Le Muse a Buenos Aires
07
dicembre
2006

Anche il 2006 volge al termine e purtroppo dobbiamo constatare che, nonostante i regolamentari propositi formulati in gennaio, nemmeno quest’anno le Muse si sono degnate di visitare i malintenzionati. Abbiamo perciò pensato di fare noi una capatina nel Parnaso porteño e di dedicare l’intero n.12 della Tangueros Quarterly Review a quelle - i lettori sapranno comprendere e scusare in anticipo l’affettuosa parola del gergo teatrale - baldracche che continuano a ignorarci.
Ecco dunque i titoli e i contenuti della nostra strenna natalizia, da oggi liberamente e gratuitamente consultabile on-line nel sito www.thetqr.org, nelle due consuete versioni Italiana e Internazionale. Buona lettura e affettuosi, ma non gergali, auguri a tutti.

La nuova arte della conferenza di Julio Cortazar
La prima Musa che incontriamo nella nostra arrampicata è colei che più ha reso noti noi argentini nel mondo: la Musa Orale. La nostra parlata, tutti ce lo riconoscono, ma noi per primi, è scintillante, arguta, precisissima, di molte vibrazioni per il sociolinguista. Conversare è per noi un'attività lenta e confortevole come un treno di pendolari; discutere, un piacere da eleganti spadaccini. Abbiamo fatto della chiacchiera, del birignao, della gnàgnera, insomma della nostra parlantina, una delle Belle Arti. In questo scritto Julio Cortazar applica all'Honduras il nostro modo spettacolare di menare l'arrosto - una tecnica che, a dominarla prima, ci sarebbe venuta buona quando ci interrogavano su Hegel - e, allo stesso tempo, mette alla berlina il continuo affilare di coltelli di una metodologia che da un pezzo non ha più niente da tagliare.

L’arte dell’impostura di Alejandro Dolina
Uno dei vantaggi dell'età, diceva Fortini, è quello di conoscere i precedenti. Chi frequenta il tango da pochi anni, che è poi la maggioranza, e di conseguenza conosce di Buenos Aires solo il tango-business, nemmeno immagina come fosse dolce, ospitale e soprattutto sincero il nostro ambiente prima che iniziasse la grande svendita. Una cosa è spingere europei e americani verso il tango, e un'altra, forse più facile e certamente più redditizia, spingere il tango verso europei e americani. Alejandro Dolina scrisse queste righe, in cui sembra presentire il circo sgangherato che di lì a poco sarebbe stato messo in piedi, giusto nel momento del passaggio alla democrazia, quando il tango era ancora passione, felicità e poesia fatta da tutti.

L’arte dell’autobiografia di Macedonio Fernandez
Il tango, com'è noto, è un esercito di tutti generali in cui non ci sono soldati semplici. E anche i pochissimi caporali che, bontà loro, scendono momentaneamente nell'agone tanguero per servire interessi superiori, prima o poi si metteranno in proprio e dichiareranno di aver vinto la guerra da soli. Ora come può l'utente medio o l'aspirante ballerino di tango orientarsi in questo guazzabuglio di blasonati, in questo rumoroso medagliaio di fenomeni? Semplice: legge il loro curriculum. Ed è qui che interviene la Musa Macedonia, la Musa apologetica che presiede alla creazione delle autobiografie vantaggiose: con una autobiografia ben fatta, disinibita e abilmente calibrata a misura di candidato, il neo asso di briscola può finalmente essere uno smagliante sé stesso e dismettere una buona volta i panni che lo facevano assomigliare, come diceva Bioy Casares, a uno sconosciuto visto da dietro.

L’arte di perdere di Juan Sasturain
Borges, che i suoi compatrioti li conosceva bene, diceva già negli anni 20 che un argentino riduce ogni conflitto sociale, ogni controversia di carattere generale ad una questione personale in cui l'unica cosa che conta è vincere o almeno non venire ridicolizzato. Con l'andare del tempo però, e soprattutto con questa mania che ha la realtà di farsi strada a gomitate attraverso le illusioni, abbiamo dovuto accettare la circostanza, troppe volte soddisfatta, di non trionfare neanche un po’. Per i pesci piccoli, diceva invece Brecht, ci sono casi in cui la sconfitta è già un guadagno. Pesci piccoli come il grande detective Robledo, eroe di tutti noi che cerchiamo di perdere con stile, qui impegnato nella caccia a un pesce enorme.

L’arte dell’incontro di Alejandro Agresti
La vita, dicono i nostri vicini a nord del Rio Grande do Sul, è l'arte dell'incontro. Dunque c'è una Musa che regola il via vai - per quel che ci riguarda, soprattutto il vai. E' lei che invochiamo quando il nostro compagno di tango ci abbandona, ed è sempre lei che preghiamo affinchè gli faccia incontrare una come questa qua. Per la rubrica Milonghe per un anno ritorna il porteñisimo, nonostante lavori oggi per la Disney, Alejandro Agresti, con un lungo racconto di cui pubblichiamo la prima parte; la seconda, con finale a sorpresa, nel prossimo TQR.

Arte di coppia di Mariano Kairuz
Ai lettori più affezionati non sarà necessario spiegare la ragione di questa nostra intermittente attenzione per il wrestling. Fatte salve le differenze di professionismo e dedizione personale, tutte a favore della lotta, molte sono le somiglianze tra il wrestling e il cosidetto tango-show: per malmenarsi come per ballare bisogna essere minimo in due, le ecchimosi post-performance sono le stesse, gli stessi sono i costumi demenziali, gli urli e gli effettacci sono pressoché identici, perfino i nomi d'arte hanno curiose consonanze, vedi ad esempio Terminator, Tomba Etrusca e lo Scimmione, che sono milongueros molto noti nell'ambiente e non gladiatori assetati di sangue. Ecco perché pubblichiamo con piacere la recensione di un libro che illustra la contusa vita di Josè Ricardo Gattone, un vero precursore del free-style, per chiunque intenda ricalcarne i passi e le pacche, sul ring come sulla pista del Tangodromo di Saavedra.

Minima Tangalia di Tj Locatelli, El Moplo e MC Ningùn Bobby
Tra il 1944 e il 1948, il filosofo Theodor Wiesengrund Adorno, che al gatto di Cortazar era legato da una curiosa omonimia, scrisse "Minima Moralia - Meditazioni della vita offesa", un'opera fondamentale per molte generazioni di resistenti. Sessant'anni più tardi, questa rivista ha messo al lavoro la sua think-tank - il che dovrebbe darvi un'idea della rivista - per circoscrivere quelle meditazioni a un campo d'azione più modesto, ma non per questo meno offeso. Se dovete scegliervi un avversario, scriveva Nietzsche, sceglietevi un vero drago: altrimenti, più che cavalieri, vi crederanno cacciatori di lucertole. Siamo dunque orgogliosi di presentare ai nostri molto resistenti lettori il risultato dello studio delle ferite: in soli sei mesi di lavoro, e senza scopiazzare più del solito, i nostri predatori di minuscoli sauri hanno dato alla luce questi primi epigrammi dei Tangalia, che stanno ai nobili Moralia come i Tres Chiflados stanno al grande Theodor.

La lingua batte dove il niente duole di Jean Fajean
Un’introduzione al tango che si dice nuevo

Tanguisti su Marte di Tj Locatelli
L’electrotango prima che passi di moda

Nuovi difetti per ballerini di tango di El Moplo
Cosa c’è di nuovo, o di tango, nel tango nuevo?

Parva licet di MC Ningùn Bobby
I maestri di tango secondo Damon Runyon

 

 

Affari Italiani
 

Sotto questo nome borsistico, che richiama il motto della succursale milanese della Filo Sganga Corporation, si nasconde invece un quotidiano telematico di interessi meno interessati. Costume, società, cronaca: niente di quanto si produce nella così detta realtà sembra sfuggire ai redattori di Affari Italiani, nemmeno il paradossale successo del tango argentino in Italia. Nonostante la sua dichiarata contrarietà alla spesso approssimativa divulgazione di un’arte profonda come il tango, che dall’ombra, o dalla penombra, avrebbe tutto da guadagnare, Mariachiara Michieli è stata intervistata dalla giornalista Sara Genova. Se volete leggere le risposte, e le ancor più curiose domande, non dovete far altro che visitare questo sito:
http://canali.libero.it/affaritaliani/tangomichieli.html

 

 

 

©opyleft thetqr.org