La scrittura richiede tempo; anzi:
tempo piovoso. Non così la lettura, abilità più plastica,
che si adatta tanto alle contorsioni delle maniglie tranviarie quanto
alla cadenzata umidità della piscina tuffi. La regola ha le
sue debite eccezioni: che ne sarebbe ad esempio di Hemingway senza
l’aria aperta? O dei minuziosi esposti imbottigliati dal naufrago,
senza l’ispirazione del tornado che ha fatto colare a picco
la barca con radio e tutto? Ecco dunque perché, in questa
grande aria del maggio milanese, il nostro rotocalco mensile ha preferito
attenersi alle disposizioni meteorologiche piuttosto che alla buona
letteratura. Languidamente accartocciato tra le violette del principale
parco cittadino e stimolato dalle ritmiche pallonate dei piedi storti
ivi convenuti, il nostro contributor Marco Castellani ha sfogliato
per noi archivi e repertori, alla ricerca di un articolo sul tango
già bell’e pronto e però ancora sconosciuto ai
nostri informati lettori. Dalla fonte meno propizia - il catalogo
della libreria antiquaria Bidonville - la credulità tolemaica
di Castellani ha finito per acquisire a Euro 12 la ristampa anastatica
di un testo che Filippo Tommaso Marinetti scrisse nel 1914, intitolandolo “Abbasso
il Tango e Parsifal”. Tra i molti proclami che il “cretino
fosforescente”, come lo chiamava D’Annunzio, diramò e
che così ragionevolmente i posteri disattesero, questo sul
tango è tra i più energici. Evidentemente Marinetti,
che era un provetto ballerino di cake-walk, ne faceva una questione
di concorrenza sleale. Ripetiamo: era il 1914! Le effemeridi tanguere
segnalano in quell’anno la nascita di Anìbal Troilo
e la prima lezione di violino del novenne Osvaldo Pugliese, Borges
aveva quindici anni e Cortazar zero. Nello stesso giorno di Troilo,
il 9 luglio, festa nazionale in Argentina, nasceva dall’unione
del signor Rebesco con l’india brasiliana dal telescopico nome
di Tertullina Telespass De Sosa, la piccola Hermes, futura nonna
di Mariachiara Michieli. Quanto questo abbia a che fare con il più bel
tango di tutti i tempi ve lo racconteremo un’altra volta, quando
piove. Per adesso, vogliate gustarvi le pallonate di un milonguero
ante litteram.
Un anno fa, io rispondevo ad una inchiesta del «Gil
Blas» denunciando
i veleni rammollenti del tango. Questo dondolìo epidemico
si diffonde a poco a poco nel mondo intero, e minaccia di imputridire
tutte le razze, gelatinizzandole. Perciò noi ci vediamo ancora
una volta costretti a scagliarci contro l'imbecillità della
moda e a sviare la corrente pecorile dello snobismo. Monotonia di
anche romantiche, fra il lampeggìo delle occhiate e dei pugnali
spagnuoli di De Musset, Hugo e Gautier. Industrializzazione di Baudelaire,
Fleurs du mal ondeggianti nelle taverne di Jean Lorrain, per «voyeurs» impotenti
alla Huysmans e per invertiti alla Oscar Wilde. Ultimi sforzi maniaci
di un romanticismo sentimentale decadente e paralitico verso la Donna
Fatale di cartapesta. Goffaggine dei tango inglesi e tedeschi, desiderî e
spasimi meccanizzati da ossa e da fracs che non possono esternare
la loro sensibilità. Plagio dei tango parigini, e italiani,
coppie-molluschi, felinità selvaggia della razza argentina,
stupidamente addomesticata, morfinizzata, e incipriata. Possedere
una donna, non è strofinarsi contro di essa, ma penetrarla.
— Barbaro!
Un ginocchio fra le cosce? Eh via! ce ne vogliono due!
— Barbaro!
Ebbene, sí, siamo barbari! Abbasso il tango e i suoi cadenzati
deliqui. Vi pare dunque molto divertente guardarvi l'un l'altro
nella bocca e curarvi i denti estaticamente l'un l'altro, come due dentisti
allucinati? Strappare?... Piombare?... Vi pare dunque molto divertente
inarcarvi disperatamente l'uno sull'altro per sbottigliarvi a vicenda
lo spasimo, senza mai riuscirvi?... o fissare la punta delle vostre
scarpe, come calzolai ipnotizzati?... Anima mia, porti proprio
il
numero 35?... Come sei ben calzata, mio sooogno!... Anche tuuuu!...
Tristano e Isotta che ritardano il loro spasimo per eccitare re
Marco. Contagocce dell'amore. Miniatura delle angosce sessuali.
Zucchero
filato del desiderio. Lussuria all'aria aperta. Delirium tremens.
Mani e piedi d'alcoolizzati. Mimica del coito per cinematografo.
Valzer masturbato. Pouah! Abbasso le diplomazie della pelle! Viva
la brutalità di una possessione violenta e la bella furia
di una danza muscolare esaltante e fortificante.
Tango, rullío e beccheggio di velieri che hanno gettata l'ancora
negli altifondi del cretinismo. Tango, rullío e beccheggio
di velieri inzuppati di tenerezza e di stupidità lunare. Tango,
tango, beccheggio da far vomitare. Tango, lenti e pazienti funerali
del sesso morto! Oh! non si tratta certo di religione, di morale,
né di pudore! Queste tre parole non hanno senso, per noi!
Noi gridiamo Abbasso il tango! in nome della Salute, della Forza,
della Volontà e della Virilità.
Se il tango è male, Parsifal è peggio, poiché inocula
nei danzatori barcollanti di noia e di languore una incurabile
nevrastenia musicale.
Come eviteremo Parsifal, coi suoi acquazzoni, le sue pozzanghere
e le sue inondazioni di lagrime mistiche? Parsifal è la svalutazione
sistematica della vita! Fabbrica cooperativa di tristezza e di disperazioni.
Stiramenti poco melodiosi di stomachi deboli. Cattiva digestione
e alito pesante delle vergini quarantenni. Piagnistei di vecchi preti
adiposi e costipati. Vendita all'ingrosso e al minuto di rimorsi
e di viltà eleganti per snobs. Insufficienza del sangue, debolezza
di reni, isterismo, anemia e clorosi. Genuflessione, abbrutimento
e schiacciamento dell'Uomo. Strisciare ridicolo di note vinte e ferite.
Russare d'organi ubbriachi e sdraiati nel vomito dei leitmotivs amari.
Lagrime e perle false di Maria Maddalena in décolleté,
da Maxim. Purulenza polifonica della piaga di Amfortas. Sonnolenza
piagnucolosa dei Cavalieri del Graal. Satanismo ridicolo di Kundry...
Passatismo! Passatismo! Basta!
Re e Regine dello snobismo, sappiate che dovete un'obbedienza assoluta
a noi, ai futuristi, novatori vivi! Lasciate dunque alla foia bestiale
del pubblico il cadavere di Wagner, novatore di cinquant'anni fa,
la cui opera ormai sorpassata da Debussy, da Strauss e dal nostro
futurista Pratella, non significa piú nulla! Voi ci avete
aiutati a difenderlo, quando ne aveva bisogno. Noi v'insegneremo
ad amare e a difendere qualcosa di vivo, o cari schiavi e pecore
dello snobismo.
D'altronde, voi dimenticate quest’ultimo argomento, l’unico
persuasivo per voi; amare oggi Wagner e Parsifal, che si rappresenta
dappertutto e specialmente in provincia... dare oggi dei thè-tango
come tutti i buoni borghesi di tutto il mondo, suvvia, non è piuuù chic!
Non siete dunque piú gente alla moda! Su! Presto! Lasciate
la danza molle e gli organi gementi, e seguite i futuristi! Noi abbiamo
da offrirvi altre distrazioni, molto piú eleganti... Poiché,
ve lo ripeto, Tango e Parsifal, non sono piú chic!
© Filippo Tommaso Marinetti
Lettera Circolare Futurista, 1914 |
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