Bisognino fa trottà 'a
vecchia di Jean Fajean
Nella Tangolandia di fine secolo scorso e, in misura
minore, dei primi anni di questo qua, il vegliardo è stato
tenuto in gran conto nell’ambiente, tanto che quella del “milonguero
viejo” è diventata in poco tempo una solida figura professionale.
E non mi riferisco all’affetto e all’ammirazione che
spontaneamente proviamo per chi sbaglia da più tempo di noi,
ma al credito che abbiamo concesso agli errori, agli scarti, ai fondi
di magazzino che questi longevi hanno cercato di far passare per
tradizione. Fortunatamente per loro, nulla è incredibile in
materia di tango, nemmeno la storia critica
di questa inesauribile categoria.
Festa di mostri di Alan Pauls
Il caso letterario dell'anno, perlomeno nella mia cuadra,
dove sono l'unico ad aver comprato questo librone audacemente intitolato "Borges".
Si tratta del diario di Adolfo Bioy Casares, amico e sodale del
titolare in copertina, nonché grande scrittore argentino
lui stesso. Grande, e indemoniato negli appunti, a giudicare dalle
1664 pagine in cui ha trascritto, spesso parola per parola, i dialoghi
di quaranta anni di amicizia giornaliera. Naturalmente il libro
ha suscitato molte reazioni tra gli scrittori ivi tirati in ballo,
non tutte indifferenti devo dire, specialmente tra quelli ancora
vivi. E' il noto inconveniente delle recensioni. Quello
che qui vi presentiamo è l'articolo di Alan Pauls, uno scrittore
che si è distinto sull'argomento per la lucidità,
l'equilibrio e la precisione di cui ha dotato le mazzate di ritorno,
appena guastate, forse, da un filo di suscettibilità sindacale.
La sicurezza non è più quella di una
volta di Louis-Ferdinand
Céline
Brutto segno se si deve ricorrere a Céline, ovvero alla
più potente macchina verbale che mai sia scesa in campo
contro il sistema. D'altronde, tempi non sono questi per i segni
buoni, i miracoli o gli incanti. La "divina sicurezza",
lo zucchero del mondo, non ce la fa più a coprire i liquami.
I conti non sono tornati. Non ritornano mai, in economia: l'oste
li fa sempre senza gli affamati.
Il peggior soprano del mondo di Patricio Lennard
A Buenos Aires c'è un cantante
di tango molto conosciuto nell'ambiente per le sue stecche portentose.
Lo chiameremo Gomez, anche se si è scelto un nome molto
più tanguero. Avendolo ascoltato dal vivo solo una volta,
non posso dire se Gomez è il
peggior cantante di tango di tutti i tempi, anche se Pichuquito, il bandoneonista
principe de "La peña del transportista", sembra appoggiare
questa
candidatura. Però sono
sicuro che Gomez, anacronismo a parte, sarebbe stato il telonero ideale
in un concerto di madame Jenkins, il peggior soprano della storia, che qui vi
presentiamo in un appassionato ritratto di Patricio Lennard.
Il Rusito Elias di Guillermo Borovsky
Il tango-danza è un'arte completamente combustibile: brucia
senza lasciare traccia. Invano cercheremmo negli annali del tango
i contributi dei grandi ballerini che ci hanno preceduto. E anche
oggi, se non fosse per Internet che prolunga sui nostri schermi
gli errori che non abbiamo visto dal vivo, nemmeno sapremmo cosa
sta passando di moda in questo stesso momento. D'altra parte, come
si dice anche degli anni 60, se te li ricordi
non c'eri. Quando però fortuna vuole che ci imbattiamo in
qualcuno che non c'era al posto nostro, com'è il caso di
questo discendente del leggendario Rusito Elias e della sua imparziale
testimonianza che ricopiamo pari pari dal sito di Todotango, conviene
credergli sulla parola. Cosa che facciamo subito e volentieri.
El Moplo revisited Intervista con El Moplo
Era forse il 1995 quando intervistammo El Moplo per la prima volta.
Fu al Café Celta, a pochi passi dalla storica sala dell’Associazione
dei Professori d’Orchestra, dove Pugliese provava il mercoledì,
il Sexteto Tango il martedì e la Compagnia Tangueros tutti
i giorni che Dio toglieva alla terra. In quell’occasione
El Moplo, imbaldanzito dal vermut della casa, rivelò ai
nostri lettori tutti i segreti della milonga. La Buenos Aires di
allora non era stata ancora interamente tanghizzata e le milonghe
non erano quei locali per turisti che sono oggi. Allora eravamo
in pochi a conoscerne i codici, ovvero come bisognasse stiracchiarli
per non fare, appunto, la figura del turista. Oggi invece sono
i visitatori europei e americani, con le loro monete forti, a dettare
legge nel tango. Né il Celta né l’Apo esistono
più. Al posto del primo c’è il wine-bar El
Escabio; nel secondo, proprio dove un writer premuroso
aveva scritto “A quien toca este edificio que lo parta
un rayo” (Chi tocca questo edificio venga squartato
da un fulmine), le macerie di un incendio. Sentiamo dunque, dopo
12 anni, che cosa ha da dire El Moplo sui giorni disonorevoli del
tango attuale.
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