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The
Tangueros Monthly Newsletter |
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La verità, vi prego, sul Tango
L'amore
esclude ogni opposizione: esso non è intelletto, i cui rapporti lasciano
ognora il molteplice come molteplice, e la cui unità stessa sono delle
opposizioni; l'amore non è ragione che oppone senz'altro il suo determinare
al determinato; l'amore non è niente di limitante, niente di limitato, niente
di finito; l'amore è un sentimento, ma non è un sentimento singolo.
Hegel - L'amore, la corporeità e la proprietà
Con
la ripresa dei corsi della Scuola Tangueros, ecco affiorare
sulle nostre labbra, come quei sorrisi che i poeti cuciono sulle loro bluse da
bellimbusto, tutte quelle cose che non ci siamo mai detti.
Arte dell'abbraccio, melodramma di tre minuti, rettile da lupanare, una
possibilità infinita, il pensiero triste che si balla, la danza popolare più
profonda del mondo, espressione verticale di un desiderio orizzontale, il
ballo dove i visi si annoiano e i sederi si divertono, la vita concentrata, un
modo di camminare, nostalgia, sensualità, una raffinata complicazione di
coppia, un fuoco di paglia che dura da cento anni. Cos'è il Tango? Che
importanza ha per le nostre esistenze? E poi, qual'è il senso di insegnarlo?
In fin dai conti, mò cuss'a gh'è 'd bel intl'Arzanteina? - diceva una
canzone bolognese degli anni 20: ma cosa c'è di bello nel Tango?
Ebbene la Scuola Tangueros cerca di farvelo scoprire da soli,
insegnandovi, intanto, a ballare bene, a capire i codici della milonga, a
riconoscere e interpretare la musica, a essere dei romantici ballerini di
pista, a "sentire" il Tango. Perchè il Tango, ci sia permesso
parafrasare lo zio della Dialettica moderna, se è un sentimento, non è
certamente un sentimento singolo.
SCUOLA
TANGUEROS
insegnante: Mariachiara
Michieli
assistenti: Silvina Aguera e Sebastian Romero
Lunedì,
a partire dal 6 ottobre
ore 19-20: principianti assoluti
Mercoledì, a partire dall'8 ottobre
ore 20-21.30: falsi principianti
I
corsi si svolgono presso la Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi
di via Salasco 4, Milano
Informazioni e iscrizioni: tel. 02.4989919 tel. 335.208782
Parole sante
Discorso pronunciato da Juan Gelman durante la cerimonia di assegnazione della Cittadinanza onoraria conferitagli dal Comune di Lerici il 27 settembre 2003.
Ringrazio sentitamente questo riconoscimento che il Comune di Lerici mi
concede quest'oggi. Dire che mi commuove non è sufficiente. Risveglia in me
sentimenti di ricordi molto amati: i brividi che nella mia giovinezza
argentina mi provocava la lettura di Dante, Cavalcanti, Leopardi, Pavese,
Montale, o di Verga, Manzoni, Pirandello, Pratolini, Calvino, Pasolini; o il
grande cinema neorealista del dopoguerra. Tutto ciò fa parte di me in un
posto che mi conosce ed io non conosco. Anche questo mare e questa baia: in
Shelley ho visto il suo oceano "risplendente e vasto", le navi che
vi navigano come se cercassero un liquore per curare "un dolore dolce e
amaro", "il vento fresco e leggero che viene dalla terra/ e l'aroma
di fiori alati/ e la frescura delle ore/ della rugiada ed il caldo tepore che
lascia il giorno/ sparsi sulla baia scintillante". Questa baia, la Baia
dei Poeti.
Come a tanti altri perseguitati dalle dittature
dell'America Latina negli anni settanta e ottanta, l'Italia ha saputo
accogliermi durante i lunghi anni d'esilio. La solidarietà che allora
ricevemmo mi fece capire che qui non ero - non sono - uno straniero. E poi:
l'emigrazione italiana in Argentina, che ebbe inizio verso la metà del secolo
diciannovesimo, segnò in modo indelebile la cultura quotidiana ed il parlare
degli argentini. Parole italiane appena modificate vivono nella nostra lingua
e sono materia di comunicazione, di scrittura e di poesia. Per motivi di
sangue, di lavoro e di cultura, il mio paese è quello dell'America Latina più
profondamente vincolato a questo paese. Mi permetto di aggiungere un
malinconico ricordo personale. Un'ennesima dittatura civico-militare mi
imprigionò quaranta anni fa. I carcerieri non fecero passare nessuno dei
libri che m'inviavano, ad eccezione di una grammatica italiana. Vedo ancora
oggi il sorriso sornione con cui mi guardavano gli altri prigionieri politici
della cella 4 del padiglione di punizione del carcere di Villa Devoto quando
recitavo, percorrendo i tre passi che lo spazio della cella permetteva,
"io sono, tu sei, noi siamo...". Forse il destino mostrava già il
suo volto allora.
Lasciamo dietro un secolo carico di genocidi ed orrori
indicibili. L'essere umano ha creato le lingue e fa cose che esse non possono
nominare, l'essere umano è fuori e dentro la lingua. Quali nuove incertezze
ed agonie dovrà attraversare la parola in questo secolo?
Theodor Adorno ha affermato una volta che non era possibile
scrivere poesie dopo Auschwitz. L'opera di Paul Celan lo smentisce. Durante
molto tempo ho ritenuto che all'affermazione di Adorno mancava un "come
prima", che non era possibile scrivere poesie come prima di Auschwitz,
come prima di Hiroshima e Nagasaki, come prima del genocidio latinoamericano.
Adesso ritengo che non vi è un dopo Auschwitz, nè un dopo Hiroschima, nè un
dopo il genocidio latinoamericano, che siamo in un durante, che i massacri si
ripetono ininterrottamente nel pianeta, che la denominata globalizzazione ci
fa retrocedere al peggiore progetto civilizzatore di Occidente, quello del
colonialismo, le guerre continue, l'oppressione dei popoli, la disoccupazione,
la morte per fame.
La denominata globalizzazione avanza negli strati
superiori, non senza sussulti e dispute di potere. Negli strati di sotto
divide e frammenta, accentua la legge della selva, crea un clima inedito nella
lotta per la sopravvivenza. In un muro a Buenos Aires ho letto una scritta
degna di Jonathan Swift: "Combatti la fame e la povertà: mangiati un
povero". La globalizzazione amplifica la miseria spirituale e questa è
un'altra forma di genocidio. Mutila l'essere umano. La lotta per avere non gli
permette di essere. Il potere economico globalizzante ritiene che questo mondo
è una grande impresa dove milioni di impiegati sono superflui e bisogna
licenziarli. Quanti Pavese, quanti Montale, oggi muoiono di fame, di
pallottole o bombe, ancora bambini? Vi è una letteralità oscena nelle
manifestazioni imperiali che parlano di imporre un nuovo ordine mondiale del
quale abbiamo già sentito parlare in lingua tedesca nel secolo scorso. Vi è
un solo modo di affrontare questo nuovo-vecchio disordine mondiale:
l'insistenza nel rifiutarlo, la resistenza ad accettarlo. Questo è possibile:
nessun regime, anche il più totalitario, è riuscito sinora ad impedire che
attraverso le sue crepe ed incrinature respirassero i polmoni del sogno e del
desiderio.
Costruire una meccanica della speranza sembra oggi un
compito utopistico. Ma se non ci inoltriamo nelle mille e una strada che
bisogna percorrere per costruirla insistendo nella singolarità di ciascuna
cultura, ciascuna tradizione, ciascuna comunità, ciascuna persona, come
impedire che il Potere continui a calpestare la grandezza possibile di ciò
che è umano, latente e potenziale? Per crescere ricchi di bellezza,
tolleranza e comprensione dell'Altro che ci completa con la sua differenza? E'
questa un'utopia? Insieme ad Oscar Wilde dico: "Un mappamondo nel quale
non figurasse l'utopia non meriterebbe di essere guardato, perchè gli
mancherebbe l'unico paese che l'Umanità visita giorno dopo giorno".
Forse la funzione dell'utopia consiste nel suo fallimento affinchè ogni volta
ne rinasca una migliore, consiste nell'essere causa più che effetto, motore
del viaggio ad un orizzonte che retrocede sempre di un passo per ciascun passo
avanti dell'umanità.
Catalogo novembrino
Ritorna
in Italia per sole due recite il Catalogo della Nueva
Compania Tangueros, una vera e propria scorribanda all'insegna del più
puro Tangueros touch.
Il Catalogo è un viaggio nell'Arte dell'Abbraccio,
attraverso la musica e il movimento, tra lacrime di sale e anima africana,
melodrammi di tre minuti e leggiadri valsecitos criollos, in cui il "Tango
di questo modo e di quello a venire", come il New York Times ha
definito il Tango della NCT, si confronta con le
improvvisazioni di un'étoile milonguera come Tete Rusconi,
sessantasette anni suonati, o più precisamente ballati, e mezzo secolo
trascorso sulle piste di Buenos Aires.
Tango sofisticato e Tango istintivo, dunque, l'inconfondibile stile di Mariachiara
Michieli e il personalissimo Tango-salòn di Tete,
consapevolezza estetica e creazione istantanea, la straordinaria mistura
musicale del Trio Esquina di César Stroscio,
anche lui con cinquanta anni passati con il bandoneòn sulle ginocchia, e
le vertiginose musiche per archi di Piazzolla. Nel
Catalogo non ci sono contrasti tra Nuevo Tango e tradizione
perchè nel Tango, come nella vita romanzesca, tutto si tiene.
CATALOGO
TANGUEROS
Guida al Tango ad uso delle giovani generazioni
coreografie
di Mariachiara Michieli
musiche di Piazzolla, Rovira e Tradizionali
arrangiamenti per archi di César Stroscio e Claudio
Pino Enriquez
scene, luci e costumi di Mariachiara Michieli e Marco
Castellani
ballerini:
Silvina Aguera e Sebastian Romero, Tete Rusconi e
Silvia Ceriani
Trio Esquina
César Stroscio bandoneòn, Leonardo Sanchez
chitarra, Hubert Tissier contrabbasso
Cuarteto Alma
Alessandro Vavassori violino, Luciano
Saladino violino, Daniele Pagella viola, Mauro
Greco cello
5
novembre: Vittorio Veneto (Treviso), Teatro Lorenzo da Ponte
6 novembre: Sacile (Pordenone), Politeama Zancanaro