Anche il 2006 volge al termine e
purtroppo dobbiamo constatare che, nonostante i regolamentari propositi
formulati in gennaio, nemmeno
quest’anno le Muse si sono degnate di visitare i malintenzionati.
Abbiamo perciò pensato di fare noi una capatina nel Parnaso
porteño e di dedicare l’intero n.12 della Tangueros
Quarterly Review a quelle - i lettori sapranno comprendere e scusare
in anticipo l’affettuosa parola del gergo teatrale - baldracche
che continuano a ignorarci.
Ecco dunque i titoli e i contenuti della nostra strenna natalizia,
da oggi liberamente e gratuitamente consultabile on-line nel sito
www.thetqr.org, nelle due consuete versioni Italiana e Internazionale.
Buona lettura e affettuosi, ma non gergali, auguri a tutti.
La nuova
arte della conferenza di Julio Cortazar
La prima Musa che incontriamo nella nostra arrampicata è colei
che più ha reso noti noi argentini nel mondo: la Musa Orale.
La nostra parlata, tutti ce lo riconoscono, ma noi per primi, è scintillante,
arguta, precisissima, di molte vibrazioni per il sociolinguista.
Conversare è per noi un'attività lenta e confortevole
come un treno di pendolari; discutere, un piacere da eleganti spadaccini.
Abbiamo fatto della chiacchiera, del birignao, della gnàgnera,
insomma della nostra parlantina, una delle Belle Arti. In questo
scritto Julio Cortazar applica all'Honduras il nostro modo spettacolare
di menare l'arrosto - una tecnica che, a dominarla prima, ci sarebbe
venuta buona quando ci interrogavano su Hegel - e, allo stesso
tempo, mette alla berlina il continuo affilare di coltelli di una
metodologia
che da un pezzo non ha più niente da tagliare.
L’arte
dell’impostura di Alejandro Dolina
Uno dei vantaggi dell'età, diceva Fortini, è quello
di conoscere i precedenti. Chi frequenta il tango da pochi anni,
che è poi la maggioranza, e di conseguenza conosce di Buenos
Aires solo il tango-business, nemmeno immagina come fosse dolce,
ospitale e soprattutto sincero il nostro ambiente prima che iniziasse
la grande svendita. Una cosa è spingere europei e americani
verso il tango, e un'altra, forse più facile e certamente
più redditizia, spingere il tango verso europei e americani.
Alejandro Dolina scrisse queste righe, in cui sembra presentire
il circo sgangherato che di lì a poco sarebbe stato messo
in piedi, giusto nel momento del passaggio alla democrazia, quando
il
tango era ancora passione, felicità e poesia fatta da tutti.
L’arte
dell’autobiografia di Macedonio Fernandez
Il tango, com'è noto, è un esercito di tutti generali
in cui non ci sono soldati semplici. E anche i pochissimi caporali
che, bontà loro, scendono momentaneamente nell'agone tanguero
per servire interessi superiori, prima o poi si metteranno in proprio
e dichiareranno di aver vinto la guerra da soli. Ora come può l'utente
medio o l'aspirante ballerino di tango orientarsi in questo guazzabuglio
di blasonati, in questo rumoroso medagliaio di fenomeni? Semplice:
legge il loro curriculum. Ed è qui che interviene la Musa
Macedonia, la Musa apologetica che presiede alla creazione delle
autobiografie vantaggiose: con una autobiografia ben fatta, disinibita
e abilmente calibrata a misura di candidato, il neo asso di briscola
può finalmente essere uno smagliante sé stesso e
dismettere una buona volta i panni che lo facevano assomigliare,
come diceva
Bioy Casares, a uno sconosciuto visto da dietro.
L’arte di
perdere di Juan Sasturain
Borges, che i suoi compatrioti li conosceva bene, diceva già negli
anni 20 che un argentino riduce ogni conflitto sociale, ogni controversia
di carattere generale ad una questione personale in cui l'unica
cosa che conta è vincere o almeno non venire ridicolizzato.
Con l'andare del tempo però, e soprattutto con questa mania
che ha la realtà di farsi strada a gomitate attraverso le
illusioni, abbiamo dovuto accettare la circostanza, troppe volte
soddisfatta,
di non trionfare neanche un po’. Per i pesci piccoli, diceva
invece Brecht, ci sono casi in cui la sconfitta è già un
guadagno. Pesci piccoli come il grande detective Robledo, eroe
di tutti noi che cerchiamo di perdere con stile, qui impegnato
nella
caccia a un pesce enorme.
L’arte dell’incontro di Alejandro
Agresti
La vita, dicono i nostri vicini a nord del Rio Grande do Sul, è l'arte
dell'incontro. Dunque c'è una Musa che regola il via vai
- per quel che ci riguarda, soprattutto il vai. E' lei che invochiamo
quando il nostro compagno di tango ci abbandona, ed è sempre
lei che preghiamo affinchè gli faccia incontrare una come
questa qua. Per la rubrica Milonghe per un anno ritorna il porteñisimo,
nonostante lavori oggi per la Disney, Alejandro Agresti, con un
lungo racconto di cui pubblichiamo la prima parte; la seconda,
con finale
a sorpresa, nel prossimo TQR.
Arte di coppia di Mariano Kairuz
Ai lettori più affezionati non sarà necessario spiegare
la ragione di questa nostra intermittente attenzione per il wrestling.
Fatte salve le differenze di professionismo e dedizione personale,
tutte a favore della lotta, molte sono le somiglianze tra il wrestling
e il cosidetto tango-show: per malmenarsi come per ballare bisogna
essere minimo in due, le ecchimosi post-performance sono le stesse,
gli stessi sono i costumi demenziali, gli urli e gli effettacci
sono pressoché identici, perfino i nomi d'arte hanno curiose
consonanze, vedi ad esempio Terminator, Tomba Etrusca e lo Scimmione,
che sono
milongueros molto noti nell'ambiente e non gladiatori assetati
di sangue. Ecco perché pubblichiamo con piacere la recensione
di un libro che illustra la contusa vita di Josè Ricardo
Gattone, un vero precursore del free-style, per chiunque intenda
ricalcarne
i passi e le pacche, sul ring come sulla pista del Tangodromo di
Saavedra.
Minima Tangalia di Tj Locatelli, El Moplo e MC Ningùn
Bobby
Tra il 1944 e il 1948, il filosofo Theodor Wiesengrund Adorno,
che al gatto di Cortazar era legato da una curiosa omonimia, scrisse "Minima
Moralia - Meditazioni della vita offesa", un'opera fondamentale
per molte generazioni di resistenti. Sessant'anni più tardi,
questa rivista ha messo al lavoro la sua think-tank - il che dovrebbe
darvi un'idea della rivista - per circoscrivere quelle meditazioni
a un campo d'azione più modesto, ma non per questo meno
offeso. Se dovete scegliervi un avversario, scriveva Nietzsche,
sceglietevi
un vero drago: altrimenti, più che cavalieri, vi crederanno
cacciatori di lucertole. Siamo dunque orgogliosi di presentare
ai nostri molto resistenti lettori il risultato dello studio delle
ferite:
in soli sei mesi di lavoro, e senza scopiazzare più del
solito, i nostri predatori di minuscoli sauri hanno dato alla luce
questi
primi epigrammi dei Tangalia, che stanno ai nobili Moralia come
i Tres Chiflados stanno al grande Theodor.
La lingua batte dove
il niente duole di Jean Fajean
Un’introduzione al tango che si dice nuevo
Tanguisti su Marte di Tj Locatelli
L’electrotango prima che passi di moda
Nuovi difetti per ballerini
di tango di El Moplo
Cosa c’è di nuovo, o di tango, nel tango nuevo?
Parva
licet di MC Ningùn Bobby
I maestri di tango secondo Damon Runyon
|
|