Illuminismo del tango teatrale di Marco Castellani
Molti lettori ci hanno chiesto di dire qualcosa di efferato sulla
recrudescenza degli show di tango nei nostri bei teatri italiani.
Ebbene, eccoli accontentati. Preparatevi, perché è una
bella pappardella. Il suo autore, Marco Castellani, è uno
del mestiere: sono 25 anni che si è buttato nel tango con
una pietra al collo, ne ha visto tutti gli spettacoli significativi
e si muove senza tentoni perfino su questi palcoscenici così poco
illuminati. Castellani, come vedrete, confonde abilmente termini
elettrotecnici e concetti filosofici, e solo verso la fine sembra
trovare un’opinione per le sue parole. Ovviamente l’opinione
non è sua, ma di Lele Luzzatti, il che permette anche a
questa poca rivista, che pur non avrebbe i titoli per farlo, di
ricordare il grande uomo di teatro uscito di scena lo scorso gennaio.
Ed è questa sua geniale intuizione, a proposito di luci,
bestie buone e scarabocchi, a rischiarare in extremis la faticosa
dissertazione del nostro collaboratore.
Carlitos di Osvaldo Soriano
Noioso come un ascensore senza specchio, come un incidente stradale
tra tartarughe, come la tabellina dell'uno: il dibattito sulla stiracchiata
nazionalità di Carlos Gardel è ormai diventata un'analogia
stabile nel repertorio delle arguzie bonaerensi. Meno male che ad
occuparsene stavolta è il grande Osvaldo Soriano che, da buon
argentino a Parigi, vede la questione con il disincanto dell'esiliato.
Critica della coppia di Alejandro Lipcovich
Lo studioso Remi Hess, allievo di Henri Lefebvre e ordinario all'Università di
Parigi VIII, non si occupa solo di sociologia della vita quotidiana,
ma estende le sue fulminanti analisi anche al ballo di coppia, in
particolare valzer e tango. Qualche anno fa è venuto a Buenos
Aires per dare un'occhiata a quella danza che tanto accuratamente
ci aveva descritto nei suoi libri. Ne ha subito approfittato Alejandro
Lipcovich per fargli qualche domanda.
Ci sono delle cose che non sembrano troppo intelligenti nemmeno tradotte
dal francese. Del resto, questo è ciò che passa il
nostro bel convento del tango: mancanza di tatto storico e psicologia
da pianerottoli a granel.
Falucho Burgos nella Parigi di Juan Sasturain
A nostro sindacabilissimo giudizio, Juan Sasturain è il miglior
erede di quella tipica tradizione argentina del letterato popolare,
tanto impermeabile a dottrine e accademie quanto particolarmente
versato nella nostra pirotecnica parlata stradale. Nella recente
estate australe, Sasturain è venuto pubblicando su Pagina/12
una serie di "Scritti sulla sabbia". In questo che qui
presentiamo, ci narra la storia di un salsero che negli
anni '60 cominciò la
sua carriera in una confetteria di Mar del Plata chiamata Parigi.
La musica della vita di José Pablo Feinmann
La musica è sempre stata per me tutto il contrario di un amore
corrisposto. Per non parlare poi della letteratura, del tango, e
già che ci siamo, delle ragazze. Posso quindi capire l'entusiasmo
corpulento che José Pablo Feinmann riversa sui veri musicisti.
Nell'articolo che qui pubblichiamo nella traduzione del nostro Locatelli,
lo scrittore ci parla degli egregi pianisti che non riusciremo mai
a diventare.
La banca del Maghreb di Franco Fortini
Vada il mondo contro un quercia! Quante volte avremo pronunciato
in cuor nostro questo augurio toscano degno di Cecco Angiolieri.
Eppure troviamo sempre un antidoto, o forse un alibi, alla rabbia
e all'impotenza che ci colgono ogni volta che ci dimentichiamo della
nostra dimenticanza. Leggiamo, allora, cosa scriveva Franco Fortini
nel 1991, subito dopo la guerra del Golfo.
Agosto y final di Marco Castellani
"Ora che Luis non c'è più, il vuoto che lascia
riesce facile alla penna". Così Marco Castellani, che
di Luis Rizzo è stato amico e compagno di lizza ai tempi eroici
in cui il tango in Italia era un "qualcosa" tra Piazzolla
e il liscio, conclude il suo ritratto del grande chitarrista e compositore
scomparso lo scorso 26 febbraio a Parigi. Nel suo scritto, Castellani
ripercorre per intero la storia di Luis, sbalzandola a colpi di pirografo
dallo sfondo buio, ma a tratti esaltante, di questo ultimo mezzo
secolo.
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