TQR 14: 29 settembre 2007


 

TQR n° 14 - Trouble no more

 


Bisognino fa trottà 'a vecchia di Jean Fajean
Nella Tangolandia di fine secolo scorso e, in misura minore, dei primi anni di questo qua, il vegliardo è stato tenuto in gran conto nell’ambiente, tanto che quella del “milonguero viejo” è diventata in poco tempo una solida figura professionale. E non mi riferisco all’affetto e all’ammirazione che spontaneamente proviamo per chi sbaglia da più tempo di noi, ma al credito che abbiamo concesso agli errori, agli scarti, ai fondi di magazzino che questi longevi hanno cercato di far passare per tradizione. Fortunatamente per loro, nulla è incredibile in materia di tango, nemmeno la storia critica di questa inesauribile categoria.

Festa di mostri di Alan Pauls
Il caso letterario dell'anno, perlomeno nella mia cuadra, dove sono l'unico ad aver comprato questo librone audacemente intitolato "Borges". Si tratta del diario di Adolfo Bioy Casares, amico e sodale del titolare in copertina, nonché grande scrittore argentino lui stesso. Grande, e indemoniato negli appunti, a giudicare dalle 1664 pagine in cui ha trascritto, spesso parola per parola, i dialoghi di quaranta anni di amicizia giornaliera. Naturalmente il libro ha suscitato molte reazioni tra gli scrittori ivi tirati in ballo, non tutte indifferenti devo dire, specialmente tra quelli ancora vivi. E' il noto inconveniente delle recensioni. Quello che qui vi presentiamo è l'articolo di Alan Pauls, uno scrittore che si è distinto sull'argomento per la lucidità, l'equilibrio e la precisione di cui ha dotato le mazzate di ritorno, appena guastate, forse, da un filo di suscettibilità sindacale.

La sicurezza non è più quella di una volta di Louis-Ferdinand Céline
Brutto segno se si deve ricorrere a Céline, ovvero alla più potente macchina verbale che mai sia scesa in campo contro il sistema. D'altronde, tempi non sono questi per i segni buoni, i miracoli o gli incanti. La "divina sicurezza", lo zucchero del mondo, non ce la fa più a coprire i liquami. I conti non sono tornati. Non ritornano mai, in economia: l'oste li fa sempre senza gli affamati.

Il peggior soprano del mondo di Patricio Lennard
A Buenos Aires c'è un cantante di tango molto conosciuto nell'ambiente per le sue stecche portentose. Lo chiameremo Gomez, anche se si è scelto un nome molto più tanguero. Avendolo ascoltato dal vivo solo una volta, non posso dire se Gomez è il peggior cantante di tango di tutti i tempi, anche se Pichuquito, il bandoneonista principe de "La peña del transportista", sembra appoggiare questa candidatura. Però sono sicuro che Gomez, anacronismo a parte, sarebbe stato il telonero ideale in un concerto di madame Jenkins, il peggior soprano della storia, che qui vi presentiamo in un appassionato ritratto di Patricio Lennard.

Il Rusito Elias di Guillermo Borovsky
Il tango-danza è un'arte completamente combustibile: brucia senza lasciare traccia. Invano cercheremmo negli annali del tango i contributi dei grandi ballerini che ci hanno preceduto. E anche oggi, se non fosse per Internet che prolunga sui nostri schermi gli errori che non abbiamo visto dal vivo, nemmeno sapremmo cosa sta passando di moda in questo stesso momento. D'altra parte, come si dice anche degli anni 60, se te li ricordi non c'eri. Quando però fortuna vuole che ci imbattiamo in qualcuno che non c'era al posto nostro, com'è il caso di questo discendente del leggendario Rusito Elias e della sua imparziale testimonianza che ricopiamo pari pari dal sito di Todotango, conviene credergli sulla parola. Cosa che facciamo subito e volentieri.

El Moplo revisited Intervista con El Moplo
Era forse il 1995 quando intervistammo El Moplo per la prima volta. Fu al Café Celta, a pochi passi dalla storica sala dell’Associazione dei Professori d’Orchestra, dove Pugliese provava il mercoledì, il Sexteto Tango il martedì e la Compagnia Tangueros tutti i giorni che Dio toglieva alla terra. In quell’occasione El Moplo, imbaldanzito dal vermut della casa, rivelò ai nostri lettori tutti i segreti della milonga. La Buenos Aires di allora non era stata ancora interamente tanghizzata e le milonghe non erano quei locali per turisti che sono oggi. Allora eravamo in pochi a conoscerne i codici, ovvero come bisognasse stiracchiarli per non fare, appunto, la figura del turista. Oggi invece sono i visitatori europei e americani, con le loro monete forti, a dettare legge nel tango. Né il Celta né l’Apo esistono più. Al posto del primo c’è il wine-bar El Escabio; nel secondo, proprio dove un writer premuroso aveva scritto “A quien toca este edificio que lo parta un rayo” (Chi tocca questo edificio venga squartato da un fulmine), le macerie di un incendio. Sentiamo dunque, dopo 12 anni, che cosa ha da dire El Moplo sui giorni disonorevoli del tango attuale.