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Tangueros Monthly Newsletter |
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Sostiene Petròleo
Carlos Alberto Estévez, soprannominato Petròleo per via della sua indulgenza verso la bibita che lo portava a ballare sempre “galleggiando”, è nato nel 1912 nel barrio di Villa Devoto a Buenos Aires. Ha iniziato a ballare il Tango nel 1928 e ha smesso nel 1988 per una malattia alle ginocchia. Come George Best, ha speso buona parte del suo denaro in whisky, scommesse sui cavalli, donne e ballo. Il resto l’ha sprecato. Un certo Navarro è stato il suo maestro, nell’epoca avventurosa in cui, tanto per darvi un’idea, era appena stato inventato l’incrocio della donna, allora detto sobrepaso, e si era soliti organizzare balli a beneficio di colleghi momentaneamente carcerati. C’erano anche feste di Tango che duravano una settimana, come quella leggendaria a Parque Patricios in onore della Parda Lucia e di Nicolàs El Buchòn, in occasione della quale si ballò per sette giorni e sette notti su un telone molto simile a quelli che coprono i vagoni ferroviari, ma che invece era stato trafugato da uno scalo merci e poi opportunamente incerato. Petròleo era un creatore: ha inventato come minimo il cambio di postura per l’entrata in giro e il boleo. Se sottoposto ad adeguate pressioni, ammetteva anche la paternità del contrafrente e del giro per intero, o almeno dei suoi primi 270 gradi. Il ballerino che più ammirava era Mendieta, e per la musica di D’Arienzo il vasco Orradre; il Cachafaz era per lui bravo, ma non abbastanza da scriverne a casa, e Gardel un baule intonato. D’altronde si sa che “quien canta no baila”. Petròleo faceva parte, insieme a Lavandina, Milonguita, Finito, Marquez, Tin e alcuni altri, di quell’Ateneo Notturno che negli anni 40 ha creato tutte le parole del Tango moderno. Antonio Todaro ne ha in seguito definito Sintassi e Frasario Essenziale, e il corpo vivo della milonga, per oltre mezzo secolo, ne ha custodito il segreto. Insomma, sessanta anni di Tango e una pista di grosso modo due equatori non sono passati invano sotto le scarpe di vernice con stringhe di seta di Petròleo. Ma la sua importanza non è solo questa: seppur intralciato dalle incombenze dell’impiego in banca, il Licensiado Estèvez ha giornalmente redatto le sue riflessioni sul Tango, sulla sua storia e il suo futuro. Molti dei giovani ballerini che sul finire degli anni 80 si sono avvicinati per primi ai vecchi milongueros, parlo ad esempio di Miguel Angel Zotto, Milena Plebs, Alejandro Aquino, Mariachiara Michieli, Vanina Bilous, Pablo Veron, conoscono a memoria, e forse ancora conservano in copia su carta intestata del Banco Naciòn ”Yo quiero un Tango Nuevo”, vero e proprio manifesto sulla necessità artistica del continuo superamento. Per lui, la così detta tradizione non è nient’altro che questo: una serie incessante di trasformazioni “dell’essenza”, una sfilza di successivi tanghi nuovi. E’ vero che la danza, non solo il Tango, ma tutta la danza, è arte intraducibile, che vive un solo momento e brucia senza lasciare scorie. Ma nel Tango le scorie, anche se esistessero, le poche fotografie, i rari filmati o i disegni di piedini che “fanno” Dinzel, sarebbero del tutto superflue: il vuoto documentale non ha mai impedito a nessuno di scrivere una storia del Tango e nemmeno di argomentare le meticolose teorie che, ça va sans dire, riguardano soprattutto il Tango di oggi. Ecco perché la lettura del memoriale di Petròleo, per chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo e di subirne la moral suasion a base di scoppiettanti romanzine, è diventata imprescindibile.
Quella che qui pubblichiamo è una breve sinossi della sua Evoluzione del Tango Danza.
Petròleo, uno che c’era, dixit.© El Moplo, 2005
trad. Marco Castellani1880 prima tappa - data di nascita del Tango Danza. La coreografia è primitiva, l’uomo e la donna si allacciano fino a formare un unico corpo. Stretti insieme camminano in avanti e indietro, seguendo il compàs (ritmo).
1889 seconda tappa - si è ancora dominati dalla sensualità, per questo la toma (l’abbraccio) è sempre corpo a corpo. Continua a essere un pretesto per avvicinarsi, per stare uniti. Il Tango che sta nascendo si danza nei postriboli, Bailetines de la Ribera (balli vicino al Riachuelo), in alcune case di cattiva reputazione o nelle romerias (bordelli) dei quartieri alti. In questo periodo si diffonde la milonga in città, all’inizio per burlarsi dei negri. Ci si fa beffe della gente di colore imitando il loro modo di abbracciarsi e la loro postura.
1900 terza tappa - el orillero (chi vive ai margini) è il protagonista. Questo personaggio dei sobborghi di Buenos Aires vive quasi permanentemente nei postriboli o si stabilisce nelle casitas (luoghi diretti da una donna, dove si balla il tango, con un pianista che vive di mance e ragazze per ballare e per altri lavoretti). L’orillero prende tutti gli elementi ballabili creati fino ad allora, li corregge, li maschera e inventa movimenti nuovi ed originali. Crea una forma concreta di tango ballato, inventando cioè delle sequenze coreografiche in accordo con la musica e separando il sesso dalla danza.
1920 quarta tappa - il tango è già strutturato. La toma è con il braccio sinistro sopra la testa. C’è sovrabbondanza di movimenti: corridas, medias lunas, quebradas, ochos, cortes, sentadas. Il ritmo è in 2/4, si balla sempre molto attaccati.
1925 quinta tappa - una nuova postura per l’abbraccio: si uniscono i torsi dell’uomo e della donna e si separano le gambe, formando un angolo di 35°, affinché ci sia più spazio per fare una maggiore quantità di arabeschi e figure.
1930 sesta tappa - i ballerini cambiano ancora la postura. Si modifica il compàs, si danza a ritmo 4/4, i passi sono più lunghi si crea il sobrepaso (incrocio del piede sinistro sopra il destro) della donna, si cammina (si danza la base/salida con l’incrocio della donna ad un tempo più lento e trattenuto rispetto a prima), il braccio sinistro del ballerino è all’altezza delle spalle.
1940 ultima tappa - la danza si avvicina alla perfezione. Si balla a ritmo 4/4, la posizione corretta della toma è con il braccio sinistro dell’uomo e il destro della ballerina all’altezza delle spalle. Si cammina fraseando el tango (si comincia ballare seguendo anche la melodia, il tempo in rubato ecc.), si creano il giro a destra e a sinistra, doppio e triplo, gli arrastres, le picadas, i voleos, i ganchos, i traspiés ed altri movimenti tuttora vigenti che seppelliscono definitivamente il tango sorpassato.
Cominciano a proliferare le “Accademie di Tango” nei clubs di quartiere: Rosas de Abril, Nelson, Federal, Papelera, ecc. I personaggi gloriosi del tango ballato di una volta entrano nell’oblio e ne sorgono dei nuovi: El Turquito Curi, la miglior camminata; Rafael, il principe della raspada; El Rusito Mario, il tango da sala; Cacho Lavandina, il ballerino numero uno, inventore dei giros in tutte le sue forme; Firpito che fa arabeschi con il vecchio tango; Arena, compagno del Bailarin Imposible; Piazza che impazzisce con le sue acrobazie; Finito, che crea gli adornos.
Sono Accademie di uomini, vivai di futuri ballerini, partecipano tutti coloro che sentono una passione per il tango; fluttua in questo ambiente un’aria di superamento e innovazione, dato che i movimenti creati ieri sono vecchi oggi, per il solo fatto di averli realizzati.
Così a grandi passi si viene a creare la nuova coreografia tanguera che regna fino ai giorni nostri.© Carlos Alberto Estévez “Petròleo”, Buenos Aires 1984 ca.
trad. Mariachiara Michieli
Novità nei nostri siti
Abbiamo finalmente messo mano ai nostri siti. Quello della Nueva Compañia Tangueros www.nctangueros.com ha ricevuto una specie di restyling generale, forse è addirittura migliorato, in seguito a una nuova applicazione e alla visita oculistica del nostro webmaster. Del nuovo numero della TQR invece, www.thetqr.org, vi abbiamo già detto nell’edizione straordinaria della Newsletter. A chi fosse sfuggita, ne riportiamo qui i contenuti:
The Tangueros Quarterly Review n.10
Autobiografia per conto terzi di Macedonio Fernandez
Per anni si era creduto che Macedonio fosse un personaggio di Borges, quando piuttosto era vero il contrario. Tra le altre cose, Macedonio eccelleva in autobiografie. Questa è del 1928.
Swingin’ Buenos Aires di César Stroscio
Terza puntata della personale Storia del Tango di un personalissimo bandoneonista-poeta.
L’ultima intervista di Anibal Troilo di Maria Esther Gillio
Il 2005 è stato, oltre che il centenario di Osvaldo Pugliese, anche il trentennale dalla scomparsa di Anibal Troilo. Lo vogliamo ricordare con questa sua ultima intervista.
Lucas fa la spesa di Julio Cortazar
Per la serie Milonghe per un anno, una giornata di normale porteñidad fuori e dentro del barrio.
Gomez Re, il trasformatore del Tango di Alejandro Dolina
Quanto ancora dovrà durare la noiosa polemica tra vecchio e nuovo Tango?
In attesa di vederne il tramonto, ripassiamoci la storia recente.
Anime sul posto di Michela Fregona
Sta per uscire un libro lirico-fotografico sul Tango in Italia. Ne anticipiamo l’introduzione.
Il grande kiosko di Cecilia Sosa
A che punto stiamo con il Tango Business? Questo è il reportage di Pagina 12.
Chan chan di Marco Castellani
Puntata conclusiva sulle vicende di Hugo Pratt e Corto Maltese a Buenos Aires
Papismo di Juan Sustarain
Nella rubrica di Alta Cucina Lunfarda, un elogio del basso profilo.
Piazzolla salvato dai tangueros di Marco Castellani
Un articolo del Giornale della Musica a proposito dell’ostracismo contro Astor Piazzolla.
Ovunque proteggi
E’ questo il titolo del nuovo disco di Vinicio Capossela. L’uscita, attesissima, è prevista per il prossimo gennaio. Intanto però il nostro critico musicale Tj Locatelli, ha avuto il privilegio di ascoltarlo in anteprima. Attendendo la sua poco attendibile recensione - Locatelli giura di aver affrancato lealmente la busta, con lingua e tutto - gli abbiamo chiesto le sue prime impressioni. Veloce e senza stile come una rissa di strada, ci ha rilasciato la seguente, sibillina dichiarazione:
Vinicio, come Flaubert, con la mano bruciata scrive della natura del fuoco. Sono tredici canzoni, o per meglio dire tredici ierofanie. Il sacro, la polvere, le ceneri questa volta di Pasolini, l’amore di Asterione combusto in un juke-box della Colchide, carriole di occhi, ancora il circo di Bardamù; e poi Mosca al ritmo di vodka, le Lanterne Rosse, un Dio strampalato e gioioso, mascellate d’asino, la Medusa che balla il cha cha cha. L’opera d’arte nasce solo da chi ha affrontato il pericolo, da chi è arrivato fino alla fine di un’esperienza. E Vinicio è tornato indietro a raccontarcelo.
Grazie Locatelli: meglio mettersi fin d’ora qualcosa di ignifugo.