A Evaristo
Carriego di Jean Fajean
Di ballerini che si esibiscono sulla musica di A Evaristo Carriego,
nella versione di Pugliese, ce ne sono di più che al mondo
gomme lisce e chiavi perse. Lo dice un vecchio blues per gli amori
andati a male, ma va bene anche per questi estenuanti fautori della
divisione del lavoro: loro sfoggiano i turbamenti coreografici
del caso e il pubblico sbadiglia di commozione. A Evaristo
Carriego è un
tango che mette tutti quanti d’accordo, persino i portabagagli
dell’apilado con gli smanaccioni del nuevo.
Del resto, ogni qual volta sui nostri impiantiti si affaccia una
possibilità di bellezza, costoro reagiscono assestandoci
una rigorosa, o almeno scomoda, bruttezza. Credono così di
salvare lo stile. Ma come non avvertire il paradosso: in tutte
le milonghe
terrene la tanda di Pugliese non è che il modo
più diffuso
per sparecchiare la pista; eppure, già all’arpeggio
di piano gli sparecchiati scattano di nuovo sull’attenti
come se fosse entrato un colonnello o un ospite d’onore.
Di quale automatismo sono alla mercé? Perché questo
tango risuona nei loro cuori tolemaici come un must che
non bisogna perdersi?
Salvate il soldato Verón di El Moplo
Finalmente c’è qualcuno che pareggia i conti con il
Parnaso e che, a suon di bidonate, fa a Julio Bocca e a Gideon Kremer,
per non citarne che due, quel che loro fanno al tango. Con gli stessi
metodi: “una combinazione di arroganza e ignoranza”,
dice il critico del Times; e gli stessi risultati: “una sgangherata
e presuntuosa aberrazione”, dice quello del Daily Mail. Stiamo
parlando della Carmen allestita da Sally Potter, e coreografata e
ballata da Pablo Verón, per l’English National Opera.
Avevamo pensato di inviare El Moplo a Londra per recensire,
e possibilmente spalleggiare, la tanto sospirata rappresaglia. Purtroppo
però, per “impegni presi successivamente”, El
Moplo non ha potuto andare. La mancata visione dello spettacolo non
gli ha comunque impedito di dire la sua.
Il Gato sul tetto che scotta di Tj Locatelli
Tra di noi di felini ne
bazzicano parecchi. Chiunque abbia frequentato, anche solo sporadicamente,
le milonghe di Buenos Aires avrà di sicuro ammirato, o temuto,
le pose del Tigre, stentato a raccogliere lo sguardo poco parallelo
del Puma e conosciuto più di un Gato. A La Ideal c’è ad
esempio quello pelato e con una gamba di plastica che applica il traspié anche
quando non balla. Le matinée della Casa Suiza sono
invece officiate dal Gato Bernasconi, un milonguero elvetico che
ha il 48 di piede. E poi c’è il Barbieri, che col tango
c’entra poco e solo nell’ultimo. Tutto sommato, il nostro
Gato preferito rimane questo qui sotto. Ce ne parla Tj Locatelli,
che è un suo vecchio amico fin dai tempi del leggendario O
Milongueiro di Manaus.
Tango chinein di Marco Castellani
Da quando il tango fa rima con business, le milonghe sono infestate
di esibizioni. Uno non può più andare a ballare senza
che a un certo punto non sia costretto a sedersi e subire le prestazioni
di un qualche fenomeno locale o di passaggio. Sono momenti vetrinistici
che ribassano la milonga a showroom e i milongueros a potenziali
compratori di tegami. I periodici assembramenti denominati festival,
poi, sono sede di lunghi spettacoli, con cambi di costume e coreografie
di gruppo. Pur di esibirsi, i performers non fanno gli schizzinosi
sulle luci, né sui quattro fronti che costringono tre lati
del pubblico pagante a vedere i ponteggi di un salto o il retro di
una posa. Lo schermo congressuale, e più tardi Internet, si
incaricheranno di dilatare l’assenza di pathos oltre i suoi
limiti fisici. Oggi, nella
milonga che canta e che soprattutto conta, gli “artisti senza
spiegazione”, una spiegazione ce l’hanno eccome. E’ quanto
ripete da anni Marco Castellani - un giorno da indiano, un giorno
da sceriffo - anche nel pezzo in quattro pezzi che qui vi presentiamo.
Newton a Pompeya di MC Ningùn Bobby
Alla milonga tutti conoscono e hanno sentito vociare Pedro Alberto
Rusconi alias Tete, senza accento e terza T. E' un ballerino istintivo,
di grande talento naturale e spesso ha ragione da vendere sul rapporto
tra musica e danza. Ai primi di gennaio, il Tete ha compiuto settantadue
anni, quasi tutti ballati. Quelli che mancano, non è stata
colpa sua. MC Ningùn Bobby, uno dei più custoditi
disc-jockey della Radio Colifata e suo compatriota di Pompeya,
traccia il profilo di questo
protagonista del tango salón.
Addetto allo sfarzo di Marco Castellani
Gerardo Portalea ha da poco lasciato le piste terrene. Era uno degli
ultimi esponenti dello stile di Villa Urquiza che tanto è stato
ammirato, copiato e, perché nascondercelo, frainteso. Eleganza,
fantasia, creatività, musicalità ne erano le caratteristiche generali;
Gerardo Portalea ha aggiunto qualcosa di suo: la sottrazione. Ecco
il ritratto che Marco Castellani, suo estimatore, dedica a un grande
artista della lentezza.
Che cos'è un popolo di
Giorgio Agamben
Musica popolare, danza popolare, cultura popolare, partito popolare,
popolo di qui, popolo di là. In questi tempi se ne fa un gran
parlare, ma cos’è esattamente un popolo? Leggiamolo
in questo saggio di uno studioso che di popolare purtroppo non ha
quasi niente. E forse è meglio così.
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