Altre capitali

15
APRILE
2007

Le feste pasquali non hanno per nulla ritardato, se non del classico mesetto, la messa in linea del nuovo numero della Tangueros Quarterly Review. La rivista è questa volta dedicata alle altre capitali del tango, sempre ammesso che Buenos Aires continui ad esserne la principale, il che non è affatto scontato. Ricordiamo ai nostri permissivi abbonati che l’accesso alla TQR è come sempre libero e gratuito.
Questi sono gli articoli ivi contenuti:

Illuminismo del tango teatrale di Marco Castellani
Molti lettori ci hanno chiesto di dire qualcosa di efferato sulla recrudescenza degli show di tango nei nostri bei teatri italiani. Ebbene, eccoli accontentati. Preparatevi, perché è una bella pappardella. Il suo autore, Marco Castellani, è uno del mestiere: sono 25 anni che si è buttato nel tango con una pietra al collo, ne ha visto tutti gli spettacoli significativi e si muove senza tentoni perfino su questi palcoscenici così poco illuminati. Castellani, come vedrete, confonde abilmente termini elettrotecnici e concetti filosofici, e solo verso la fine sembra trovare un’opinione per le sue parole. Ovviamente l’opinione non è sua, ma di Lele Luzzatti, il che permette anche a questa poca rivista, che pur non avrebbe i titoli per farlo, di ricordare il grande uomo di teatro uscito di scena lo scorso gennaio. Ed è questa sua geniale intuizione, a proposito di luci, bestie buone e scarabocchi, a rischiarare in extremis la faticosa dissertazione del nostro collaboratore.

Carlitos di Osvaldo Soriano
Noioso come un ascensore senza specchio, come un incidente stradale tra tartarughe, come la tabellina dell'uno: il dibattito sulla stiracchiata nazionalità di Carlos Gardel è ormai diventata un'analogia stabile nel repertorio delle arguzie bonaerensi. Meno male che ad occuparsene stavolta è il grande Osvaldo Soriano che, da buon argentino a Parigi, vede la questione con il disincanto dell'esiliato.

Critica della coppia di Alejandro Lipcovich
Lo studioso Remi Hess, allievo di Henri Lefebvre e ordinario all'Università di Parigi VIII, non si occupa solo di sociologia della vita quotidiana, ma estende le sue fulminanti analisi anche al ballo di coppia, in particolare valzer e tango. Qualche anno fa è venuto a Buenos Aires per dare un'occhiata a quella danza che tanto accuratamente ci aveva descritto nei suoi libri. Ne ha subito approfittato Alejandro Lipcovich per fargli qualche domanda. Ci sono delle cose che non sembrano troppo intelligenti nemmeno tradotte dal francese. Del resto, questo è ciò che passa il nostro bel convento del tango: mancanza di tatto storico e psicologia da pianerottoli a granel.

Falucho Burgos nella Parigi di Juan Sasturain
A nostro sindacabilissimo giudizio, Juan Sasturain è il miglior erede di quella tipica tradizione argentina del letterato popolare, tanto impermeabile a dottrine e accademie quanto particolarmente versato nella nostra pirotecnica parlata stradale. Nella recente estate australe, Sasturain è venuto pubblicando su Pagina/12 una serie di "Scritti sulla sabbia". In questo che qui presentiamo, ci narra la storia di un salsero che negli anni '60 cominciò la sua carriera in una confetteria di Mar del Plata chiamata Parigi.

La musica della vita di José Pablo Feinmann
La musica è sempre stata per me tutto il contrario di un amore corrisposto. Per non parlare poi della letteratura, del tango, e già che ci siamo, delle ragazze. Posso quindi capire l'entusiasmo corpulento che José Pablo Feinmann riversa sui veri musicisti. Nell'articolo che qui pubblichiamo nella traduzione del nostro Locatelli, lo scrittore ci parla degli egregi pianisti che non riusciremo mai a diventare.

La banca del Maghreb di Franco Fortini
Vada il mondo contro un quercia! Quante volte avremo pronunciato in cuor nostro questo augurio toscano degno di Cecco Angiolieri. Eppure troviamo sempre un antidoto, o forse un alibi, alla rabbia e all'impotenza che ci colgono ogni volta che ci dimentichiamo della nostra dimenticanza. Leggiamo, allora, cosa scriveva Franco Fortini nel 1991, subito dopo la guerra del Golfo.

Agosto y final di Marco Castellani
"Ora che Luis non c'è più, il vuoto che lascia riesce facile alla penna". Così Marco Castellani, che di Luis Rizzo è stato amico e compagno di lizza ai tempi eroici in cui il tango in Italia era un "qualcosa" tra Piazzolla e il liscio, conclude il suo ritratto del grande chitarrista e compositore scomparso lo scorso 26 febbraio a Parigi. Nel suo scritto, Castellani ripercorre per intero la storia di Luis, sbalzandola a colpi di pirografo dallo sfondo buio, ma a tratti esaltante, di questo ultimo mezzo secolo.

 

Gli angeli notturni di Buenos Aires
 

Il grande chitarrista e compositore Luis Rizzo se ne è andato alla chetichella lo scorso 26 febbraio a Parigi. Marco Castellani lo ricorda a fondo nell’ultimo numero della TQR, ma anche noi vorremmo salutarlo perché era uno dei pochi artisti che hanno fatto del tango moderno una musica degna di essere vissuta. E lo facciamo pubblicando quanto lo stesso Castellani scrisse nel 1998 per introdurre Opustango, il suo ultimo cd italiano. Questo e gli altri dischi sono disponibili presso la Materiali Sonori, www.matson.it

Buenos Aires ha generato nel corso di cento anni di tango una non modica quantità di artisti emblematici: geni quali Eduardo Arolas, Anìbal Troilo, Alfredo Gobbi, Roberto Goyeneche o Homero Exposito, per non citarne che alcuni, hanno non solo cantato il “corpo elettrico” della grande città, ma anche vissuto fino alle estreme conseguenze quanto la negra musa d’asfalto del tango prescriveva loro. Angeli notturni dall’anima piena di rughe, appassionati e fragili, talora confortati da additivi chimici o domestici liquori, hanno saputo incarnare come nessun altro la poesia e la cinica dolcezza della musica acustica più metropolitana del mondo. Tutti appartenevano a Buenos Aires, difficilmente si allontanavano dall’Avenida Corrientes e di sicuro non videro mai, come potrebbero scrivere gli acclamati analfabeti da bestseller delle nostre elementari, una gallina girare cruda per la strada. Nessun Pantheon è stato edificato per questi tangueros: la loro Hall of Fame è situata nel sentimento popolare di Buenos Aires. Il pianista e compositore Osvaldo Manzi è uno di costoro. Pur avendo militato per molti anni nei gruppi di Astor Piazzolla non è molto noto al grande pubblico. Oltretutto la vita agra ed un estremistico perfezionismo gli hanno impedito di incidere le sue bellissime composizioni. Con questo disco, Luis Rizzo (che fece parte del Trio di Osvaldo Manzi negli anni Sessanta) rende omaggio a uno dei suoi maestri attraverso la Suite Imagenes Porteñas, a lui dedicata, e un originale arrangiamento di Simple, il suo brano più conosciuto. Nello stesso tempo Retorno è un ulteriore tassello di quella mappa del cuore di Buenos Aires, in scala 1:1, che Rizzo viene delineando con amore e nostalgia già da diversi anni.

 

 

 

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