TQR Edizione Straordinaria
2 novembre 2009
 

 

Espartaco Enterprise

di Marco Castellani

Prime conseguenze dell'Immaterialità! Non sono ancora passate mille ore dalla Proclamazione che già il Senato Argentino sterza in direzione inumana, legiferando ai quattro venti che il bandoneón, strumento tedesco, tedeschissimo, è in realtà un Patrimonio Culturale Argentino. L’Umanità, fraterno Uruguay compreso, può anche andare a cagare! Le abbiamo già dato il Tango, non vorrà mica accaparrarsi il “nostro” bandoneón!... E così entro novanta giorni non sarà più possibile portare fuori dal paese alcun strumento, se non temporaneamente e per “esecuzioni di musica nazionale”. Immaginatevi i controlli alla frontiera, manganello in mano: “Guarda guarda questo cosmopolita che ha la faccia tosta di andare all’estero a suonare Frescobaldi con uno strumento Argentino...” D’accordo, non c’è nulla di più fastidioso del nazionalismo altrui, ma un conto è nazionalizzare una miniera e un altro condannare il resto del mondo alla fisarmonica. Un resto del mondo che tra l’altro comprende una massa di bandoneonisti argentini residenti all’estero, caterve di bandoneonisti delle più disparate nazionalità, due più che decennali cattedre di Conservatorio (Paris-Gennevilliers e Rotterdam) e un incalcolabile esercito di soldati semplici dello strumento. Anche a me, ogni tanto, piace fare piri-piri al bandoneón, ma non per questo devo sentirmi dare dell’arredatore. Ora, non avendo neanche alla lontana una preparazione giuridica, non pretendo che ciò che sto per dire sia sensato, però mi sembra che questa legge rasenti l’aggiotaggio, e cioè la divulgazione di notizie false, esagerate o tendenziose al fine di procurare un rialzo dei prezzi. Guardate ad esempio Oscar Fischer il sorriso che sfoggia. Lui, musicista mal riuscito ma intraprendente restauratore e mercante di bandoneón, è colui che più di tutti ha spinto avanti la legge, si è dato da fare, ha raccolto le firme, ci ha messo per così dire la tigna. Adesso il suo stock di bandoneón, finora tenuto nascosto in un negozio impervio al turista ignorante come Plaza Dorrego, ha improvvisamente un futuro onorevole. I filussi che arriveranno, privati o statali che siano, frutto di aste in internet o di prelazione municipale, stanno già fischiettando il ritornello che consola qualsiasi patriota. Musichetta della tasca, si chiama, questa sì che è universale.

 

 


A proposito di aggiotaggio, immagino che nessuno di voi abbia mai sentito parlare della Espartaco Enterprise, la società segreta fondata nel 2001 con sede ad Amburgo e Buenos Aires. La Doble E, così la chiamavano affettuosamente i due cospiratori - e capirete subito il perché - si proponeva di assicurare una pensione ai gladiatori del tango, cioè loro stessi, attraverso il rastrellamento di tutti i bandoneón buoni disponibili sul mercato, soprattutto i Doble A e i Premier. Uno dei due soci era, ed è, il più competente liutaio-accordatore dello strumento dopo gli ineguagliabili Fabiani e Romualdi. Da più di un decennio la sua amicizia con le discendenti di Alfred Arnold gli aveva già procurato l’accesso esclusivo all’archivio della Arnold, nonché all’intero magazzino dei pezzi di ricambio originali che erano sopravvissuti alla guerra, ance, molle, pettini, zapatillas, eccetera, di valore pressoché inestimabile. Per cui, una volta conquistato il monopolio dei bandoneón buoni, sarebbe stato un giochetto condizionare i prezzi e addirittura il tango stesso. Già si vedevano i due fetenti, come una specie di Spectre, far cadere dall’alto uno splendido fueye del 1937 al compositore che gli avesse dedicato la milonga “Ai miei mecenati”, negarlo nel contempo agli inutili bandoneonisti del tango elettronico, a fare e disfare orchestre secondo il capriccio. Senza considerare le inaudite ricchezze che avrebbero presto accumulato grazie al boom interplanetario del tango. A rendere ancor più allettante l’impresa provvedevano poi gli spassosi fallimenti dei costruttori moderni. Purtroppo questo futuro altamente spettacolare si incagliò alle prime secche finanziarie. Per racimolare il capitale iniziale, dovetti infatti vendere il mio glorioso bandoneón - che fu di Jorge Caldara dell’Orchestra Pugliese e per una settimana anche di Pepe Libreta del Sexteto Mayor, sempre alla ricerca di uno strumento che suonasse più forte di quello di Luis Stazo - a un collezionista tedesco. La manovra di capitalizzazione contraddiceva così palesemente la mission societaria che decidemmo di sciogliere la Doble E nell’atto stesso di costituirla. Una clausola leonina mi obbligò quindi a devolvere i fondi alla Fondazione Marco Castellani (Per la Cura e il Miglioramento di Marco Castellani Medesimo), il cui bilancio alimentare non arrivava nemmeno a coprire il rimanente 2001. Da allora non riesco a sentire Patetico del grande Caldara senza piangere come un vitello per il rimorso. Cosa volete farci: è questo che chiamano identificarsi con un tango!

Marco Castellani

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