TQR 12: 9 dicembre 2006

 


Minima Tangalia

Parva Licet
di MC Ningùn Bobby

In un memorabile film di cui al momento mi sfuggono titolo, regista e interpreti, un’accozzaglia di vilains dal cuore d’oro finge, per scopi benefici, di essere l'alta società, la così detta crème de la crème. Sono costoro i cavallereschi, e altrove introvabili, marioli che Damon Runyon ha impiantato nella sua Broadway di zucchero filato, booze e paternalistici sganassoni. Hanno facce patibolari e sbrigano con disinvoltura le piccole e quasi virtuose incombenze della malavita romantica: sono imbroglioni, truffatori, bari, allibratori, biscazzieri. Ladri sì, ma con un codice d’onore, dato che per vivere fuori dalla legge bisogna essere più onesti del normale. Sono tutti rigorosamente analfabeti e ignorano fin nei minimi dettagli le pittoresche buone maniere che vigono nel gran mondo. Dopo un corso accelerato di etichetta, di cui imparano in fretta il birignao, indossano tumultuosi abiti da sera, dissimulano con fili di perle e colletti inamidati i colli taurini, e si conferiscono reciprocamente le più lusinghiere onorificenze. Così trasformati in altrettanti ambasciatori, capitani d’industria, alti prelati, duchesse e governatori dell’Ohio, si dispongono a ricevere gli aristocratici forestieri su cui devono fare colpo. La scena del party è un’esilarante parodia delle alte sfere.
- Come sta, integerrimo Visconte?
- Posso avere l’ardire di presentarle un’Eminenza coi controfiocchi?
- Questo champagne è meglio di quello dell’ospedale, vero emerito Chirurgo?
Sono diversi anni che il film non lo vedo, ma il sequel ce l’ho sotto gli occhi tutti i venerdì sera qui alla Quinta del Ñato. Dalla mia sopraelevata postazione di Camerlengo della Milonga, osservo una pista affollata di celebrità che si fanno strada a mujerazos, cioè a donnate, attraverso i pochissimi sconosciuti.
- Perché non guarda dove va, insigne Docente?
- Ho pestato di meglio, provvidenziale Pedagogo.
- La ronda non le va a genio, deperibile Milonguero?
- Questa veramente sarebbe la cortina, inascoltato Demiurgo.
Eh sì, da quando è montata la valanga turistica, nel tango ci sono più maestri che discepoli, più étoile che ballerini, più primedonne che generici. I nostri magnifici coatti ora fanno per davvero i manager di chioschi didattici, i promotori di feet-clinics, i grossisti di pisadas, volcadas, colgadas e altri pezzi di ricambio, gli specialisti di milonga con traspié, sin traspié e con màs o menos de traspié. I più abrogati milongueros del genere bostezos a granel riscaldano ancora una volta le loro immangiabili minestrine; perfino i gauchos, ossia i ballerini di folklore, disertano le danze telluriche per dare finalmente al tango il sapore precolombiano dello zapateo con tacco francese.
Sono tutti diventati maestri ex-officio, senza noviziato e senza veglia d’armi, appendendo un diplomino alla parete come i barbieri o piazzandosi tra i primi cinquanta in un qualsiasi campionato di tango, o anche solo dicendolo in giro, come rimedio alla distrazione del pubblico. Ecco dunque l’espediente casalingo, l’emendamento porteño che schiva quella famosa legge non scritta dell’araldica secondo cui un titolo non lo si chiede, non lo si rifiuta e soprattutto non lo si porta. Nel tango, come nelle sceneggiature di Damon Runyon, ma con l'aggravante dei motivi abietti, il titolo ce lo si dà soprattutto da soli.

© MC Ningùn Bobby
Buenos Aires, 2006

Minima Tangalia