Il Gato che dico io è un pezzo d’uomo
con una vocina da micino, spalle larghe e occhi azzurri come un cielo
tolteco. Non è quel che si dice un gran ballerino, ma il tango
gli viene naturale, come ad altri il grattarsi o il fare soldi. Solo
che lui di soldi proprio non ne fa; anzi, spesso ce li rimette. Di
fronte ai giornalieri rovesci della sorte, il Gato non si perde mai
d’animo, certo com’è che non è necessario
sperare per intraprendere, né riuscire per perseverare. Come
vedete, i saggi consigli della Confindustria raggiungono anche coloro
che vivono di ripieghi.
Volete sapere chi fu il primo a presentare
nelle milonghe una linea di moda tanguera? Chi si inimicò per
questo i fidanzati delle milonguere che aveva convinto a sfilare?
Chi fu minacciato da un Indio geloso con la citazione borgesiana
di “esci, che ti soccombo a cazzotti”? Chi lo ridusse
alla ragione con una sola pappina da sette quintali? Esatto: il Gato.
Chi è stato fotografato e messo a tutta pagina dal Clarìn
mentre stava ballando con una bionda, giusto quella sera in cui aveva
detto alla sua compagna che non si sentiva bene e che sarebbe stato
in casa? Sempre il Gato. Chi ha aperto con un socio una milonga in
piena Amazzonia? Chi ha istituito un corso di tango sotto un vulcano
improvvisamente attivo in Nuova Zelanda? Avete indovinato.
Il Gato è così buono
e simpatico che anche voi ve lo portereste a casa, gli dareste da
mangiare delle specialità e gli rimbocchereste le coperte
nel cedergli il vostro divano. Non fareste lo stesso con un gattino
sparuto tra le pozzanghere e i copertoni di una città spietata?
E’ il credito che si deve all’innocenza.
Nessun socio
può essere così pedante da rinfacciargli di aver sanato
il disavanzo amazzonico col suo orologio. Suo del socio, peraltro:
un caro ricordo di mio nonno. Per questo non ho fatto una piega quando
l’altra sera alla Nacional l’ho visto ballare
con il braccio sinistro ingessato intorno al collo: di sinistri la
biologia
del Gato ne ha da buttar via. Stavolta però l’arto era
inserito in una sensazionale tecnostruttura aggettante in racemi
di titanio. In Ortopedia doveva aver trovato un seguace di Calder.
Non ho potuto fare a meno di interrogarlo in proposito. A domanda,
il Gato rispondeva:
Ero sul tetto di una casa a raddrizzare l’antenna
quando, non so se per il sole, per improvviso mancamento o per scarica
elettrica,
ho perso i sensi. Quando mi sono svegliato, ero all’altezza
del suolo, più precisamente sul suolo, in posizione scomposta,
all’incirca cinque metri più in basso di dove mi trovavo
prima di perdere conoscenza. La mia fronte sanguinava abbondantemente,
sentivo un forte dolore in tutto l’organismo. La mia mano destra
stringeva un pezzo d’antenna. Nonostante i miei continui lamenti,
nessuno mi ha soccorso, anche perché, come risulta dalla ricostruzione
scientifica e dalla sagoma disegnata sul marciapiede, la caduta è avvenuta
in un cavedio interno. Dopo una certa quantità di tempo che
non saprei al momento stabilire, mi sono rialzato per dirigermi verso
il più vicino ospedale. Purtroppo, avendo dimenticato sul
tetto la mia giacca contenente il portafogli con 23 pesos in contanti
e le chiavi, ho dovuto sfondare un vetro per uscire sulla strada,
il che mi ha procurato alcune ferite supplementari. All’altezza
del 6400 di Cangallo mi sono rivolto ad estranei per un prestito
di 25 centavos allo scopo di telefonare al Pronto Soccorso. Il mio
aspetto disordinato, seppur involontario, ha dissuaso i passanti
dall’aiutarmi. Ho quindi cercato di fermare un taxi. Per quanto
urlassi come un forsennato agitando l’antenna, ogni sforzo è risultato
inutile: troppi sospetti sono stati generati dalla campagna diffamatoria
contro noi passeggeri. Non ho pensato di servirmi dei mezzi pubblici
in quanto ero sprovvisto di un titolo di viaggio valido; inoltre
non sapevo quale colectivo prendere, dato che mi trovavo in una zona
della città che conosco poco e in uno stato confusionale.
Temevo anche di svenire sull’autobus e di risvegliarmi al capolinea,
peggiorando la mia situazione. Ho quindi cominciato a camminare in
direzione sud verso l’ospedale Argerich che si trova a quasi
60 cuadras dal luogo dell’incidente. Verso sera mi sono state
portate le prime cure dallo staff del dottor Pernichowsky, la cui
diagnosi, corroborata dalle successive radiografie, è di frattura
multipla complessa al braccio sinistro, pluriematoma al cranio con
lacerazione dell’arco sopracciliare sinistro, trauma toracico
ed escoriazioni sul 75% della superficie epidermica. Proprio adesso
che mi avevano chiamato per una tournée...
Tj Locatelli
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