The Tangueros Monthly Newsletter
edizione italiana - maggio 2003

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Parla Antonio

Quando dubiti delle rose, le rose - stanne certo - sorrideranno soltanto
E.E.Cummings

In questo periodo di confusione, di dispute stilistiche e di diatribe "màs largas que puteada de tartamudo", può fare bene ascoltare la voce di un grande ballerino. Quella che segue è probabilmente l'ultima intervista rilasciata da Antonio Todaro. E' stata raccolta da Fabiana Basso, nipotina del direttore d'orchestra Josè Basso, e pubblicata dalla rivista El Once di Londra nel 1994 per ricordare il Maestro dei Maestri a un mese dalla sua scomparsa.
Antonio ha insegnato regolarmente anche in Europa per tanti anni: alle sue creazioni attingevano tutti i ballerini; i suoi insegnamenti dovevano bastare loro, come il raccolto o la provvista di legna, per passare l'inverno.
Tanti continuano a viverci ancor oggi, a dieci anni di distanza.

Per mezzo secolo, Antonio Todaro ha modellato i corpi dei ballerini di Tango, creando innumerevoli figure in cui uomo e donna erano come creta nelle mani di questo autentico creatore della nostra danza.

Maestro, ci parli degli inizi...
Ho cominciato a ballare nel 1946 e a insegnare nel 1948. Come succedeva a molti ragazzi, avevo raggiunto quell'età in cui era ammesso entrare al club di barrio e imparare a ballare o anche andare alle Academias come quella di Gaeta, di Paso, di Juan Panell, di Arturo che era nella calle Ayacucho o di Tito e Victoria che invece era in Avenida Corrientes. Nei clubs, gli uomini ballavano tra loro; invece, gli insegnanti delle Academias disponevano di tre o quattro ballerine per ogni sala e Gaeta, per fare un esempio, arrivò a gestire 25 o 30 scuole. Era il gran momento del Tango; se riportassimo quella situazione ad oggi, dovrebbero esserci perlomeno cento scuole visto che in quell'epoca eravamo solo otto milioni e oggi siamo trentacinque milioni. Ma al giorno d'oggi c'è una grande differenza in negativo: i giovani non sentono più per il tango lo stesso trasporto che sentivamo noi. Ora i ragazzi che vogliono diventare professionisti o che vogliono imparare per lavorare qui o all'estero non sono qui, ma credo che ciò che più manca siano i giovani ballerini che portino di nuovo il Tango nelle sale da ballo.

Qual'è la differenza tra il Tango professionale e il Tango-salòn, la milonga?
Se vuoi solo uscire a ballare per divertirti è sufficiente conoscere la base e tre o quattro figure, ma se vuoi diventare un professionista devi studiare e molto. La differenza tra danza professionale e la danza delle milonghe deve essere sottolineata molto chiaramente.

Ma il Tango professionale non è diventato un pò freddo comparato con il Tango delle milonghe?
No, perchè sono due cose diverse. I ragazzi di oggi sono ballerini, non milongueros. Quando dico ballerini, intendo dire che arrivano al Tango dopo essere passati per altre formazioni come per esempio il Folklore o la danza classica. Questo fa sì che per loro sia naturale mettere a tempo di musica le sequenze e le figure. Il milonguero era invece un ragazzo che veniva dai quartieri periferici, andava a ballare e sentiva il Tango in tutt'altra maniera; ballava così appunto perchè era un milonguero, in altre parole con moltissimo sentimento e senza mai abbandonare il beat, ma anche senza mai creare figure sulla musica. 

Ma... non ci sono più milongueros?
Non ce ne sono rimasti molti di ragazzi come me ora. Cioè vecchi come me o anche più vecchi...  perchè il Tango ha subito un declino per colpa, tra le altre cose, dell'avvento della musica sincopata, quando Palito Ortega, il Club del Clan, Los Cinco Latinos sono comparsi sulla scena e quindi i giovani volevano tutti gettarsi a imparare quei nuovi ritmi. Hanno lasciato il Tango perchè il Tango è più difficile e soprattutto devi ballarlo davvero bene se vuoi che le ragazze ballino con te.

Cosa vuol dire più difficile?
Sono un insegnante da moltissimi anni, ma non riuscirò mai a dimenticare che mi ci è voluto un anno solo per imparare la base. Però dopo sono migliorato in fretta, ho studiato e lavorato. Quando finivo di lavorare mi concedevo quattro o cinque ore di ballo ogni giorno, da solo o con un amico. Praticavamo e praticavamo. Poi andavamo alla milonga e avevamo un grande successo con le ballerine.

Nell'epoca d'oro del Tango e della milonga, cosa succedeva con gli spettacoli di Tango?
Ti posso dire che dall'anno 1945 in poi ci sono sempre stati gli spettacoli di Tango. Davamo esibizioni, lavoravamo nei cabaret e nei cinema durante gli intervalli, il cosidetto numero vivo, ma sempre senza improvvisare. Nessun ballerino professionale si permette di improvvisare in esibizione. Il ballerino che sale in palcoscenico deve farlo dopo aver lavorato sul suo Tango. Prendi per esempio lo show Tango Argentino - nemmeno Virulazo improvvisava! La sua danza era differente da quella delle altre coppie, ecco tutto, appariva come quella di un milonguero e naturalmente lo era! Ma nello stesso tempo era una danza che era stata pianificata e provata con sua moglie Elvira. C'era voluto del tempo per crearla.

Antonio, come crea le sue figure?
Quando vado a letto, guardo il soffitto ed è come se sognassi ad occhi aperti con tutti i sensi. Vedo tutte le varie combinazioni che potrei fare. Visualizzo le figure e poi durante le prove finisco di crearle.

Continua anche oggi a creare o sono tutte figure degli anni passati?
Non mi ricordo più quello che facevo 30 o 40 anni fa. Certe volte non ricordo nemmeno quello che facevo l'anno scorso. Naturalmente ce ne sono alcune anche di 10 o 15 anni fa che continuo a insegnare ai ragazzi, ma queste sono scolpite nella mia memoria per il fatto che mi piacciono moltissimo. Mi succede anche l'esatto opposto - impiego molte ore per definire una figura, dopodichè non mi piace. Non torno più a farla; è come se la cancellassi dalla mia mente per sempre.

Perchè i giovani non creano?
Non creano mai se non quando studiano. Quando mostro loro una sequenza e cominciano a lavorarci su, certe  volte si rendono conto che viene meglio fatta diversamente. Cambiano la mia versione e ciò mi sta molto bene dato che può essere che non abbiamo il mio stesso modo di ruotare, il mio stesso stile di giro, e quindi non si sentono comodi. Cambiano un dettaglio per renderla adatta a loro e per farlo ci vuole un minimo di capacità creativa. Non posso dire che non ci sono altri creatori, ma è anche vero che se tutti lo fossero non avrei così tanto lavoro.

Di che cosa hanno bisogno i ballerini per essere perfetti?
Non possiamo parlare di coppie perfette perchè la perfezione non esiste. Tutte le coppie hanno qualche difetto in un modo o nell'altro: la posizione delle braccia, la maniera come si abbracciano, quando si separano, la pulizia nel lavoro con i piedi, la pisada, la postura da fermi. Per quel che riguarda l'eleganza, questa non può essere insegnata. E' un dono naturale, il cachet di un ballerino è innato altrimenti tutti i ballerini che vengono a studiare con me avrebbero la mia stessa postura e questo non è il caso. I compagni di Tango devono essere bravi, devono avere abilità e sentimento, deve piacere loro ballare e deve piacere loro sempre di più mano a mano che progrediscono, quando vedono che non restano sempre allo stesso livello. Non tutti quelli che giocano al calcio possono diventare Maradona e nemmeno Maradona è perfetto.

Qual'è la differenza tra il lavoro che svolge in Europa e quello di Buenos Aires?
Laggiù non hanno le stesse opportunità di andare a ballare che abbiamo qui a Buenos Aires. In Europa vengono ai corsi, prendono la lezione e vanno a casa e poi aspettano fino a domenica per andare alla practica. Non ci sono balli. Qui ci sono balli ogni giorno e se non hai i soldi per andare a ballare, vai al club, metti su la musica e balli lo stesso.

E per quel che riguarda il sentire il Tango?
Sì, lo sentono molto... Probabilmente quello che non hanno è il "porte del porteño" - il portamento delle donne e degli uomini di Buenos Aires. Ma questo succede anche qui in Argentina perchè chi non è di Buenos Aires non ha lo stesso portamento del porteño, nemmeno chi viene da Cordoba, Tucuman o Mendoza. Tempo fa ho insegnato a Rosario e la danza del rosarino non è la medesima del porteño. Il portamento qui a Buenos Aires è unico. Ma ugualmente sono molto felice del livello raggiunto in paesi come Olanda, Svizzera, Belgio e a Berlino in modo speciale.

Maestro, per quale ragione pensa che agli europei piaccia il Tango?
Perchè il Tango ti entra dentro in profondità, è una danza così bella e poi non si finisce mai di imparare, nessuno la conosce tutta fino in fondo. E' la danza più bella. Nel mio caso, ballo da 45 anni, voglio dire che ne vado pazzo, è la mia passione.

Una passione come il calcio?
No, non è come il calcio perchè quando lì hai quaranta anni non puoi più giocare, ma io ho 64 anni e continuo a insegnare. Il calcio è per un periodo della vita, il tango è per sempre.

 © Fabiana Basso, marzo 1993

 

Esquina enologica

Torna in Italia il Trio Esquina guidato da César Stroscio per un concerto dedicato al Tango di Corto Maltese. Non è la prima volta che il Tango viene ospitato in una cantina sociale, in questo caso quella del Teroldego Rotaliano di Mezzocorona (Trento): in particolare ricordo una volta in cui ci pagarono il cachet in liquidi, ossia con 200 bottiglie di vino più iva, da dividerci in cinque. Nessuno di noi per fortuna era astemio, tranne il manager che per non restare senza la sua percentuale iniziò a bere quel giorno stesso.

05 Giugno 2003 - Festival Vinum, Mezzocorona (Trento)

Trio Esquina in concerto
César Stroscio bandoneòn
Claudio Pino Enriquez chitarra
Hubert Tissier contrabbasso


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