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The
Tangueros Monthly Newsletter |
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Indipendencia y Defensa
Qualunque
taxista di Buenos Aires, dopo avergli fatto percorrere all'uncinetto tutte
le strade di San Telmo, depositerà il passeggero che liciti questo toponimo
davanti alla Pizeria Pirilo, le cui letali anchoas hanno più volte
compromesso il secondo set di quei musicisti del Viejo Almacen che qui
sogliono rifocillarsi in smoking durante l'intervallo.
Indipendencia y Defensa è però anche il titolo di un
articolo-intervista che il Balletìn Magazine ha dedicato
l'anno scorso alla Nueva Compania Tangueros. Il catenaccio
definisce la NCT come "la più originale, innovativa e
dannatamente orgogliosa delle compagnie di Tango che potrete mai vedere su di
un palcoscenico". L'intero pezzo verte invece sul diverso significato che
ha per ogni compagnia l'esercizio dell'indipendenza e la difesa dell'autonomia
artistica. La NCT, ad esempio, ripudia gli agi derivanti dai
finanziamenti pubblici e non si espone ai rischi di borse di studio, sussidi
privati o contribuzioni di alcun genere. Questo comporta non solo un rapporto
avventuroso con la realtà pratica, ossia la vivificante elaborazione di
espedienti, ma anche il privilegio di competere con le braccia legate dietro
la schiena con quelle compagnie di danza "nobile" che invece
patiscono di finanziamenti, borse di studio, sussidi privati e contribuzioni
di ogni genere.
E' vero: gli artisti indipendenti - diceva Jim Jarmush - si sbagliano in
maniera più economica, ma c'è anche dell'altro: l'amor proprio, come appunto
rilevava il catenaccio.
A questo proposito amiamo citare un episodio della storia uruguaya riportato
da Eduardo Galeano.
Durante la dittatura militare venne incarcerato un notissimo concertista
classico, un chitarrista. Per pura crudeltà i suoi aguzzini gli spezzarono le
dita della mano sinistra, cioè quella del manico, in modo da rendergli la
musica impossibile per sempre. Quando anni dopo il musicista fu liberato,
cominciò a studiare la chitarra alla rovescia, appoggiando sul manico le dita
della mano destra. Studiò con passione e accanimento fino ad arrivare a
suonare meravigliosamente con le mani invertite. Ciò nonostante non volle mai
più esibire la sua arte in pubblico. I suoi amici, che
l'ascoltavano suonare in privato e non percepivano alcuna differenza con il
concertista di prima, gli chiedevano la ragione di tale rifiuto. Il
chitarrista rispondeva: "Non voglio dubitare degli applausi".
Ecco, essere e restare indipendenti significa non voler dubitare mai degli
applausi.
Tango maccheronico
Da un Indignato Lettore, riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Egregio
Direttore,
Lei sta francamente esagerando con questi continui richiami al
T-business, al Tango commerciale, al Kiosk-Management, e soprattutto con le
Sue impietose critiche al Tango che si balla oggi.
Sono stato recentemente a Buenos Aires e non mi sembra che là si balli in
maniera diversa nè meglio che qui in Italia. Quanto poi alle questioni
stilistiche, alle sgargianti e a volte grossolane, lo riconosco, esibizioni
dei maestri nelle milonghe e in palcoscenico, non credo si possa pretendere
molto di più. Si tratta pur sempre di una danza popolare. E il pubblico che
paga il biglietto bisogna farlo tornare a casa contento. O mi sbaglio?
Un indignato Lettore
Egregio
e Indignato Lettore,
non riesco a trovare parole all'altezza della Sua semplicità. Sono
d'accordo con Lei: concentrare la propria attenzione solo sull'industria
culturale e sui meccanismi del business conduce alla capitolazione,
all'impotenza o alla declamazione. Tuttavia Lei converrà sull'evidenza
che i veri autori degli spettacoli di Tango sono gli impresari, e che il
Tango che si balla oggi è il risultato dell'intraprendenza mercantile di
alcuni più che della naturale evoluzione della sapienza dei Maestri. Parlare
di economia significa dunque parlare di stilistica e viceversa.
Per quel che riguarda il Tango in Italia, trovo che non sia bello vedere
insegnanti e associazioni sofferenti ancora per debole identità e scarse
conoscenze, scagliarsi a vicenda, come piattini in un litigio famigliare,
l'accusa di snaturare non si sa bene che stile e in nome di chi. Anche qui le
ragioni di bottega, o di chiosco se preferisce, mi sembrano prevalere su
quelle artistiche.
Sulla grande Arte del Tango infine, ho già detto molte volte che non ha senso
dibattersi ancora, ottant'anni dopo Croce e Gramsci, in queste scaramucce di
retroguardia: l'Arte popolare è Arte e basta. E come tale è soggetta a
giudizi estetici, a valutazioni critiche, a inquadramenti storici, eccetera.
Quasi venti anni di milongueros-watching mi hanno confermato l'assoluta
consapevolezza artistica del baile; al contrario, la maggior parte dei
ballerini odierni si esibisce pretendendo che il Tango non sia una
danza.
Quanto poi a ciò che vengo scrivendo, mi permetta di far mie le parole di
Charles Bukowsky che i due Direttori Artistici della NCT
citano sempre a proposito delle loro creazioni: "facciamo il nostro
modesto gioco, e lasciamo stare le cose più grandi di noi".
Prime notizie sull'estate
L'estate
per la Nueva Compania Tangueros inizia in anticipo sul
calendario solare.
Questi sono i primi appuntamenti confermati:
05
giugno - Mezzocorona (Trento), Cantina Rotari: Trio Esquina in
concerto
07 giugno - Colombes, Maison de la Culture: Trio Esquina in
concerto
27 giugno - Provincia di Verona, Villa Menozzo: Postales de Buenos Aires
13 luglio - Pagani (Salerno), Festival: Postales de Buenos
Aires
15 luglio - Nice, Festival: Trio Esquina in concerto
06 agosto - Loano (Savona), Festival: Catalogo Tangueros
10 agosto - Noventa di Piave (Venezia): Postales de Buenos
Aires
La TQR si rinnova
In
attesa dell'ormai imminente pubblicazione dell'ottavo numero della Tangueros
Quarterly Review, abbiamo provveduto a una rassettata grafica e a una
più efficace separazione tra le edizioni italiana e internazionale.
La rivista è come sempre ospitata nel sito
www.thetqr.org
Può essere questo il pretesto
sufficiente per andarsi a rileggere i contributi, in gran parte autorizzati,
di giganti quali Jorge Luis Borges, Alejandro Dolina, Alejandro Agresti, Juan
Gelman, Garrison Keillor, Juan Villoro, Julio Nudler, Arthur Cravan, El Moplo.
Rassegna(ta) stampa
Nonostante
la stretta creditizia, la recessione e lo spettro della deflazione, l'economia
reale, cioè il mercato nero, va a gonfie vele. E' quanto si evince dalla
lettura dell'International Herald Tribune che un impreciso
postino ha convogliato nella mia buchetta delle lettere piuttosto che in
quella più prestigiosa, ma distante diversi isolati, del signor Takuray della
Sphynx Europe Ltd. Ne approfitto per scusarmi con il simpatico Takuray e
promettergli che gli riporterò il giornale non appena mi capiti di passare di
là un'altra volta.
Il primo dei ritagli riguarda un articolo di Eric Schlosser su droga,
pornografia e immigrazione clandestina negli Stati Uniti. Queste tre
"black market commodities" hanno avuto un incremento costante negli
ultimi trenta anni e si attestano ora sul 9.4% del prodotto interno lordo.
Un altro settore in forte espansione è quello della produzione televisiva di
"commercialized and entertainment-oriented culture" - un articolo di
Frank Rich - che ha registrato un incremento del 18% degli utili.
Eh sì, la smorcia va forte.
Il mercato della vera arte però va ancora meglio. La prossima settimana
Sotheby's esiterà un quadro a colori di Egon Schiele "Krumauer
landschaft", precedentemente razziato dai nazisti nel 1938, per almeno 5
milioni di dollari.
Nel frattempo si provvede all'approvvigionamento dei futuri lotti direttamente
nel Museo Nazionale di Baghdad da cui sono stati rubati, secondo la stima
dell'Unesco, dai 2000 ai 3000 oggetti d'arte, e anche nelle zone archeologiche
dell'Iraq controllate dagli Inglesi, che in queste cose ci sanno fare.
I 3 milioni di volumi della Biblioteca Nazionale non sono purtroppo più
disponibili agli incanti di Sotheby's poichè sono finiti in cenere. Bombe non
"culture-oriented".
Tutti i musei di Washington, Smithsonian in testa, stanno aprendo nuovi
padiglioni, immaginiamo per far posto al bottino di guerra, grazie ai
finanziamenti freschi il cui ammontare supera i 2.4 miliardi di dollari tra
fondi pubblici e sponsor privati - un articolo di Elizabeth Olson.
Tornando all'arte moderna, Heidi Ellison ci informa che l'indispensabile
ovale di Lucio Fontana "La fine di Dio" avrà, come dire, una
sua appetibilità sulla base d'asta di un milione di sterline, il 25 giugno da
Christie's.
Un altro attributo della divinità, in questo caso si tratta di un arto e per
la precisione de "La mano di Dio" di August Rodin, una statuetta di
16 centimetri del valore stimato di 150.000 dollari, è stato sottratto dal
Museo de Bellas Artes di Buenos Aires.
All'orrendo furto è stato dato ampio risalto dai media di tutto il mondo, International
Herald Tribune compreso.
Buenos Aires ormai è una giungla: sarà stato Zorro. O un nostalgico
aficionado di Maradona che avrà voluto avere in casa un ricordino del goal più
bello della storia argentina: quello segnato per "mano di Dio"
contro le eterne soperchierie della filibusta inglese.