Abbasso il tango
13
MAGGIO
2007

La scrittura richiede tempo; anzi: tempo piovoso. Non così la lettura, abilità più plastica, che si adatta tanto alle contorsioni delle maniglie tranviarie quanto alla cadenzata umidità della piscina tuffi. La regola ha le sue debite eccezioni: che ne sarebbe ad esempio di Hemingway senza l’aria aperta? O dei minuziosi esposti imbottigliati dal naufrago, senza l’ispirazione del tornado che ha fatto colare a picco la barca con radio e tutto? Ecco dunque perché, in questa grande aria del maggio milanese, il nostro rotocalco mensile ha preferito attenersi alle disposizioni meteorologiche piuttosto che alla buona letteratura. Languidamente accartocciato tra le violette del principale parco cittadino e stimolato dalle ritmiche pallonate dei piedi storti ivi convenuti, il nostro contributor Marco Castellani ha sfogliato per noi archivi e repertori, alla ricerca di un articolo sul tango già bell’e pronto e però ancora sconosciuto ai nostri informati lettori. Dalla fonte meno propizia - il catalogo della libreria antiquaria Bidonville - la credulità tolemaica di Castellani ha finito per acquisire a Euro 12 la ristampa anastatica di un testo che Filippo Tommaso Marinetti scrisse nel 1914, intitolandolo “Abbasso il Tango e Parsifal”. Tra i molti proclami che il “cretino fosforescente”, come lo chiamava D’Annunzio, diramò e che così ragionevolmente i posteri disattesero, questo sul tango è tra i più energici. Evidentemente Marinetti, che era un provetto ballerino di cake-walk, ne faceva una questione di concorrenza sleale. Ripetiamo: era il 1914! Le effemeridi tanguere segnalano in quell’anno la nascita di Anìbal Troilo e la prima lezione di violino del novenne Osvaldo Pugliese, Borges aveva quindici anni e Cortazar zero. Nello stesso giorno di Troilo, il 9 luglio, festa nazionale in Argentina, nasceva dall’unione del signor Rebesco con l’india brasiliana dal telescopico nome di Tertullina Telespass De Sosa, la piccola Hermes, futura nonna di Mariachiara Michieli. Quanto questo abbia a che fare con il più bel tango di tutti i tempi ve lo racconteremo un’altra volta, quando piove. Per adesso, vogliate gustarvi le pallonate di un milonguero ante litteram.

Un anno fa, io rispondevo ad una inchiesta del «Gil Blas» denunciando i veleni rammollenti del tango. Questo dondolìo epidemico si diffonde a poco a poco nel mondo intero, e minaccia di imputridire tutte le razze, gelatinizzandole. Perciò noi ci vediamo ancora una volta costretti a scagliarci contro l'imbecillità della moda e a sviare la corrente pecorile dello snobismo. Monotonia di anche romantiche, fra il lampeggìo delle occhiate e dei pugnali spagnuoli di De Musset, Hugo e Gautier. Industrializzazione di Baudelaire, Fleurs du mal ondeggianti nelle taverne di Jean Lorrain, per «voyeurs» impotenti alla Huysmans e per invertiti alla Oscar Wilde. Ultimi sforzi maniaci di un romanticismo sentimentale decadente e paralitico verso la Donna Fatale di cartapesta. Goffaggine dei tango inglesi e tedeschi, desiderî e spasimi meccanizzati da ossa e da fracs che non possono esternare la loro sensibilità. Plagio dei tango parigini, e italiani, coppie-molluschi, felinità selvaggia della razza argentina, stupidamente addomesticata, morfinizzata, e incipriata. Possedere una donna, non è strofinarsi contro di essa, ma penetrarla.
— Barbaro!
Un ginocchio fra le cosce? Eh via! ce ne vogliono due!
— Barbaro!
Ebbene, sí, siamo barbari! Abbasso il tango e i suoi cadenzati deliqui. Vi pare dunque molto divertente guardarvi l'un l'altro nella bocca e curarvi i denti estaticamente l'un l'altro, come due dentisti allucinati? Strappare?... Piombare?... Vi pare dunque molto divertente inarcarvi disperatamente l'uno sull'altro per sbottigliarvi a vicenda lo spasimo, senza mai riuscirvi?... o fissare la punta delle vostre scarpe, come calzolai ipnotizzati?... Anima mia, porti proprio il numero 35?... Come sei ben calzata, mio sooogno!... Anche tuuuu!...
Tristano e Isotta che ritardano il loro spasimo per eccitare re Marco. Contagocce dell'amore. Miniatura delle angosce sessuali. Zucchero filato del desiderio. Lussuria all'aria aperta. Delirium tremens. Mani e piedi d'alcoolizzati. Mimica del coito per cinematografo. Valzer masturbato. Pouah! Abbasso le diplomazie della pelle! Viva la brutalità di una possessione violenta e la bella furia di una danza muscolare esaltante e fortificante.
Tango, rullío e beccheggio di velieri che hanno gettata l'ancora negli altifondi del cretinismo. Tango, rullío e beccheggio di velieri inzuppati di tenerezza e di stupidità lunare. Tango, tango, beccheggio da far vomitare. Tango, lenti e pazienti funerali del sesso morto! Oh! non si tratta certo di religione, di morale, né di pudore! Queste tre parole non hanno senso, per noi! Noi gridiamo Abbasso il tango! in nome della Salute, della Forza, della Volontà e della Virilità.
Se il tango è male, Parsifal è peggio, poiché inocula nei danzatori barcollanti di noia e di languore una incurabile nevrastenia musicale.
Come eviteremo Parsifal, coi suoi acquazzoni, le sue pozzanghere e le sue inondazioni di lagrime mistiche? Parsifal è la svalutazione sistematica della vita! Fabbrica cooperativa di tristezza e di disperazioni. Stiramenti poco melodiosi di stomachi deboli. Cattiva digestione e alito pesante delle vergini quarantenni. Piagnistei di vecchi preti adiposi e costipati. Vendita all'ingrosso e al minuto di rimorsi e di viltà eleganti per snobs. Insufficienza del sangue, debolezza di reni, isterismo, anemia e clorosi. Genuflessione, abbrutimento e schiacciamento dell'Uomo. Strisciare ridicolo di note vinte e ferite. Russare d'organi ubbriachi e sdraiati nel vomito dei leitmotivs amari. Lagrime e perle false di Maria Maddalena in décolleté, da Maxim. Purulenza polifonica della piaga di Amfortas. Sonnolenza piagnucolosa dei Cavalieri del Graal. Satanismo ridicolo di Kundry... Passatismo! Passatismo! Basta!
Re e Regine dello snobismo, sappiate che dovete un'obbedienza assoluta a noi, ai futuristi, novatori vivi! Lasciate dunque alla foia bestiale del pubblico il cadavere di Wagner, novatore di cinquant'anni fa, la cui opera ormai sorpassata da Debussy, da Strauss e dal nostro futurista Pratella, non significa piú nulla! Voi ci avete aiutati a difenderlo, quando ne aveva bisogno. Noi v'insegneremo ad amare e a difendere qualcosa di vivo, o cari schiavi e pecore dello snobismo.
D'altronde, voi dimenticate quest’ultimo argomento, l’unico persuasivo per voi; amare oggi Wagner e Parsifal, che si rappresenta dappertutto e specialmente in provincia... dare oggi dei thè-tango come tutti i buoni borghesi di tutto il mondo, suvvia, non è piuuù chic!
Non siete dunque piú gente alla moda! Su! Presto! Lasciate la danza molle e gli organi gementi, e seguite i futuristi! Noi abbiamo da offrirvi altre distrazioni, molto piú eleganti... Poiché, ve lo ripeto, Tango e Parsifal, non sono piú chic!

© Filippo Tommaso Marinetti
Lettera Circolare Futurista, 1914

 

Un commento di Irene Brin...
 
Negli anni 30, la venuta in Europa di Eduardo Blanco, segnò una ripresa del Tango. Il senatore Borletti e la sua famiglia, avevano imparato il Tango da Pichetti: un Tango corretto, da potersi mostrare anche ai Cardinali. I genitori, i mariti, le riviste illustrate che il walzer aveva ammansito, facendoli partecipi di gioie accessibili e caste, ritrovarono parole di fuoco contro queste manifestazioni disordinate, inconseguenti e incivili. Ancora una volta, videro un segno dei terribili tempi nel nuovo e furente costume. Ma c’era sempre qualcuno a rammentare che Parigi era stata così, nel 1913, nel 1914, che si era già applaudito Le Dernier Tango, così come ora si applaudiva la danza assassina lanciata da Jean Gabin.  

... e uno di Guido Ceronetti
 

Una danza che in un secolo senza amore tocca il suo apogeo di struggimento sentimentale assoluto. La coppia umana che si muove cerimoniosamente e con decisione verso la suprema ratificazione del coito, gonfia di passione covata e apparendo in ogni figura, pur senza esibire allacciamenti prolungati, come un solo essere. Il tango ci dà la certezza che la coppia umana esclusivamente di amanti, di amanti senza famiglia, è iscritta nell'esistenza, che il suo modello ideale preesiste a tutto e che in questa terra tale idea si è fatta, tra abissi di solitudine e di dolore, carne - carne che canta, singhiozza e vola.

 

 

 

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