The Tangueros Monthly Newsletter
edizione italiana - giugno 2003

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Indipendencia y Defensa

Qualunque taxista di Buenos Aires, dopo avergli fatto percorrere all'uncinetto tutte le strade di San Telmo, depositerà il passeggero che liciti questo toponimo davanti alla Pizeria Pirilo, le cui letali anchoas hanno più volte compromesso il secondo set di quei musicisti del Viejo Almacen che qui sogliono rifocillarsi in smoking durante l'intervallo.
Indipendencia y Defensa è però anche il titolo di un articolo-intervista che il Balletìn Magazine ha dedicato l'anno scorso alla Nueva Compania Tangueros. Il catenaccio definisce la NCT come "la più originale, innovativa e dannatamente orgogliosa delle compagnie di Tango che potrete mai vedere su di un palcoscenico". L'intero pezzo verte invece sul diverso significato che ha per ogni compagnia l'esercizio dell'indipendenza e la difesa dell'autonomia artistica. La NCT, ad esempio, ripudia gli agi derivanti dai finanziamenti pubblici e non si espone ai rischi di borse di studio, sussidi privati o contribuzioni di alcun genere. Questo comporta non solo un rapporto avventuroso con la realtà pratica, ossia la vivificante elaborazione di espedienti, ma anche il privilegio di competere con le braccia legate dietro la schiena con quelle compagnie di danza "nobile" che invece patiscono di finanziamenti, borse di studio, sussidi privati e contribuzioni di ogni genere.
E' vero: gli artisti indipendenti - diceva Jim Jarmush - si sbagliano in maniera più economica, ma c'è anche dell'altro: l'amor proprio, come appunto rilevava il catenaccio.
A questo proposito amiamo citare un episodio della storia uruguaya riportato da Eduardo Galeano.
Durante la dittatura militare venne incarcerato un notissimo concertista classico, un chitarrista. Per pura crudeltà i suoi aguzzini gli spezzarono le dita della mano sinistra, cioè quella del manico, in modo da rendergli la musica impossibile per sempre. Quando anni dopo il musicista fu liberato, cominciò a studiare la chitarra alla rovescia, appoggiando sul manico le dita della mano destra. Studiò con passione e accanimento fino ad arrivare a suonare meravigliosamente con le mani invertite. Ciò nonostante non volle mai più esibire la sua arte in pubblico. I suoi amici, che l'ascoltavano suonare in privato e non percepivano alcuna differenza con il concertista di prima, gli chiedevano la ragione di tale rifiuto. Il chitarrista rispondeva: "Non voglio dubitare degli applausi".
Ecco, essere e restare indipendenti significa non voler dubitare mai degli applausi.

 

Tango maccheronico

Da un Indignato Lettore, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Egregio Direttore,
Lei sta francamente esagerando con questi continui richiami al T-business, al Tango commerciale, al Kiosk-Management, e soprattutto con le Sue impietose critiche al Tango che si balla oggi.
Sono stato recentemente a Buenos Aires e non mi sembra che là si balli in maniera diversa nè meglio che qui in Italia. Quanto poi alle questioni stilistiche, alle sgargianti e a volte grossolane, lo riconosco, esibizioni dei maestri nelle milonghe e in palcoscenico, non credo si possa pretendere molto di più. Si tratta pur sempre di una danza popolare. E il pubblico che paga il biglietto bisogna farlo tornare a casa contento. O mi sbaglio?  
Un indignato Lettore

Egregio e Indignato Lettore,
non riesco a trovare parole all'altezza della Sua semplicità. Sono d'accordo con Lei: concentrare la propria attenzione solo sull'industria culturale e sui meccanismi del business conduce alla capitolazione, all'impotenza o alla declamazione. Tuttavia Lei converrà sull'evidenza che i veri autori degli spettacoli di Tango sono gli impresari, e che il Tango che si balla oggi è il risultato dell'intraprendenza mercantile di alcuni più che della naturale evoluzione della sapienza dei Maestri. Parlare di economia significa dunque parlare di stilistica e viceversa.
Per quel che riguarda il Tango in Italia, trovo che non sia bello vedere insegnanti e associazioni sofferenti ancora per debole identità e scarse conoscenze, scagliarsi a vicenda, come piattini in un litigio famigliare, l'accusa di snaturare non si sa bene che stile e in nome di chi. Anche qui le ragioni di bottega, o di chiosco se preferisce, mi sembrano prevalere su quelle artistiche.
Sulla grande Arte del Tango infine, ho già detto molte volte che non ha senso dibattersi ancora, ottant'anni dopo Croce e Gramsci, in queste scaramucce di retroguardia: l'Arte popolare è Arte e basta. E come tale è soggetta a giudizi estetici, a valutazioni critiche, a inquadramenti storici, eccetera.
Quasi venti anni di milongueros-watching mi hanno confermato l'assoluta consapevolezza artistica del baile; al contrario, la maggior parte dei ballerini odierni si esibisce pretendendo che il Tango non sia una danza.
Quanto poi a ciò che vengo scrivendo, mi permetta di far mie le parole di Charles Bukowsky che i due Direttori Artistici della NCT citano sempre a proposito delle loro creazioni: "facciamo il nostro modesto gioco, e lasciamo stare le cose più grandi di noi". 

 

Prime notizie sull'estate

L'estate per la Nueva Compania Tangueros inizia in anticipo sul calendario solare.
Questi sono i primi appuntamenti confermati:

05 giugno - Mezzocorona (Trento), Cantina Rotari: Trio Esquina in concerto
07 giugno - Colombes, Maison de la Culture: Trio Esquina in concerto
27 giugno - Provincia di Verona, Villa Menozzo: Postales de Buenos Aires
13 luglio - Pagani (Salerno), Festival: Postales de Buenos Aires
15 luglio - Nice, Festival: Trio Esquina in concerto
06 agosto - Loano (Savona), Festival: Catalogo Tangueros
10 agosto - Noventa di Piave (Venezia): Postales de Buenos Aires

 

La TQR si rinnova

In attesa dell'ormai imminente pubblicazione dell'ottavo numero della Tangueros Quarterly Review, abbiamo provveduto a una rassettata grafica e a una più efficace separazione tra le edizioni italiana e internazionale.
La rivista è come sempre ospitata nel sito
www.thetqr.org
Può essere questo il pretesto sufficiente per andarsi a rileggere i contributi, in gran parte autorizzati, di giganti quali Jorge Luis Borges, Alejandro Dolina, Alejandro Agresti, Juan Gelman, Garrison Keillor, Juan Villoro, Julio Nudler, Arthur Cravan, El Moplo.

 

Rassegna(ta) stampa

Nonostante la stretta creditizia, la recessione e lo spettro della deflazione, l'economia reale, cioè il mercato nero, va a gonfie vele. E' quanto si evince dalla lettura dell'International Herald Tribune che un impreciso postino ha convogliato nella mia buchetta delle lettere piuttosto che in quella più prestigiosa, ma distante diversi isolati, del signor Takuray della Sphynx Europe Ltd. Ne approfitto per scusarmi con il simpatico Takuray e promettergli che gli riporterò il giornale non appena mi capiti di passare di là un'altra volta.
Il primo dei ritagli riguarda un articolo di Eric Schlosser su droga, pornografia e immigrazione clandestina negli Stati Uniti. Queste tre "black market commodities" hanno avuto un incremento costante negli ultimi trenta anni e si attestano ora sul 9.4% del prodotto interno lordo.
Un altro settore in forte espansione è quello della produzione televisiva di "commercialized and entertainment-oriented culture" - un articolo di Frank Rich - che ha registrato un incremento del 18% degli utili.
Eh sì, la smorcia va forte.
Il mercato della vera arte però va ancora meglio. La prossima settimana Sotheby's esiterà un quadro a colori di Egon Schiele "Krumauer landschaft", precedentemente razziato dai nazisti nel 1938, per almeno 5 milioni di dollari.
Nel frattempo si provvede all'approvvigionamento dei futuri lotti direttamente nel Museo Nazionale di Baghdad da cui sono stati rubati, secondo la stima dell'Unesco, dai 2000 ai 3000 oggetti d'arte, e anche nelle zone archeologiche dell'Iraq controllate dagli Inglesi, che in queste cose ci sanno fare.
I 3 milioni di volumi della Biblioteca Nazionale non sono purtroppo più disponibili agli incanti di Sotheby's poichè sono finiti in cenere. Bombe non "culture-oriented".
Tutti i musei di Washington, Smithsonian in testa, stanno aprendo nuovi padiglioni, immaginiamo per far posto al bottino di guerra, grazie ai finanziamenti freschi il cui ammontare supera i 2.4 miliardi di dollari tra fondi pubblici e sponsor privati - un articolo di Elizabeth Olson.
Tornando all'arte moderna, Heidi Ellison ci informa che l'indispensabile ovale di Lucio Fontana "La fine di Dio" avrà, come dire, una sua appetibilità sulla base d'asta di un milione di sterline, il 25 giugno da Christie's.
Un altro attributo della divinità, in questo caso si tratta di un arto e per la precisione de "La mano di Dio" di August Rodin, una statuetta di 16 centimetri del valore stimato di 150.000 dollari, è stato sottratto dal Museo de Bellas Artes di Buenos Aires.
All'orrendo furto è stato dato ampio risalto dai media di tutto il mondo, International Herald Tribune compreso. 
Buenos Aires ormai è una giungla: sarà stato Zorro. O un nostalgico aficionado di Maradona che avrà voluto avere in casa un ricordino del goal più bello della storia argentina: quello segnato per "mano di Dio" contro le eterne soperchierie della filibusta inglese. 


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