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IL
BALLETTO NEL BARRIO DI FLORES
di Alejandro Dolina
Come
diceva Jorge Luis Borges, sono gli epigoni a scegliersi i
precursori.
E' quindi con grande piacere che vi presentiamo il nonno della
coreografia popolare argentina: signore e signori, ecco a voi
Aldo Manfredi |
Il
ballerino più famoso che visse nel Barrio di Flores faceva il cameriere
in un bar.
Fu coreografo, direttore e Maestro. Dovette comunque guadagnarsi la vita
lavorando nel Caffè La Perla di Flores. I frequentatori abituali lo
ricordano ancora nell'atto di attraversare il locale sulle punte,
trasportando il vassoio come un'offerta a un Dio pagano; quando lo
chiamavano saltava sui tavolini con le braccia alzate e ricadeva in
ginocchio per ringraziare della mancia. Se c'era poco lavoro, se la
passava esercitandosi alla sbarra con un piede in terra e uno sul
bancone.
Si chiamava Aldo Manfredi. Agli inizi della carriera andava alle
grigliate all'aperto e alle feste di compleanno e aspettava
pazientemente. Non mancava mai il convitato che gli chiedesse di
mostrare la sua arte:
- Ci balli qualcosa, Manfredi.
Senza farsi pregare troppo, Aldo si produceva nel suo numero, con
indosso soltanto un paio di lunghi mutandoni e delle vecchie scarpette
da ballo malconce. Veniva spesso provocato dagli attaccabrighe e dagli
ubriaconi: senza smettere di danzare, Manfredi sfoderava una calibro 38
che teneva sempre in tasca e con movimenti di grande plasticità faceva
capire che avrebbe sparato a chiunque insistesse nel prendersi gioco di
lui.
Che fosse per il suo talento o per il suo cannone certo è che Manfredi
veniva acclamato dovunque andasse.
Malgrado ciò, la fama lo colse solo in età matura grazie al
leggendario Balletto di Flores - da lui stesso fondato - con il quale
raggiunse traguardi formidabili, seppur ignorati dal grande pubblico e
dalla critica ufficiale.
Organizzava spettacoli con l'appoggio dei commercianti della zona. In
queste occasioni i danzatori indossavano costumi speciali con scritte
pubblicitarie. Le orchestre erano poco numerose e spesso si limitavano a
tre chitarristi.
Manfredi aveva l'abitudine di collocarsi tra le quinte per osservare le
coreografie da vicino. Da lì incitava i ballerini con frequenti e
opportune indicazioni. Le sue grida si sentivano in platea.
- Più avanti, Pocho, più avanti !
- Con garbo, Carlos, per favore !
Se le cose non andavano bene, non esitava a irrompere in scena per
rimproverare quei disgraziati. Con le ragazze, invece, era dolce e
paterno. Era sicuro che molti ballerini aspettassero i momenti di più
stretto contatto per approfittare della situazione.
- Tira via la mano di lì - strillava indignato.
Forse per questo evitava di inserire nelle sue coreografie le posizioni
promiscue e gli abbracci prolungati.
Indubbiamente, il contributo più originale di Aldo Manfredi alla Danza
fu l'elaborazione della Teoria del Soggetto, che formulò in un breve
opuscolo di obbligatoria lettura per i suoi allievi, e che più o meno
diceva cose di questo tipo:
Il
Balletto è un genere molto strano. Un gruppo di persone racconta
una storia attraverso passi di danza.
L'efficacia narrativa di tale procedimento è alquanto dubbia. Solo
gli studiosi, i critici o i compilatori dei programmi di sala
sembrano capire di che cosa si tratti e infatti lo spiegano
minuziosamente prima dello spettacolo.
Una semplice piroetta è spesso insufficiente a comunicarci
avvenimenti tanto complessi quali un disinganno amoroso o la
rinuncia al trono di Polonia
Per dirla chiara, nutro il sospetto che senza aiuti esterni, nessuno
sarebbe in grado di capire la natura delle vicende rappresentate.
In
effetti Manfredi aveva personalmente sperimentato l'obiettività delle
sue affermazioni. Varie volte aveva provato a trasformare in Balletto i
libri che leggeva senza che il pubblico andasse più in là della
comprensione del titolo.
In collaborazione con il compositore Ives Castagnino aveva preparato una
versione dei Saggi di Montaigne. Quasi ammattì nello sforzo di far
esprimere ai suoi ballerini la fugacità delle dottrine scientifiche, la
costanza dell'affetto delle bestie e l'incremento del desiderio umano di
fronte alle difficoltà. Per non parlare poi delle abbondanti citazioni
di Marziale, Ovidio, Lucrezio, Plinio, Vegezio, Cicerone, Orazio e Tito
Livio, che nemmeno vennero sospettate dagli osservatori. Inoltre, il
titolo Saggi fu male interpretato da diverse persone, con le conseguenze
che i colti lettori già staranno immaginando.
Per porre rimedio a questi inconvenienti, Aldo Manfredi inventò il suo
celebre Linguaggio del Balletto o Tachigrafia Ballabile, che consisteva
essenzialmente nell'assegnare a ciascun gesto, a ciascun passo e a
ciascuna sequenza un significato permanente. Aprire le braccia indicava
amore, cadere a terra era la morte, correre a casaccio guardando in su
denotava ingenuità.
Con il passare del tempo il catalogo dei movimenti e dei relativi
concetti si fece più ampio. Vediamone alcuni:
Sedersi
per terra: ostinazione, testardaggine
Dar le spalle ad un altro ballerino: tradimento
Saltare su un solo piede: amputazione di un arto
Colpirsi il petto: ammissione di colpa, rimorso
Strisciare la pancia sul palcoscenico: intrighi di palazzo
Girare il dito nei pressi dell'orecchio: pazzia
Dondolarsi: stato di ebbrezza
Fare le capriole: adesione all'idealismo platonico
Girare intorno ad un altro ballerino: adesione alla teoria eliocentrica
Andare a quattro zampe: istinti bestiali
Formare un cerchio con i pollici e gli indici: un altro ha avuto più
fortuna
Anche
così, le chiavi interpretative erano sempre carenti nell'assortimento,
per cui Manfredi arrivò a concepire un passo differente per ogni
parola, includendo perfino i pronomi, le congiunzioni e le preposizioni.
Il dizionario che ne risultò conteneva quattromila vocaboli e a fronte
di altrettanti passi.
Seguendo il nuovo metodo, il Balletto di Flores mise in scena L'Uomo
Mediocre di Josè Ingenieros, con musica di Tango del 900.
L'esperienza fu disastrosa.
I danzatori conoscevano il codice di Manfredi, ma il pubblico no.
Oltretutto ci fu un fatto imprevisto. Una bella frase nel linguaggio
scritto corrispondeva a gesti ed evoluzioni la cui combinazione
risultava essere priva di grazia e addirittura fastidiosa. Il coreografo
volle vedere in questo le conseguenze della capricciosa sintassi di
Ingenieros.
Ad ogni modo non tornò mai più a insistere sulla Tachigrafia
Ballabile.
In
seguito provò con la distribuzione in platea di Spiegatori. Ogni tre o
quattro poltrone, un individuo precedentemente istruito commentava ciò
che accadeva sul palcoscenico:
- Guarda guarda... c'è il traditore.
- Ah, chiaro... sta sognando.
- Quella è la Strega. Sta preparando il filtro magico per sedurre la
principessa.
Il sistema degli Spiegatori si fece insostenibile a causa delle alte
spese e delle continue lamentele del pubblico che pretendeva il
silenzio, anche a costo di rimanere nell'ignoranza.
Manfredi fece allora un ulteriore passo avanti e diede alla luce il
Balletto Parlato. Erano gli stessi ballerini a fornire le spiegazioni
indispensabili.
- Sono il Gigante del Bosco.
- Porca miseria... muoio.
- A chi riuscirà a salvare mia figlia dalle grinfie del malvagio, darò
mille pezzi d'oro, darò...
Gli spettacoli perdettero quota per colpa del respiro affannoso dei
ballerini. Non è facile spiccare salti prodigiosi mentre si recitano
battute complicate. Ciò nonostante, La Tragedia d'Y di Ellery Queen
riuscì abbastanza bene.
La
ricerca di Manfredi non si limitò al campo della comunicazione del
soggetto. Si preoccupò anche di perfezionare il Balletto con
l'introduzione di elementi popolari e attrattivi, in modo da permettere
alle masse di avvicinarsi alla Grande Arte.
Subendo l'influenza di taluni artisti di Cafè-Chantant, si decise a
promuovere la partecipazione attiva del pubblico alle sue opere. Al
principio, lo fece timidamente: durante certi passaggi musicali, il
Direttore dell'Orchestra si girava e gridava:
- Forza, fatemi vedere quelle mani...
Poi concepì numeri in cui gli artisti scendevano in platea a ballare.
Infine, giunse ad ordinare ai membri del Balletto di costringere le
donne del pubblico ad intervenire nella danza. Fu così che diverse
signore per bene vennero ribaltate in aria da fauni lussuriosi, tra il
divertimento degli astanti e l'indignazione dei mariti. Grazie a queste
innovazioni, l'affluenza aumentò. Anche se la presenza di Manuel Mandeb,
del Russo Salzman e di altri fannulloni del Barrio, finì per generare
incidenti gravissimi. Contagiati dal clima partecipativo, questi
lazzaroni salivano sul palcoscenico a molestare le ballerine, sostenendo
a gran voce la necessità di abbassare l'artista dal suo piedistallo.
In anticipo sui tempi, Manfredi montò spettacoli di danza di strada,
che mai riscossero il plauso dei vicini e degli autisti di furgoni.
Ebbero invece grandissimo successo i suoi Tanghi dal Testo Ballabile. Di
solito un balletto di tango si limita a stilizzare i passi popolari: la
creazione del cameriere della Perla fu qualcosa di totalmente diverso.
Si ascoltava un tango con il suo bel testo; nello stesso momento i
ballerini realizzavano passi e volteggi di una classicità
irreprensibile, rappresentando il soggetto di quel dato tango.
In Mi noche triste, un uomo abbandonato percorre il suo
monolocale e verifica la desolazione degli oggetti che gli appartengono,
contaminati dalla malinconia.
Acquaforte prevede innumerevoli personaggi: anziane fioraie, milonguere
finite male, venditori ambulanti di giornali e meschini dongiovanni.
Memorabili furono le versioni di Portero suba y diga, Por
seguidora y por fiel, Mano cruel, A la luz de un candil.
Aldo
Manfredi era - forse a sua stessa insaputa - un artista romantico.
Credeva, come Keats, che la bellezza e la verità fossero una cosa sola.
Si proponeva innanzi tutto di provocare nello spettatore quella
sospensione dell'incredulità di cui parlava Coleridge. Non riuscì mai
a realizzarla del tutto nonostante i suoi sforzi commoventi, o forse
proprio a causa di questi.
Si arrese un po' alla volta e un giorno decise che il Balletto non era
più in grado di esprimere i suoi smisurati propositi. Negli ultimi anni
della sua carriera formò un gruppo di Danza Folklorica che illustrava a
colpi di malambo qualunque episodio della storia argentina, anche a
gentile richiesta del pubblico presente.
Un giorno partì per una tournèe e nessuno lo vide più. Nel Caffè La
Perla ci sono oggi altri camerieri che nulla capiscono di Danza
Classica.
Povero
Manfredi... cercò miracoli nelle strade della Razionalità. Sperperò
il suo genio trattando di dare spiegazioni. Non capì mai che l'Arte è
misteriosa e conduce all'emozione prima che all'intendimento.
Benedetti siano sempre coloro che sanno piangere senza fare domande.
©
Alejandro Dolina, 1986
traduzione di Marco Castellani
COPERTINA
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