The Tangueros Monthly Newsletter
edizione italiana - novembre 2003

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El Moplo vuelve

Ai nostri affezionati lettori non saranno sfuggite le abbondanti attenzioni che le più prestigiose entità della Musica Classica, del Balletto, del Teatro e della Letteratura hanno dedicato al Tango in questi ultimi anni. I risultati artistici di tale simultaneo coup de foudre vanno considerati con larghezza di vedute: non si pretenderà mica che le indaffarate stelle dello Showbiz perdano tempo in minuzie tecniche e interpretative? A conti fatti la nostra non è che un'arte popolare; dunque i passaporti rilasciati da Accademie e Conservatori, e successivamente vidimati nei festivals e nelle classifiche di vendita dei dischi, costituiscono credenziali più che valide per suonare e ballare il Tango con sufficiente approssimazione, per non dire con molta approssimazione. Nei nostri accoglienti distretti diversi grandi artisti, estenuati dai colti esercizi con le Muse Galanti, possono finalmente mettersi in pantofole e prendersi quelle libertà che mai potrebbero permettersi con una pagina di Mozart o una coreografia di Balanchine. Ve l'immaginate un disco di Baremboim intitolato "Berg entre amigos"? E allora perchè non fare anche "Quattro risate con Celibidache" o un "Fartin' Petipa"? Meno male che quasi tutti questi visitatori si fermano alla prima osteria, che è poi quella di Piazzolla, anche se ultimamente ne abbiamo avvistati alcuni nei dintorni di Pugliese, "màs perdidos que turcos en la neblina".
Il tanguero medio non sembra eccessivamente infastidito dalla mancanza di riguardo e dagli strafalcioni di questi benestanti, un pò perchè sotto sotto è contento di vedere le grosse cilindrate che girano per il barrio, e un pò perchè pensa costantemente al solo e unico problema che lo assilla sul serio: quello dell'economia domestica; e in tanto movimento di denaro egli si augura che qualcosa finirà per restargli attaccato alle dita.
C'è invece chi si inalbera e dà un pugno sul tavolo, un'anima nobile e pura che i nostri lettori già conoscono e hanno imparato ad apprezzare, un milonguero vero di Villa Lugano di Buenos Aires, il gestore della leggendaria milonga L.C. (Ladròn Conocido) Club, ex-archivista della Polizia (settore A-L) e attuale, inflessibile, critico di danza della Tangueros Quarterly Review. Nell'articolo di cui riportiamo a seguito la conclusione, e che pubblicheremo integralmente a Natale nella TQR n.9, il Moplo prende spunto dallo spettacolo "Circa" della compagnia The Holy Body Tattoo per applicare il suo nuovo metodo critico: nella recensione fare ai recensiti tutto quello che nello spettacolo i recensiti hanno fatto al Tango.

Ora, non è mia abitudine trarre principi generali, e nemmeno sto a prendermela troppo con gli sfocati Tatuaggi, che magari nel British Columbia saranno anche dei “bohemios”; tuttavia, cattivi pensieri a parte, qualcosa si deve pur dire per difendere il Tango dalle continue scorrerie degli strapagati esercenti delle Arti Colte! O forse il supplizio estetico del tanguero deve essere interminabile e senza voce il suo magone? Perché mai dovremmo tollerare senza dire bao la postura da pivello e i piedi da paperone di Julio Bocca, le pestilenziali coreografie della Stekelmann o il tango sempliciotto di Paul Taylor, Van Manen, Béjart e, va mò là, di Pina Bausch? Visto che si è permesso al manesco Galliano e a Gedeone Furbone di suonare Piazzolla in pubblico e a Baremboim di ridurre Salgàn a pianismo termale, allora, per simmetria, si sarebbe dovuto ingaggiare El Negro Portalea nel Lago dei Cigni, El Dios de Ebano e La Muñeca in Romeo e Giulietta, Virulazo nel Corsaro e Pichuquito per le variazioni Goldberg al Colòn. Il risultato artistico sarebbe stato altrettanto scadente, ma con più poesia, più intelligenza e tutto sommato più gentilezza. E’ vero che la compagnia The Holy Body Tattoo non pretende di essere una compagnia di Tango, nè di ballare il Tango: sta di fatto però che lo ballano, male, senza conoscerlo e senza rispettarlo, esattamente come fanno Bocca, Stekelmann, Galliano, Kremer e gli altri grandi artisti che tanto piacciono alle Istituzioni, allo Show-Business e in definitiva al Potere. A tutti costoro voglio dire che il Tango è una cattedrale edificata all’inferno, è un tempio, una geografia, un’era. Sappiate entrarci in punta di piedi, con il cappello in mano e chiedendo permesso, perché ogni cosa qui dentro, ogni passo, ogni figura, ogni atto “estetico” è stato profondamente vissuto, è costato sangue d’oro e lacrime di sale. Se non lo sentite nella vostra carne, il Tango non fa per voi: dentro c’è troppa vita vera. E’ meglio allora che vi accontentiate, come diceva Céline, dell’infinito abbassato al livello dei barboncini. Limitatevi al vostro modesto gioco e lasciate stare le cose più grandi di voi. E soprattutto, quando andate in giardino, sputate nel cuore delle vostre, di rose.

© El Moplo, Ottobre 2003
traduzione dal castellano di Jean Fajean

 

Tangueros nel Nord-Est

E più precisamente a Vittorio Veneto e a Sacile. Lo spettacolo è quella scorribanda nei cento anni di storia del Tango che la NCT ha presentato la scorsa estate allo Spasimo di Palermo. Questi i dettagli:

CATALOGO TANGUEROS
Guida al Tango ad uso delle giovani generazioni

coreografia di Mariachiara Michieli
musiche di Piazzolla, Rovira, Arolas, Troilo
arrangiamenti originali di César Stroscio e Claudio Enriquez
scene, luci e costumi di Mariachiara Michieli e Marco Castellani

ballerini: Silvina Aguera e Sebastian Romero, Tete Rusconi e Silvia Ceriani
Trio Esquina: César Stroscio, Leonardo Sanchez, Hubert Tissier
Cuarteto Alma: Alessandro Vavassori, Luciano Saladino, Daniele Pagella, Mauro Greco

5 novembre: Vittorio Veneto (Treviso), Teatro Da Ponte tel. 0438 553836
6 novembre: Sacile (Pordenone), Politeama Zancanaro tel. 0434 780623

 

...e anche nel Nord-Ovest

Silvina Aguera e Sebastian Romero, Ballerini Principali della NCT si esibiranno a Boves, in provincia di Cuneo, la sera di sabato 8 novembre nell'ambito di una serata di gala denominata sinteticamente TanGolf. Silvina e Sebastian interpreteranno alcune delle migliori coreografie di Mariachiara Michieli.

Milonga al Golf Club
via degli Angeli 3, Fraz. Mellone, Boves (Cuneo)
8 novembre, ore 24 circa
informazioni: Valerio 335 7734146  email: valerio@argentango.it

 

...e al sud

Al momento di andare in macchina, apprendiamo che la NCT realizzerà una recita straordinaria dello spettacolo Desdelalma a Siracusa il 22 novembre. Seguiranno i dettagli.

DESDELALMA
Piccoli pas de deux e un bandoneòn

coreografia di Mariachiara Michieli
musiche di Autori Vari
arrangiamenti per solo bandoneòn di César Stroscio, Astor Piazzolla, Maximo Mori
scene, luci e costumi di Mariachiara Michieli e Marco Castellani

ballerini: Silvina Aguera e Sebastian Romero, Tete Rusconi e Silvia Ceriani
bandoneòn solista:
César Stroscio

 

 

L'anno scolastico

In ottobre sono cominciate le lezioni della Scuola Tangueros a Milano. I corsi definiti sono quattro:

Al lunedì e mercoledì, le lezioni si tengono presso la Scuola D'Arte Drammatica Paolo Grassi di via Salasco 4, mentre al martedì si tengono presso l'On Stage di Piazza Medaglie d'Oro 2.

SCUOLA TANGUEROS
insegnante: Mariachiara Michieli
assistenti: Silvina Aguera e Sebastian Romero

informazioni & iscrizioni: tel. 02 4989919  tel. 335 208782  

 

Altri pennuti

Le Parole Sante pronunciate dal poeta Juan Gelman durante la cerimonia in cui gli è stata consegnata la cittàdinanza onoraria di Lerici, e pubblicate nella Tangueros Newsletter di ottobre, hanno riscosso gli applausi di numerosi lettori. Ecco dunque un altro intervento del nostro usignolo, questa volta incentrato su ben altri pennuti:

E’ nata a Washington, ha dato origine a un paradosso ed è usata per descrivere i membri del governo statunitense: è la parola “chickenhawks” e la sua traduzione letterale sarebbe “falchi galline”. Il giornalista argentino Santiago Hileret, che ha fornito le informazioni per questo articolo, segnala che il neologismo sorge da una contraddizione centrale nel nucleo duro dei cosidetti “neoconservatori” che pure occupano i posti chiave del Pentágono, la Casa Bianca, il Dipartimento di Stato, la Giustizia e persino il Campidoglio: tanto bellicosi contro il mondo, quanto pacifisti nella loro vita personale, la maggioranza di loro ha evitato in un modo o nell’altro, però sempre grazie alle buone relazioni con il potere, di andare alla guerra in Vietnam nonostante avesse l’età per farlo. Il vicepresidente Dick Cheney non ci è andato perché –dice lui– “aveva delle altre priorità”. Salvarsi la pelle è una, e veramente importante: i falchi (hawks) sono galline (chicken), e cioè, paurosi. Il linguaggio popolare li definisce in maniera meno gentile comparandoli a una funzione specifica del sistema digestivo.
La lista dei falchi gallina è lunga ed è capeggiata dal presidente Bush. Da maggio a novembre 1972, dispensato dai combattimenti in Vietnam, viveva in Alabama e si dedicava alla campagna elettorale del suo collega Winton Blount, aspirante senatore. Il flusso di soldati americani che venivano restituiti morti dai Vietgong non accennava a diminuire mentre l’attuale capo della Casa Bianca aveva ottenuto di essere destinato al servizio di riserva della guardia nazionale aerea. Non esistono tracce della sua presenza nella base di Montgomery cui era stato comandato. Mesi dopo, due ufficiali superiori della base aerea di Ellington in Texas dove aveva fatto richiesta di trasferimento, non hanno mai potuto completare il rapporto annuale nel periodo 1 maggio1972 – 30 aprile 1973 perchè “il tenente Bush non è mai stato visto in questa unità durante il periodo considerato in queste note”. Non ci stupisce che il bellicoso presidente che ha invaso l’Irak rifiuti sistematicamente di rispondere a domande su questi anni. Aveva allora 26 anni, era riuscito a evitare il Vietnam e anche un servizio militare, senza pallottole ostili, como riservista.
Le motivazioni ufficiali usate per riformare i “chickenhawks” sono abbastanza curiose: vanno dalle “cisti anali” alla  “schiena fragile” (Elliot Abrams, del Dipartamento di Stato), passando per “brufoli” (Ken Adelman, alto funzionario), “psoriasi” (Ken Starr, giudice), “tre chili di troppo” (John Engler, governatore del Michigan), “ginocchia in cattivo stato” (Dennis Haster, deputato repubblicano). Jack Kemp, ex rappresentante repubblicano di New York, non ha conosciuto il Vietnam per un “ginocchio rovinato” che però non gli ha mai impedito di giocare a football. Il 70 per cento dei senatori, soprattutto repubblicani, ha dribblato il fuoco vero dei nemici degli Stati Uniti. Un portavoce del comando centrale statunitense a Baghdad ha annunciato un mese fa che 167 soldati erano caduti e 1006 erano stati feriti negli attacchi degli iracheni. Altri 91 morti e  227 feriti per incidenti vari. E’ difficile immaginare che alcuni di questi siano senatori, deputati, politici o anche solo funzionari della Casa Blanca. O giudici: l’autoritario e arrogante giudice federale John Ashcroft, impegnato a tagliare sempre di più i diritti civili dei cittadini americani, figura tra quelli che hanno compiuto il loro dovere nel proprio domicilio.
Il tenente generale Ricardo Sánchez, capo delle truppe yankee in Irak, ha dichiarato dal palazzo da cui è stato sloggiato Saddam Hussein che i suoi uomini sono pronti a rimanere in Irak come mínimo un anno  –sotto continui attacchi dei guerriglieri e temperature di 52 gradi, una razione giornaliera di 2 litri d’acqua e cibo in scatola – prima di essere sostituiti e mandati a casa. Un sergente del 2º battaglione da combattimento della 3ª divisione di fanteria ha detto al corrispondente di ABC a Fallujah (12-7-03): “Ho una mia lista personale dei più ricercati”. Si riferiva al mazzo di carte che la Casa Bianca ha distribuito con le immagini di Saddam, dei suoi figli e di altre figure la cui cattura è considerata prioritaria. I “più ricercati” dal sergente sono Paul Bremer, il diplomatico che Bush ha nominato vicerè dell’Irak, il capo del Pentagono Donald Rumsfeld, il suo vice Paul Wolfowitz e lo stesso George Bush.
Ci sono proteste anche negli Usa. Quasi 600 famiglie di soldati inviati in Irak hanno lanciato la campagna “Portateli a casa” che chiede di richiamare le truppe. In una conferenza stampa di mercoledì scorso a Washington, gli organizzatori hanno segnalato che le famiglie americane si mostrano sempre meno reticenti a criticare la guerra e di aver ricevuto migliaia di e-mail che cominciano più o meno nella stessa maniera: “Sono repubblicano, ho votato per Bush, ho appoggiato questa guerra”. Ma adesso non più. La guerra rapida che era stata promessa si è rivelata essere una lunga occupazione militare.
La New Hampshire Gazette di Portsmouth, il periodico più antico degli Stati Uniti, fondato nel 1756, ha pubblicato una tabella – incompleta – di “chickenhawks” famosi e ironizza dolcemente: dice che si tratta di persone “che tendono ad auspicare, o sono ferventi sostenitori di quelli che auspicano, soluzioni militari ai problemi politici e che hanno personalmente rinunciato al diritto di esercitare la significativa opzione di servire in uniforme il proprio paese in tempo di guerra”. Un vantaggio di cui il potente John Bolton del Dipartamento di Stato o l’ardente difensore della guerra totale Paul Wolfowitz non hanno saputo approfittare. Poverini.

© Juan Gelman, agosto 2003 - da Pagina/12
tradotto dal castellano da Marco Castellani


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