Minima Tangalia
Parva Licet
di MC Ningùn Bobby
In un memorabile film di
cui al momento mi sfuggono titolo, regista e interpreti, un’accozzaglia
di vilains dal
cuore d’oro finge, per scopi benefici, di essere l'alta società,
la così detta crème de la crème.
Sono costoro i cavallereschi, e altrove introvabili, marioli che
Damon Runyon ha impiantato nella sua Broadway di zucchero filato, booze e
paternalistici sganassoni. Hanno facce patibolari e sbrigano con
disinvoltura le piccole e quasi virtuose incombenze della malavita
romantica: sono imbroglioni, truffatori, bari, allibratori, biscazzieri.
Ladri sì, ma con un codice d’onore, dato che per vivere
fuori dalla legge bisogna essere più onesti del normale.
Sono tutti rigorosamente analfabeti e ignorano fin nei minimi dettagli
le pittoresche buone maniere che vigono nel gran mondo. Dopo un
corso accelerato di etichetta, di cui imparano in fretta il birignao,
indossano tumultuosi abiti da sera, dissimulano con fili di perle
e colletti inamidati i colli taurini, e si conferiscono reciprocamente
le più lusinghiere onorificenze. Così trasformati
in altrettanti ambasciatori, capitani d’industria, alti prelati,
duchesse e governatori dell’Ohio, si dispongono a ricevere
gli aristocratici forestieri su cui devono fare colpo. La scena
del party è un’esilarante parodia delle alte sfere.
- Come sta, integerrimo Visconte?
- Posso avere l’ardire di presentarle un’Eminenza coi controfiocchi?
- Questo champagne è meglio di quello dell’ospedale, vero emerito
Chirurgo?
Sono diversi anni che il film non lo vedo, ma il sequel ce l’ho
sotto gli occhi tutti i venerdì sera qui alla Quinta del Ñato.
Dalla mia sopraelevata postazione di Camerlengo della Milonga, osservo una
pista affollata di celebrità che si fanno strada a mujerazos,
cioè a donnate, attraverso i pochissimi sconosciuti.
- Perché non guarda dove va, insigne Docente?
- Ho pestato di meglio, provvidenziale Pedagogo.
- La ronda non le va a genio, deperibile Milonguero?
- Questa veramente sarebbe la cortina, inascoltato Demiurgo.
Eh sì, da quando è montata la valanga turistica, nel tango ci
sono più maestri che discepoli, più étoile che ballerini,
più primedonne che generici. I nostri magnifici coatti ora fanno per
davvero i manager di chioschi didattici, i promotori di feet-clinics,
i grossisti di pisadas, volcadas, colgadas e altri
pezzi di ricambio, gli specialisti di milonga con traspié, sin
traspié e con màs o menos de traspié. I
più abrogati
milongueros del genere bostezos a granel riscaldano ancora una volta
le loro immangiabili minestrine; perfino i gauchos, ossia i ballerini di folklore,
disertano le danze telluriche per dare finalmente al tango il sapore precolombiano
dello zapateo con tacco francese.
Sono tutti diventati maestri ex-officio, senza noviziato e senza veglia d’armi,
appendendo un diplomino alla parete come i barbieri o piazzandosi tra i primi
cinquanta
in un qualsiasi campionato di tango, o anche solo dicendolo in giro, come rimedio
alla distrazione del pubblico. Ecco dunque l’espediente casalingo, l’emendamento
porteño che schiva quella famosa legge non scritta dell’araldica
secondo cui un titolo non lo si chiede, non lo si rifiuta e soprattutto non
lo si porta. Nel tango, come nelle sceneggiature di Damon Runyon, ma con l'aggravante
dei motivi abietti, il titolo ce lo si dà soprattutto da soli.
© MC Ningùn Bobby
Buenos Aires, 2006
Minima Tangalia
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