Dal
nostro inviato speciale -
Dietro al fondale non ce n'è. E nemmeno tra le quinte. L'analisi
digitale corrobora i risultati dell'ispezione: nel Vraiment Nouveau
Theatre de Neuchatel non c'è un solo granello della regolamentare
polvere del palcoscenico. Almeno qui non verrò accusato di seguire le
tracce lasciate dai piedini di Truman Capote. C'è infatti chi sostiene
- Truman era tra questi - che dopo il definitivo reportage sul tour
americano dei Rolling Stones realizzato per Playboy dal conciso
scrittore di New Orleans negli anni 60, niente di credibile potrà più
essere raccontato dell'opaco mondo del backstage. Di quell'opera
magistrale, faro di tutti i successivi cronisti artistici, il
sottoscritto ricorda prima di tutto il paginone centrale. Eppure, mi
basta muovere qualche passo su queste tavole ancora esenti da piedini,
per provare di nuovo quella certa emozione: gli anni d'oro del
vaudeville, la swingin' Buenos Aires del sainete, la tournèe con il
Saltarin Higgins, quelle due settimane al Chascomous Globe con John
Osborne in "Ricorda con rabbia" (io ero quello che gli
spettatori ricordavano con rabbia). Il tempo, a dispetto delle
intransigenti tradizioni locali, sembra essersi fermato in questo
Cantone. Noi
pensiamo con dolore e vergogna che non abbiamo parlato alle
graziosissime o stupende spettatrici con quella dolce voce che è nel
nostro animo profondamente cavalleresco. No toda es vigilia la de los ojos abiertos - Macedonio Fernandez Non aveva poi tutti i torti il collega Trombetta nel propalare dagli spalti dell'integerrimo ebdomadario Panorama la notizia che la Nueva Compania Tangueros ha scelto la via più impervia, quella del Nuevo Tango, in uno spettacolo dai costumi non suggestivi e dalla danza talmente stilizzata e che così poco concede alla spettacolarità facile, da mettere a dura prova l'insonnia più ribelle. Che
non se ne abbiano a male i nostri specializzati lettori: tra i critici
è infatti diffusa l'opinione che il Tango pertenga al genere sgargiante
del numero-attrazione e della pirotecnica, o che tutt'al più sia un
fenomeno di costume, un passatempo del populacho come si dice in
Argentina, e solo in quanto tale - e sempre quando non intenda eccedere
i confini dell'Arte Popolare già disputatissimi da Croce e Gramsci -
sia degno della disinteressata approvazione di quegli inflessibili
recensori. Altra cosa è discorrere di composizione coreografica, di
drammaturgia, di tecnica, di balletto, di stilistica, ovvero di quei
principi attivi che nella posologìa del Tango - piuttosto che nella
farmacopea della Danza Contemporanea - possono indurre il paziente
critico, il pubblico, o tutt'e tre, a sonnolenza una volta al dì. © TQR Jean Fajean - dicembre 2000
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