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FILARMONICA DEI VICOLI STELLATI
di Marco Castellani

He llegado otra vez a los dormitorios solitarios,
a almorzar en los restaurantes comìda frìa,
y otra vez tiro al suelo los pantalones y las camisas,
no hay perchas en mi habitaciòn,
ni retratos de nadie en las paredes

Pablo Neruda

Tra chitarra e chitarrista, diceva Atahualpa Yupanqui, vige un patto poetico. E’ il chitarrista che ammaestra la chitarra a suonare: com’è ormai universalmente assodato, la musica nella maggioranza dei casi è creazione umana, ed è quindi la chitarra ad imparare dal musicista tutto ciò che egli amorevolmente le insegna, dal giro di Do alle ardue diteggiature di Derek Bailey. A sua volta la chitarra, memore di quando era ancora albero nella foresta, racconta all’uomo bellissime storie naturali: il vento tra le foglie, l’alternarsi delle stagioni, l’amicizia con i pennuti di passaggio. Chi sa ascoltare, si potrebbe aggiungere, può vantaggiosamente cogliere il dialogo narrativo che si sviluppa da questo rapporto o addirittura avvertire una simbiosi.
E’ questa una comunione, ancora più evidente nella chitarra tanguera contemporanea, che nasce dalla coesistenza di un duplice linguaggio: da un lato le complessità compositive del Tango moderno, dall’altro l’inesausta anima popolare a cui la sei corde è inestricabilmente avvinta.
Se è vero infatti che il Tango di oggi è musica consapevole ed evoluta, del tutto all’altezza di questi nostri tempi tristi e smaliziati, è anche vero, forse ancor più vero, che nella chitarra del Tango persistono le milongas dei payadores e gli accordi primitivi di quei compadres che più volte Jorge Luis Borges ha descritto nell’atto di temprare chitarre negli stellati vicoli di Palermo Viejo dei primi anni del secolo.
E così la viola, come viene affettuosamente chiamata la chitarra nella parlata di Buenos Aires, fosse anche la viola di domani, non potrà mai prescindere da quelle sincopi esaltate Pugliese Style, dagli acrobatici rubatissimo di Anibal Troilo o dalle visionarie progressioni armoniche di Roberto Grela. Anche nei momenti compositivamente più ricercati e nei passaggi di più raffinata tecnica chitarristica, la chitarra tanguera gioca senza rete, privilegiando il sentimento e l’espressività all’ortodossia, poiché il Tango, come un incendio, non è mai ragionevole: profuma di vita.

© Marco Castellani – 1993

Luis Rizzo Duo de guitarras "Desde el Andèn"
Materiali sonori
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