolare più profonda del mondo, espressione verticale di un desiderio orizzontale, il ballo dove i visi si annoiano e i sederi si divertono, la vita concentrata, un modo di camminare, nostalgia, sensualità, una raffinata complicazione di coppia, un fuoco di paglia che dura da cento anni. Cos'è il Tango? Che importanza ha per le nostre esistenze? E poi, qual'è il senso di insegnarlo? In fin dai conti, mò cuss'a gh'è 'd bel intl'Arzanteina? - diceva una canzone bolognese degli anni 20: ma cosa c'è di bello nel Tango? 
Ebbene la Scuola Tangueros cerca di farvelo scoprire da soli, insegnandovi, intanto, a ballare bene, a capire i codici della milonga, a riconoscere e interpretare la musica, a essere dei romantici ballerini di pista, a "sentire" il Tango. Perchè il Tango, ci sia permesso parafrasare lo zio della Dialettica moderna, se è un sentimento, non è certamente un sentimento singolo.

SCUOLA TANGUEROS
insegnante: Mariachiara Michieli
assistenti: Silvina Aguera e Sebastian Romero

I corsi si svolgono presso la Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi di via Salasco 4, Milano
Informazioni e iscrizioni: tel. 02.4989919  tel. 335.208782

 

Parole sante

Discorso pronunciato da Juan Gelman durante la cerimonia di assegnazione della Cittadinanza onoraria conferitagli dal Comune di Lerici il 27 settembre 2003.

    Ringrazio sentitamente questo riconoscimento che il Comune di Lerici mi concede quest'oggi. Dire che mi commuove non è sufficiente. Risveglia in me sentimenti di ricordi molto amati: i brividi che nella mia giovinezza argentina mi provocava la lettura di Dante, Cavalcanti, Leopardi, Pavese, Montale, o di Verga, Manzoni, Pirandello, Pratolini, Calvino, Pasolini; o il grande cinema neorealista del dopoguerra. Tutto ciò fa parte di me in un posto che mi conosce ed io non conosco. Anche questo mare e questa baia: in Shelley ho visto il suo oceano "risplendente e vasto", le navi che vi navigano come se cercassero un liquore per curare "un dolore dolce e amaro", "il vento fresco e leggero che viene dalla terra/ e l'aroma di fiori alati/ e la frescura delle ore/ della rugiada ed il caldo tepore che lascia il giorno/ sparsi sulla baia scintillante". Questa baia, la Baia dei Poeti.
    Come a tanti altri perseguitati dalle dittature dell'America Latina negli anni settanta e ottanta, l'Italia ha saputo accogliermi durante i lunghi anni d'esilio. La solidarietà che allora ricevemmo mi fece capire che qui non ero - non sono - uno straniero. E poi: l'emigrazione italiana in Argentina, che ebbe inizio verso la metà del secolo diciannovesimo, segnò in modo indelebile la cultura quotidiana ed il parlare degli argentini. Parole italiane appena modificate vivono nella nostra lingua e sono materia di comunicazione, di scrittura e di poesia. Per motivi di sangue, di lavoro e di cultura, il mio paese è quello dell'America Latina più profondamente vincolato a questo paese. Mi permetto di aggiungere un malinconico ricordo personale. Un'ennesima dittatura civico-militare mi imprigionò quaranta anni fa. I carcerieri non fecero passare nessuno dei libri che m'inviavano, ad eccezione di una grammatica italiana. Vedo ancora oggi il sorriso sornione con cui mi guardavano gli altri prigionieri politici della cella 4 del padiglione di punizione del carcere di Villa Devoto quando recitavo, percorrendo i tre passi che lo spazio della cella permetteva, "io sono, tu sei, noi siamo...". Forse il destino mostrava già il suo volto allora.
    Lasciamo dietro un secolo carico di genocidi ed orrori indicibili. L'essere umano ha creato le lingue e fa cose che esse non possono nominare, l'essere umano è fuori e dentro la lingua. Quali nuove incertezze ed agonie dovrà attraversare la parola in questo secolo?
    Theodor Adorno ha affermato una volta che non era possibile scrivere poesie dopo Auschwitz. L'opera di Paul Celan lo smentisce. Durante molto tempo ho ritenuto che all'affermazione di Adorno mancava un "come prima", che non era possibile scrivere poesie come prima di Auschwitz, come prima di Hiroshima e Nagasaki, come prima del genocidio latinoamericano. Adesso ritengo che non vi è un dopo Auschwitz, nè un dopo Hiroschima, nè un dopo il genocidio latinoamericano, che siamo in un durante, che i massacri si ripetono ininterrottamente nel pianeta, che la denominata globalizzazione ci fa retrocedere al peggiore progetto civilizzatore di Occidente, quello del colonialismo, le guerre continue, l'oppressione dei popoli, la disoccupazione, la morte per fame.
    La denominata globalizzazione avanza negli strati superiori, non senza sussulti e dispute di potere. Negli strati di sotto divide e frammenta, accentua la legge della selva, crea un clima inedito nella lotta per la sopravvivenza. In un muro a Buenos Aires ho letto una scritta degna di Jonathan Swift: "Combatti la fame e la povertà: mangiati un povero". La globalizzazione amplifica la miseria spirituale e questa è un'altra forma di genocidio. Mutila l'essere umano. La lotta per avere non gli permette di essere. Il potere economico globalizzante ritiene che questo mondo è una grande impresa dove milioni di impiegati sono superflui e bisogna licenziarli. Quanti Pavese, quanti Montale, oggi muoiono di fame, di pallottole o bombe, ancora bambini? Vi è una letteralità oscena nelle manifestazioni imperiali che parlano di imporre un nuovo ordine mondiale del quale abbiamo già sentito parlare in lingua tedesca nel secolo scorso. Vi è un solo modo di affrontare questo nuovo-vecchio disordine mondiale: l'insistenza nel rifiutarlo, la resistenza ad accettarlo. Questo è possibile: nessun regime, anche il più totalitario, è riuscito sinora ad impedire che attraverso le sue crepe ed incrinature respirassero i polmoni del sogno e del desiderio.
    Costruire una meccanica della speranza sembra oggi un compito utopistico. Ma se non ci inoltriamo nelle mille e una strada che bisogna percorrere per costruirla insistendo nella singolarità di ciascuna cultura, ciascuna tradizione, ciascuna comunità, ciascuna persona, come impedire che il Potere continui a calpestare la grandezza possibile di ciò che è umano, latente e potenziale? Per crescere ricchi di bellezza, tolleranza e comprensione dell'Altro che ci completa con la sua differenza? E' questa un'utopia? Insieme ad Oscar Wilde dico: "Un mappamondo nel quale non figurasse l'utopia non meriterebbe di essere guardato, perchè gli mancherebbe l'unico paese che l'Umanità visita giorno dopo giorno". Forse la funzione dell'utopia consiste nel suo fallimento affinchè ogni volta ne rinasca una migliore, consiste nell'essere causa più che effetto, motore del viaggio ad un orizzonte che retrocede sempre di un passo per ciascun passo avanti dell'umanità.

 

Catalogo novembrino

Ritorna in Italia per sole due recite il Catalogo della Nueva Compania Tangueros, una vera e propria scorribanda all'insegna del più puro Tangueros touch.
Il Catalogo è un viaggio nell'Arte dell'Abbraccio, attraverso la musica e il movimento, tra lacrime di sale e anima africana, melodrammi di tre minuti e leggiadri valsecitos criollos, in cui il "Tango di questo modo e di quello a venire", come il New York Times ha definito il Tango della NCT, si confronta con le improvvisazioni di un'étoile milonguera come Tete Rusconi, sessantasette anni suonati, o più precisamente ballati, e mezzo secolo trascorso sulle piste di Buenos Aires.
Tango sofisticato e Tango istintivo, dunque, l'inconfondibile stile di Mariachiara Michieli e il personalissimo Tango-salòn di Tete, consapevolezza estetica e creazione istantanea, la straordinaria mistura musicale del Trio Esquina di César Stroscio, anche lui con cinquanta anni passati con il bandoneòn sulle ginocchia, e le vertiginose musiche per archi di Piazzolla. Nel Catalogo non ci sono contrasti tra Nuevo Tango e tradizione perchè nel Tango, come nella vita romanzesca, tutto si tiene.

CATALOGO TANGUEROS
Guida al Tango ad uso delle giovani generazioni

coreografie di Mariachiara Michieli
musiche di Piazzolla, Rovira e Tradizionali
arrangiamenti per archi di César Stroscio e Claudio Pino Enriquez
scene, luci e costumi di Mariachiara Michieli e Marco Castellani

ballerini: Silvina Aguera e Sebastian Romero, Tete Rusconi e Silvia Ceriani
Trio Esquina
César Stroscio
bandoneòn, Leonardo Sanchez chitarra, Hubert Tissier contrabbasso
Cuarteto Alma
Alessandro Vavassori
violino, Luciano Saladino violino, Daniele Pagella viola, Mauro Greco cello

5 novembre: Vittorio Veneto (Treviso), Teatro Lorenzo da Ponte
6 novembre: Sacile (Pordenone), Politeama Zancanaro


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