TQR 15: 26 gennaio 2008


 

Il Gato sul tetto che scotta

di Tj Locatelli

Regno, Classe, Ordine, Famiglia, Genere e infine Specie: la gerarchia della classificazione del vivente la dice lunga su come è concepita e organizzata quella cosa che viene chiamata, non senza ragione, realtà. Secondo la scienza tassonomica, nella grande Famiglia del Tango trova dunque il suo posticino la Sottofamiglia dei Felini di cui tratta questo articolo. Tra di noi, infatti, di felini ne bazzicano parecchi. Chiunque abbia frequentato, anche solo sporadicamente, le milonghe di Buenos Aires avrà di sicuro ammirato, o temuto, le pose del Tigre, stentato a raccogliere lo sguardo poco parallelo del Puma e conosciuto più di un Gato. A La Ideal c’è ad esempio quello pelato e con una gamba di plastica che applica il traspié anche quando non balla. Le matinée della Casa Suiza sono invece officiate dal Gato Bernasconi, un milonguero elvetico che ha il 48 di piede. E poi c’è il Barbieri, che col tango c’entra poco e solo nell’ultimo. Tutto sommato, il nostro Gato preferito rimane questo qui sotto. Ce ne parla Tj Locatelli, che è un suo vecchio amico fin dai tempi del leggendario O Milongueiro di Manaus.

 


Il Gato che dico io è un pezzo d’uomo con una vocina da micino, spalle larghe e occhi azzurri come un cielo tolteco. Non è quel che si dice un gran ballerino, ma il tango gli viene naturale, come ad altri il grattarsi o il fare soldi. Solo che lui di soldi proprio non ne fa; anzi, spesso ce li rimette. Di fronte ai giornalieri rovesci della sorte, il Gato non si perde mai d’animo, certo com’è che non è necessario sperare per intraprendere, né riuscire per perseverare. Come vedete, i saggi consigli della Confindustria raggiungono anche coloro che vivono di ripieghi.
Volete sapere chi fu il primo a presentare nelle milonghe una linea di moda tanguera? Chi si inimicò per questo i fidanzati delle milonguere che aveva convinto a sfilare? Chi fu minacciato da un Indio geloso con la citazione borgesiana di “esci, che ti soccombo a cazzotti”? Chi lo ridusse alla ragione con una sola pappina da sette quintali? Esatto: il Gato. Chi è stato fotografato e messo a tutta pagina dal Clarìn mentre stava ballando con una bionda, giusto quella sera in cui aveva detto alla sua compagna che non si sentiva bene e che sarebbe stato in casa? Sempre il Gato. Chi ha aperto con un socio una milonga in piena Amazzonia? Chi ha istituito un corso di tango sotto un vulcano improvvisamente attivo in Nuova Zelanda? Avete indovinato.
Il Gato è così buono e simpatico che anche voi ve lo portereste a casa, gli dareste da mangiare delle specialità e gli rimbocchereste le coperte nel cedergli il vostro divano. Non fareste lo stesso con un gattino sparuto tra le pozzanghere e i copertoni di una città spietata? E’ il credito che si deve all’innocenza.
Nessun socio può essere così pedante da rinfacciargli di aver sanato il disavanzo amazzonico col suo orologio. Suo del socio, peraltro: un caro ricordo di mio nonno. Per questo non ho fatto una piega quando l’altra sera alla Nacional l’ho visto ballare con il braccio sinistro ingessato intorno al collo: di sinistri la biologia del Gato ne ha da buttar via. Stavolta però l’arto era inserito in una sensazionale tecnostruttura aggettante in racemi di titanio. In Ortopedia doveva aver trovato un seguace di Calder. Non ho potuto fare a meno di interrogarlo in proposito. A domanda, il Gato rispondeva:

Ero sul tetto di una casa a raddrizzare l’antenna quando, non so se per il sole, per improvviso mancamento o per scarica elettrica, ho perso i sensi. Quando mi sono svegliato, ero all’altezza del suolo, più precisamente sul suolo, in posizione scomposta, all’incirca cinque metri più in basso di dove mi trovavo prima di perdere conoscenza. La mia fronte sanguinava abbondantemente, sentivo un forte dolore in tutto l’organismo. La mia mano destra stringeva un pezzo d’antenna. Nonostante i miei continui lamenti, nessuno mi ha soccorso, anche perché, come risulta dalla ricostruzione scientifica e dalla sagoma disegnata sul marciapiede, la caduta è avvenuta in un cavedio interno. Dopo una certa quantità di tempo che non saprei al momento stabilire, mi sono rialzato per dirigermi verso il più vicino ospedale. Purtroppo, avendo dimenticato sul tetto la mia giacca contenente il portafogli con 23 pesos in contanti e le chiavi, ho dovuto sfondare un vetro per uscire sulla strada, il che mi ha procurato alcune ferite supplementari. All’altezza del 6400 di Cangallo mi sono rivolto ad estranei per un prestito di 25 centavos allo scopo di telefonare al Pronto Soccorso. Il mio aspetto disordinato, seppur involontario, ha dissuaso i passanti dall’aiutarmi. Ho quindi cercato di fermare un taxi. Per quanto urlassi come un forsennato agitando l’antenna, ogni sforzo è risultato inutile: troppi sospetti sono stati generati dalla campagna diffamatoria contro noi passeggeri. Non ho pensato di servirmi dei mezzi pubblici in quanto ero sprovvisto di un titolo di viaggio valido; inoltre non sapevo quale colectivo prendere, dato che mi trovavo in una zona della città che conosco poco e in uno stato confusionale. Temevo anche di svenire sull’autobus e di risvegliarmi al capolinea, peggiorando la mia situazione. Ho quindi cominciato a camminare in direzione sud verso l’ospedale Argerich che si trova a quasi 60 cuadras dal luogo dell’incidente. Verso sera mi sono state portate le prime cure dallo staff del dottor Pernichowsky, la cui diagnosi, corroborata dalle successive radiografie, è di frattura multipla complessa al braccio sinistro, pluriematoma al cranio con lacerazione dell’arco sopracciliare sinistro, trauma toracico ed escoriazioni sul 75% della superficie epidermica. Proprio adesso che mi avevano chiamato per una tournée...

Tj Locatelli