| Prime conseguenze dell'Immaterialità |
09
novembre
2009 |
Cosa vi avevamo detto? Non sono ancora passate mille ore dalla Proclamazione del Tango Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità che già il Senato Argentino sterza in direzione inumana, legiferando ai quattro venti che il bandoneón, strumento tedesco, tedeschissimo, è in realtà un Patrimonio Culturale Argentino. L’Umanità, fraterno Uruguay compreso, può anche andarsene affanculo! Le abbiamo già dato il Tango, non vorrà mica accaparrarsi il “nostro” bandoneón!... E così entro novanta giorni non sarà più possibile portare fuori dal paese alcun strumento, se non temporaneamente e per “esecuzioni di musica nazionale”. Immaginatevi i controlli alla frontiera, manganello in mano: “Guarda guarda questo cosmopolita che ha la faccia tosta di andare all’estero a suonare Frescobaldi con uno strumento Argentino...” D’accordo, non c’è nulla di più fastidioso del nazionalismo altrui, ma un conto è nazionalizzare una miniera e un altro condannare il resto del mondo alla fisarmonica. Un resto del mondo che tra l’altro comprende una massa di bandoneonisti argentini residenti all’estero, caterve di bandoneonisti delle più disparate nazionalità, due più che decennali cattedre di Conservatorio (Paris Gennevilliers e Rotterdam) e un incalcolabile esercito di soldati semplici dello strumento. Anche a me, ogni tanto, piace fare piri-piri al bandoneón, ma non per questo devo sentirmi dare dell’arredatore. Ora, non avendo neanche alla lontana una preparazione giuridica, non pretendo che ciò che sto per dire sia sensato, però mi sembra che questa legge rasenti l’aggiotaggio, e cioè la divulgazione di notizie false, esagerate o tendenziose al fine di procurare un rialzo dei prezzi. Guardate ad esempio Oscar Fischer il sorriso che sfoggia. Lui, musicista mal riuscito ma intraprendente restauratore e mercante di bandoneón, è colui che più di tutti ha spinto avanti la legge, si è dato da fare, ha raccolto le firme, ci ha messo per così dire la tigna. Adesso il suo stock di bandoneón, finora tenuto nascosto in un negozio impervio al turista ignorante come Plaza Dorrego, ha improvvisamente un futuro onorevole. I filussi che arriveranno, privati o statali che siano, frutto di aste in internet o di prelazione municipale, stanno già fischiettando il ritornello che consola qualsiasi patriota. Musichetta della tasca, si chiama, questa sì che è universale.
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| Ecco la legge |
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LEGGE CHE DECRETA IL BANDONEÓN “PATRIMONIO CULTURALE DELLA NAZIONE”
Decreto n. 102/08 - Testo definitivo approvato dal Senato
ARTICOLO 1 - Oggetto
Si decreta il regime di protezione e promozione dello strumento musicale denominato bandoneón, nel suo tipo diatonico
ARTICOLO 2 - Protezione speciale
Il Governo Nazionale si fa garante della protezione e conservazione dei bandoneón che siano appartenuti a interpreti riconosciuti o la cui antichità superi i quaranta anni.
E’ espressamente proibita l’uscita dal territorio nazionale degli strumenti musicali sopra menzionati, ad eccezione di quelli che siano temporaneamente portati all’estero per esecuzioni di musica nazionale.
ARTICOLO 3 - Autorità applicativa
L’autorità cui spetta il compito di applicare la presente legge è il Ministero della Cultura che dipende dal Governo Nazionale e che si avvale dell’Accademia Nazionale del Tango quale suo organo consultivo.
ARTICOLO 4 - Attività tutelate
L’autorità applicativa promuoverà attività attinenti allo strumento oggetto di questa legge e che abbiano come fine:
lo stimolo alla sua costruzione locale, alla conservazione e restauro degli esemplari di particolare importanza e di valore culturale o simbolico;
l’apprendimento della sua tecnica esecutiva e la diffusione del repertorio vincolato all’ambito musicale del nostro paese;
la conservazione di documenti, oggetti, luoghi e monumenti che abbiano relazioni significative con le sue espressioni e i suoi interpreti più rilevanti;
l’edizione letteraria, musicale o audiovisiva di opere artistiche o scientifiche ad esso vincolate:
la realizzazione di festival musicali o spettacoli attinenti al suo repertorio;
la diffusione del lavoro dei suoi interpreti;
lo studio e la ricerca artistica, scientifica o storica sul bandoneón o i suoi interpreti.
ARTICOLO 5 - Promozione
Il Ministero della Cultura darà impulso a politiche di promozione del bandoneón tendenti a promuoverlo all’estero.
ARTICOLO 6 - Registro
Si decreta la creazione del Registro Nazionale del Bandoneón presso il Ministero della Cultura, il quale avrà il compito di procedere al censimento dei bandoneón esistenti nel paese, nonché di rilevare i dati relativi alla loro antichità e attuali proprietari, in conformità a quanto verrà specificato nel regolamento.
ARTICOLO 7 - Prelazione all’acquisto
Lo Stato, le Province, la Città di Buenos Aires e le Municipalità avranno diritto di prelazione sull’acquisto qualora i proprietari di bandoneón appartenuti a interpreti riconosciuti o la cui antichità superi i quaranta anni decidano di venderne uno o più.
I proprietari saranno tenuti a notificare formalmente all’autorità applicativa la loro intenzione a vendere lo o gli strumenti oggetto di questa legge, nei termini prescritti dal regolamento.
ARTICOLO 8 - Regolamentazione
La presente legge dovrà essere regolamentata dal Governo Nazionale entro novanta giorni dalla sua pubblicazione.
ARTICOLO 9 - Comunicazione al Governo Nazionale
Avvenuta nella Sala di Sessione del Parlamento Argentino a Buenos Aires, il 28 ottobre 2009
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| Parla Oscar, seguono commenti |
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Quello che è in pericolo non è il bandoneón, ma la sua disponibilità in Argentina. Stando ai miei calcoli, dovrebbero esserci nel mondo circa 60.000 bandoneón, dei quali solo 20.000 qui in Argentina e appena 2000 in buono stato. Il bandoneón era di solito un gioiello ereditato dal nonno che le successive crisi economiche costringevano a vendere. Solo che la maggioranza dei compratori non erano musicisti, ma intermediari che poi lo rivendevano carissimo ai negozi di musica o direttamente all’estero. Ci sono state compagnie di ballo molto famose che mentre erano in tournée all’estero trasformavano le hall degli alberghi in case d’asta. Molti strumenti sono finiti così a fare da soprammobile in salotti giapponesi e trattorie greche. La depredazione è continuata per tutti gli anni ’90 e ha raggiunto il suo apice durante la svalutazione del 2002. Il risultato è che in Argentina il bandoneón è diventato uno strumento elitario. Un trio o un’orchestra che debutta trova difficoltà a reperirne uno che suoni bene. Parlo per esperienza personale. Prima di dedicarmi alla liuteria, volevo essere un musicista, ma ho passato più di tre anni a cercare un buon bandoneón. Alla fine ho dovuto restaurarmene uno io stesso. Ho quindi abbandonato il mestiere di muratore per potenziare le mie conoscenze di fisica e di disegno tecnico, stimolato dalla passione per il tango che sento fin da piccolo. Oggi il mio progetto più audace è di fabbricare un bandoneón nazionale che possa raggiungere una qualità simile ai mitici Doble A costruiti fino al 1939. Non ho intenzione di fabbricarli in serie, ma solo di dimostrare che se i musicisti esperti si confrontano con qualcuno in grado di investigare seriamente, è possibile riprodurre il suono di quei bandoneón.
Oscar Fischer - Argentina
Credo che in fondo le intenzioni di chi appoggia questa legge siano buone, ma la legge in sé non risolve niente. Se questa implicasse finanziamenti per la ricerca e la costruzione del bandoneón in Argentina, borse di studio, o caccia ai tipi che fanno affari con gli strumenti rubati, allora potrebbe migliorare la situazione. Ma dal momento che proibisce l’uscita dei bandoneón dal paese, non è solo un delirio ma addirittura un crimine, in primo luogo contro il bandoneón. Io credo che si confondano due cose, la scarsità di bandoneón e quella che viene chiamata “la fuga dei bandoneón”. La scarsità dipende da molti fattori, tra cui la vendita all’estero. Tuttavia, non si possono mettere tutti nella stessa borsa. Non è lo stesso uno strumento messo nelle mani di un musicista e uno che diventa un soprammobile. Non dimentichiamoci che tutti i bandoneón d’Argentina sono stati comprati in Germania, il che vuol dire che quando qui la gente aveva dei soldi non si disturbava neppure a fabbricarli. Altra questione è che la maggior parte dei bandoneón scappati all’estero sono stati in realtà venduti da musicisti e ballerini di tango per arrotondare i guadagni delle tournée... Dire patrimonio culturale poi non significa niente. Come puoi dichiarare appartenente a una nazione qualcosa che è stata fatta da un’altra? L’aspetto positivo riguarda la diffusione, lo sviluppo della cultura del bandoneón. Ma la proibizione non farà che peggiorare le cose. Ognuno di noi può avere una visione diversa sul futuro del bandoneón. Io personalmente penso che stia nella musica universale. Il suo ruolo nel tango ha sì un’importanza estrema, ma l’isolamento è negativo. Gli strumenti che sopravvivono nella storia sono proprio quelli che hanno musica e diffusione. Chi vuole ingabbiare il bandoneón in Argentina, finirà per ammazzarlo. Se il bandoneón fosse vivo non ci sarebbe bisogno di dichiararlo patrimonio culturale. Il Jazz è stato forse dichiarato patrimonio culturale, come hanno fatto con il Tango? E’ come applicare a un malato la macchina per farlo respirare... Questa non è vita, devi risolvere il problema non i suoi sintomi. Fabbricare gli strumenti, non c’è altra possibilità. Quando i nostri caporioni lo capiranno e stanzieranno i fondi necessari, allora le cose cambieranno. Il patrimonio culturale si ha quando lo Stato dice: questo - la cultura di un popolo, di uno strumento, dell’umanità - è molto più importante del commercio e degli affari. L’Argentina deve tutelare la sua cultura, ossia svilupparla, ma nello stesso tempo deve condividerla col resto dell’umanità. Se i liutai tedeschi avessero fatto come l’Argentina, il tango non avrebbe mai avuto il bandoneón. L’umanità è un tutt’uno, e più si lavora per rafforzare questa idea, più si comprende che facciamo tutti parte di una cosa sola, più avremmo tutti da guadagnare. Dico così perché credo non ci si debba fissare solo alla mancanza di strumenti per il tango. I provvedimenti culturali che si prendono qua sul bandoneón influiscono anche fuori. Già lo si vede. Oggi tutti piangono (anch’io) perché gli strumenti sono cari, ma se ci fossero in giro più soldi, nessuno penserebbe più al bandoneón. Per cui tutto sommato la faccenda della legge è positiva, visto che ci obbliga a entrare in azione. Spero a beneficio del bandoneón (e dei bandoneonisti).
Amijai Shalev - Argentina/Israele
Adesso che la leggo, vedo che questa legge non è una buona idea. Danneggerà la musica dal vivo. Tutti sanno che il tango non era tenuto in alcuna considerazione in Argentina finché non ha avuto successo all’estero. La stessa cosa sta accadendo con gli strumenti. Se i musicisti stranieri non potranno procurarsi un buon bandoneón, la crescita del tango si fermerà. Inoltre, questi musicisti d’ora in poi avranno paura ad entrare in Argentina. Quando vengono a prendere lezioni, la dogana non gli permetterà di uscire con lo strumento. Non avranno nemmeno la possibilità di portare il loro bandoneón da un liutaio argentino. Così dovranno affidarlo a un liutaio da fisarmoniche con i risultati che tutti abbiamo sperimentato: bandoneón rovinati. Non c’è niente di buono in questa legge. E’ quanto di peggio può capitare a noi musicisti stranieri che abbiamo dedicato tanti anni della nostra vita ad imparare il bandoneón e il tango. Lo so che l’hanno fatta per aiutare il bandoneón, ma così mettono a morte la sua musica.
Ben Bogart - Usa
Solo gli argentini potevano dichiarare Patrimonio Nazionale… uno strumento tedesco! E così si apre un ancor più costoso mercato nero, perché i musicisti e i ballerini non rinunceranno al profitto extra di un bandoneón da rivendere nella ricca Europa, inventandosi la maniera di contrabbandarlo. I primi effetti già si vedono. Ad agosto al festival di San Ginesio hanno portato dall'Uruguay quattro bandoneón, di cui tre già rivenduti agli allievi del corso per prezzi da 3800 a 4000 euro... In barba ai buoni propositi del Senato Argentino che vorrebbe vedere tutti gli stranieri condannati alla fisarmonica (in quanto esclusi per jus sanguinis e jus loci dal diritto di suonare il bandoneón) tengo sulle ginocchia il mio AA (ora rivalutato a differenza dei Tango Bond). Vuol dire che in un anno il mio personale "AA Bond" si è rivalutato del 25%. Altro che bolla immobiliare e speculazioni sugli edge funds.
Alessandro Beltrame - Italia
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| Espartaco Enterprise |
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A proposito di aggiotaggio, immagino che nessuno di voi abbia mai sentito parlare della Espartaco Enterprise, la società segreta fondata nel 2001 con sede ad Amburgo e Buenos Aires. La Doble E, così la chiamavano affettuosamente i due cospiratori - e capirete subito il perché - si proponeva di assicurare una pensione ai gladiatori del tango, cioè loro stessi, attraverso il rastrellamento di tutti i bandoneón buoni disponibili sul mercato, soprattutto i Doble A e i Premier. Uno dei due soci era, ed è, il più competente liutaio-accordatore dello strumento dopo gli ineguagliabili Fabiani e Romualdi. Da più di un decennio la sua amicizia con le discendenti di Alfred Arnold gli aveva già procurato l’accesso esclusivo all’archivio della Arnold, nonché all’intero magazzino dei pezzi di ricambio originali che erano sopravvissuti alla guerra, ance, molle, pettini, zapatillas, eccetera, di valore pressoché inestimabile. Per cui, una volta conquistato il monopolio dei bandoneón buoni, sarebbe stato un giochetto condizionare i prezzi e addirittura il tango stesso. Già si vedevano i due fetenti, come una specie di Spectre, far cadere dall’alto uno splendido fueye del 1937 al compositore che gli avesse dedicato la milonga “Ai miei mecenati”, negarlo nel contempo agli inutili bandoneonisti del tango elettronico, a fare e disfare orchestre secondo il capriccio. Senza considerare le inaudite ricchezze che avrebbero presto accumulato grazie al boom interplanetario del tango. A rendere ancor più allettante l’impresa provvedevano poi gli spassosi fallimenti dei costruttori moderni. Purtroppo questo futuro altamente spettacolare si incagliò alle prime secche finanziarie. Per racimolare il capitale iniziale, dovetti infatti vendere il mio glorioso bandoneón - che fu di Jorge Caldara dell’Orchestra Pugliese e per una settimana anche di Pepe Libreta del Sexteto Mayor, sempre alla ricerca di uno strumento che suonasse più forte di quello di Luis Stazo - a un collezionista tedesco. La manovra di capitalizzazione contraddiceva così palesemente la mission societaria che decidemmo di sciogliere la Doble E nell’atto stesso di costituirla. Una clausola leonina mi obbligò quindi a devolvere i fondi alla Fondazione Marco Castellani (Per la Cura e il Miglioramento di Marco Castellani Medesimo), il cui bilancio alimentare non arrivava nemmeno a coprire il rimanente 2001. Da allora non riesco a sentire Patetico del grande Caldara senza piangere come un vitello per il rimorso. Cosa volete farci: è questo che chiamano identificarsi con un tango!
Marco Castellani
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