TQR Edizione Straordinaria
2 novembre 2009

 

 

Storia locale dell'Infamia

Intervista con El Moplo

 


Moplo, dal pezzo celiniano che ci hai testé inviato non si direbbe che sei un vecchio bacucco... Allora, contento della proclamazione?

Come un cane con zero code. Io odio tutto ciò che rimpicciolisce il tango. L’Unesco ci mette tutti sotto uno stesso cielo basso di baldacchino...

Non ti metterai mica a fare l’obiettivo...
Qualcuno deve pur usare le armi-giocattolo della critica, o di questo passo non si saprà più a quale mistificazione dare retta. I nuovi storici sono già al lavoro. Fra non molto resterà soltanto la versione ufficiale, il tango governativo. E il suo pettogalame professionale a raccontarcela storta.

E allora si squarcino le tenebre!...
Qui va a finire che aveva ragione quello spaccone di Borges. “Ci sono voluti molti anni perché il Barrio Norte, con l’aiuto di Parigi, riuscisse a imporre il tango alle classi popolari”. Prego notare che l’Unesco ha sede a Parigi. E per chi non lo sapesse, il Barrio Norte ha ancora sede a Buenos Aires, nella zona altolocata. Siccome in un mondo che balla alla rinfusa ogni coincidenza è un appuntamento, comincio a pensare che la radiocronaca di Borges fosse in realtà una predizione. Vera come l’oroscopo che abbiamo cessato di seguire. Adesso può dirsi compiuta, con ottanta anni di ritardo.

Forse i nostri lettori non gradiscono dell’oscurità supplementare...
Intendo dire che è vero, la brutta nota di rispettabilità alla nostra danza diabolica risale agli anni venti, quando dovemmo dire addio a tutta una nomea, disdire i patti col Maligno, tirare su le patte, dare l’alt al disdoro. E’ che allora il tango lo si doveva poter mostrare ai cardinali, ballare in famiglia, nei sabati coniugali, in confetteria... La deturpazione borghese della vita non si fermò di certo alle soglie del tango. Questo a Borges gli rovinava le poesie. A lui piaceva l’accoltellatore che resta idealista, che non si mette a studiare da geometra. Non sprecava gli ottonari per il conseguimento di un diploma...

Ma la presunta “diminuzione di felicità” aveva le sue buone ragioni: il deficit è bello se te lo puoi permettere...
Già. Bisogna riconoscere che in quella micro-borghesia che imitava le smorfie dei ricchi c’era un certo aplomb, una certa fibra: l’orgoglio segreto di chi cercava di sollevarsi dal fango e intanto continuava a considerarsi nemico dei modelli padronali. Una virtù se vogliamo minoritaria che però si proiettava ingigantita nell’arte del tango. Altrimenti le stupefacenti creazioni dei decenni successivi risulterebbero inspiegabili. I grandi creatori lavoravano insomma “per la cosa in sé”, e qui torniamo a Céline, tenendola ben separata dalla viltà quotidiana. Nel tango riversavano tutto l’onore rimasto.

Qualcosa mi dice che oggi non è più così...
Non è più così da un pezzo. L’ho ripetuto molte volte, incluso questa. Abbiamo svenduto tutto, smerciato tutto, specialmente la danza. I ballerini di adesso badano al sodo. Si muovono con abilità in un mercato che considerano un dato naturale. Il loro tango astuto è pura apologia dell’esistente. Un occhiolino continuo alla clientela. Sono spregiudicati, come li vuole il Barrio Norte, e materialisti, alla facciaccia dell’Unesco. Di un pragmatismo marziale. Chi vuole essere oggi un ripugnante idealista? Cosicché da quindici anni in qua non facciamo altro che delle gran belle riverenze al dollarone e al turismo che inimica i popoli. Un turismo, si badi bene, che non si accontenta più del fasullo, ma pretende l’imitazione del fasullo!... Le panzane che non abbiamo escogitato! Intere tradizioni confezionate lì per lì! Scaffali pieni di componentistica, carriolate di stili, di passi di ricambio... Tutto, pur di tirare su il morale al visitatore!

E adesso, cosa dobbiamo aspettarci ancora?
Non voglio dire che sotto ci sia un gran piano, un New Deal... per questo ci vorrebbero degli strateghi, mica dei maneggioni... Ci daranno dentro con la grancassa, faranno dello yo-yo e poi ritireranno fuori la solita robetta, il marketing, le manfrine per i merli, che del resto ci cascavano già anche prima. Ma con un di più di falsa coscienza, che è il vero Patrimonio Culturale Immateriale dell’attuale Umanità! La profezia di Borges... “la malizia triviale, l’infamia che i tanghi del coltello e del lupanare non potevano neppure sospettare”... eccole qua! Le nostre gloriose medaglie si sono trasformate in fette di salame.

© Intervista con El Moplo, ottobre 2009
Realizzata da Jean Fajean

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