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EL YEITE
di Alejandro Agresti

Con questo episodio tratto dal primo libro del geniale cineasta argentino, che è stato unanimemente salutato dalla critica come un Roberto Arlt vernacolo e alla mano, inauguriamo la nuova rubrica "Milonghe per un anno".

Nel frattempo, Cardoso sembrava super entusiasta per un contatto che diceva di aver stabilito in Germania, durante il viaggio di ritorno.
La Von Puffelen Besondere Farbe Betrieb Gmbh era una ditta tedesca specializzata in vernici fosforescenti. Cardoso aveva notato che in molti locali teutonici le pareti venivano tinteggiate con questo nuovo tipo di pigmento luminescente e a quanto sembrava la moda stava per arrivare anche da noi come una valanga.
Con i succulenti guadagni che aveva accumulato a forza di otturazioni e ponti di porcellana, il dentista aveva deciso di buttarsi a capofitto nell’impresa e di diventare il pioniere di questo articolo in Argentina. Riuscì ad ottenerne la rappresentanza esclusiva. I tedeschi producevano il fluido in tutti i colori tranne il nero. Cardoso stava cercando dei soci. Palacios tentò di intromettersi nell’affare attraverso suo fratello di New York però la trattativa non gli andò in porto.
Io nella faccenda ci vedevo un certo futuro, soprattutto dopo che Cardoso mi aveva spiegato che nel Terzo Mondo l’affare poteva rivelarsi una bomba, in ragione del problema economico. La gente avrebbe comprato la nostra vernice fosforescente per risparmiare sulla luce. Non voglio dire che non l’avrebbe accesa mai più, ma di sicuro l’avrebbe fatto qualche ora più tardi. Arrivammo a temere il boicottaggio della Segba. Dovevamo pensare accuratamente a tutti i dettagli prima di deciderci ad affrontare la fase operativa. Mi veniva offerto di entrare nell’affare con l’apporto di tre milioni di pesos. Non era più di quello che costava uno striminzito appartamentino di due stanze, ma nemmeno era una sommetta da nulla. Io del resto non ce l’avevo. Cardoso ogni giorno mi pungolava con il progetto di impiantare una buona volta la benedetta fabbrica. Avevamo perfino trovato un nome all’ipotetica succursale argentina. PIFOCATO, Pitture Fosforescenti Cardoso e Toscano, che sarebbe il mio cognome.
Volevamo metterla a Lomas de Zamora, in uno di quei lotti che Kanmar stava praticamente regalando in detta zona. Mentre sgobbavo sul logotipo la Bibì mi dava idee su come arredare l’ufficio. Però da dove potevo tirar fuori la pilla? Pensai anche di vendere la casa e comprare o affittare un appartamento più piccolo. Ma non mi piaceva, voleva dire mettersi nel casino della successione dei beni con la Marita e Chiche. Era meglio che me ne stessi buono e non tirassi in ballo la questione, dato che alla fine della fiera mi ero impadronito dell’eredità senza che dicessero bà e non era il caso che cominciassero proprio adesso con le recriminazioni.
Sbagliato o no, dopo aver discusso a lungo con la mia coscienza, mi decisi a sfruttare il lato commerciale delle foto della Bibì nuda.
Senza dirle nulla, e pensando al suo bene e a quello della creatura che era in arrivo, portai le immagini a dei tizi che pubblicavano quel tipo di materiale.
Ci cascarono come degli scemi. Lo sfondo in cui avevo collocato la mia modella negli scatti di presentazione fece schizzare dalla loro sedia quella coppia di finocchi. Si bevvero perfino il nostri viaggio nell’Europa patagonica. I due avevano delle connessioni con l’estero e vendevano perfino a  Playboy.
Mi spiegarono che il mercato nazionale non era ricettivo per questo tipo di arte. Che la censura, il conservatorismo ecclesiastico e castrense della nostra anchilosata cultura li costringeva a smerciare di nascosto le foto a culo nudo piazzandole agli stranieri. Parlavano di cifre che mi facevano sbavare. Chiudemmo l’accordo. Incinta pagavano il triplo.
Tutto per nulla. Stavo mentendo a mia moglie per questioni di grana. Mi sentìi una merda per un bel pezzo. Quando lei si scoprì sul calendario di un’officina meccanica, si aprì una ferita insanabile nella nostra relazione amorosa.
Comprammo con Cardoso centoventicinquemila ettolitri in sei colori. Questo era tanto per cominciare. Non andammo oltre. La settimana dopo che avevamo ritirato tutto dal porto, sui giornali appare il seguente articolo:

“Bonn (Reuter). Una serie di perizie ha stabilito la causa della morte misteriosa  di più di trenta persone, avvenuta negli ultimi sei mesi nel territorio della Germania Occidentale. E’ stato comprovato che tutti i deceduti avevano tinteggiato la loro casa con prodotti della Von Puffelen Besondere Farbe B. V. Gmbh. Le vernici di questa impresa sono risultate essere del tipo fosforescente radioattivo ed erano state introdotte sul mercato con relativo successo dallo scorso anno…”

In basso, sotto all’articolo, due individui in tuta metallica e dotati di contatori Geiger stavano facendo delle misurazioni nella stanza di una vittima che giaceva dura e scomposta sul letto.
Perlomeno ne vendemmo sei litri a una fabbrica di sveglie. Insistemmo nel far loro uno sconto se ne avessero comprato di più, però risposero che con quella quantità ne avevano a sufficienza fino all’anno duemilacentoventidue, per l’equivalente  di due milioni e settecentocinquantamila unità. Il resto finì come donazione al Centro Atomico di Bariloche.
Con Cardoso mi incontravo al bar e provavamo tanta vergogna da non riuscire nemmeno a guardarci negli occhi. Ci comportavamo come una coppia che avesse dato alla luce un bambino con due teste. Gli amici non ci scherzavano su perchè sapevano quanto la cattiva riuscita dell’affare ci avesse fatto male.

© Alejandro Agresti
La sonrisa no basta - Editorial Norma, 1997
traduzione di Marco Castellani

 

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