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T-BUSINESS
di Jean Fajean
Gli
osservatori sono concordi: il T-business è in continua
espansione. Dopo gli stenti della fase idealista, oggi si può
finalmente parlare di un vero e proprio mercato, solido,
affidabile e soprattutto pervasivo. Perfino il soprelevato Nepal
è stato recentemente dotato della sua brava milonga
settimanale. Superati gli intralci artistici non profit, il
Typical from Argentina (e le sue varianti domestiche) si
riconferma essere il redditizio capital venture di un Tango
sempre più votato all’esportazione. |
Nel
Corano non ci sono cammelli
Jorge Luis Borges
Francamente
non saprei dire se l’ottima performance nepalese sia il risultato
dell’iniziativa di uno sperduto salesman argentino o se invece a
Katmandu non si poteva davvero più prorogare l’avvento di Alberto
Castillo. Ad ogni modo, credo sia corretto interpretare il dato tibetano
come un’ulteriore ratifica delle aspettative di crescita a medio e
lungo termine del T-Business che a suo tempo formulai dalle fiduciose
pagine di The Starving Artist. Conformemente a quelle previsioni, il
Tango nell’ultimo quinquennio ha di fatto conquistato nuovi e più
cospicui mercati grazie al formidabile incremento del PIB (Producto
Interno Bruto) e al concomitante pacchetto di provvedimenti che ne ha
saputo dirottare le spinte inflazionistiche dapprima verso i paesi
limitrofi, poi in quelli overseas. In questo senso dobbiamo dare atto
all’Amministrazione Pubblica di essere intervenuta con tempestività:
il decreto di abrogazione del sorpassato mito d’Anteo, che era in
vigore dall’antichità e che ancora disciplinava il deperimento di
taluni organismi se staccati dal loro luogo d’origine, ha
efficacemente operato a tutela dei numerosissimi cittadini argentini
pronti all’esportazione. La manovra del Governo ha inoltre inteso
ribadire la posizione di supremazia del pubblico interesse anche nella
spartizione degli utili: la collocazione sotto forma di Festival
dell’intero portafoglio-titoli del Tango Statale direttamente nel
cuore dei principali centri finanziari europei, è da considerarsi una
riuscitissima operazione di kiosk-management.
Per quel che concerne invece la T-economy integrata di pubblico e
privato, osserviamo che se da un canto alcune deliberazioni quali ad
esempio la Legge sul Tango, la petizione alle Nazioni Unite, la
semplificazione delle tabelle merceologico-stilistiche, l’ideazione e
la legittimazione retroattiva dei marchi registrati, la depenalizzazione
dei reati contro il copyright coreografico e musicale, la
deregolamentazione del comparto didattico e le agevolazioni alla
trasformazione societaria da coppia in joint-venture hanno avuto il
merito di indicare la rotta, dall’altro è certo che senza
l’indomabile industriosità argentina, senza gli espedienti, ben
difficilmente saremmo riusciti, per così dire, a far ballare la
scimmia.
Al successo planetario del Tango non è dunque estranea
l’intraprendenza del suo soldato semplice, quell’anonimo e
servizievole Carlitos Cricrì che sebbene abbia a malapena frequentato
il biennio da milonguero alle scuole serali e balli ancora come un
ripetente, è ugualmente arrivato a conseguire il diploma in marketing e
a inaugurare – senza aiuto alcuno, e in assenza di richieste! - la sua
valorosa filiale in Europa. I servigi che qui si dispone ad erogare sono
tutti di inoppugnabile autenticità, tanto più apprezzabili quanto meno
contaminati da conoscenze tecniche che svilirebbero il suo stile intatto
e respingerebbero l’utenza. L’ingegno con cui forgia il suo
curriculum, l’advertising door-to-door, il suo maestoso utilizzo del
dumping e l’adesione unilaterale ai gusti del pubblico di cui è
attento servitore, basterebbero a fare di questo giovane imprenditore un
avamposto del Tango più puro. Anche Borges ne va giustamente
orgoglioso:
"Permettetemi innanzi tutto di esprimere la mia soddisfazione di
porteño al constatare che le nuove generazioni di ballerini, seppur
provincianos, si sono dimostrate insensibili ai richiami di un miope
localismo, e hanno saputo scegliere per le loro tipiche acqueforti
tanguere la loro cornice naturale: Buenos Aires. L’antiquata
silhouette equestre del gaucho con il suo corredo di speroni, coltelli,
fazzoletti, nutrie e tacchi alla francese, batte finalmente in ritirata
– dejado como chacarero – verso il brullo orizzonte della
disoccupazione."
Il Typical dunque non è più l’allegro macinino dei nativi, ma un
moderno, aggressivo e sempre aggiornato veicolo di introiti, e tutto
sommato il prodotto finanziario di maggiore rendimento sul quale converrà
investire nel futuro. I quartetti di Bartok, tanto amati da Cortazar,
non disturberanno più l’ascolto del bombo.
Ancor più esplicitamente, Juan Villoro nel suo saggio "Iguane e
dinosauri" ci mette in guardia dai pericoli connessi alla
dismissione d’identità nel generone nazionalista. L’unica risorsa
degli artisti latinoamericani e delle loro diramazioni locali negli anni
a venire - sostiene Villoro – sarà una versatile e volonterosa
autenticità, categoria non più contemplata esclusivamente dalle
discipline valutative, dalla numismatica per esempio, ma anche dalle
performing arts.
Di conseguenza, a Broadway e a Corrientes le principali
compagnie-aziende di Tango si stanno già conformando ad essere
maggiormente autoctone: mentre alcune approntano l’adattamento per
adulti del loro show con l’esonero di compadritos, cantanti da
veglione, Rodolfi Valentini e ballerine anatomically correct, altre
meditano una scrupolosa e più attuale tanghizzazione del cast mediante
l’inclusione di vecchi milongueros, sia nel modello girevole che non.
Se l’autentico può essere prerogativa di una valigia di tricheco, di
un ammaccato bronzo di Boccioni o di un dente di Gardel licitato a
Medellìn, perché non potrebbe esserlo anche di un pacco come il Tango
Milonguero™ o di un addestramento al partnerariato da milonga basato
sulla respirazione e ad essa sostanzialmente circoscritto?
Sia Villoro che Borges convengono che, in materia di autenticità, il
passato non è altro che una determinazione del presente: sono piuttosto
gli epigoni ad inventare i propri precursori. Una moderna trovata
commerciale diventa una tradizione di origine remota, uno stile di ballo
abbandonato perché insignificante, una riscoperta subito brevettata.
Non c’è stravaganza per quanto fasulla che non venga avallata dai
ricordi di un gil.
L’Autenticità è dunque un deliberato valore aggiunto dal futuro
ricco di prospettive.
Accantonato ogni indugio artistico non-profit, il Tango può oggi
disporre di un capital venture mercantile il cui disinibito esercizio è
finalmente all’altezza delle remunerate richieste di esotismo dei
teatri e delle piste di tutto il mondo, Argentina compresa.
Se nel Corano ancora mancano i cammelli, qualcuno di sicuro provvederà
a metterceli.
©
TQR Jean Fajean - Pasqua 2001
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