Autobiografia di non si sa chi
ovvero
Autobiografia di uno così sconosciuto
che non si sa se è lui
*
Se è vero quello che i giornali di Moròn, sempre seppelliti
dalle notizie, vanno ripetendo a tutti quelli che al mondo non stanno
più svegli per saperlo, il famoso ballerino orale Banzo Lopez,
o Chicho Martinez o forse Mastronzo o Buzardo, inconfondibile notorietà della
danza contemporanea la cui celebrità cresce giorno per giorno
e presto o tardi, visto che ancora non si sa quanto sia conosciuto,
arriverà al pubblico, sarebbe tuttora l’unico a mettere
in atto la squisita sensibilità di non darsi a sapere perfino
negli istanti di maggior popolarità, che del resto egli sfrutta
per occultarsi, come farà anche adesso in questa autobiografia
in cui è riparato per mantenere l’incognito. La sua
popolarità non ha mai informato nessuno di sé, ma al
contrario scopre e contraddistingue molti di coloro di cui si celebra
soprattutto il fatto di ignorarli. Lui però lo si ignora in
modo più personale dato che non si riesce a reperire nessun
altro che gli sia uguale sputato. Una volta fatto l’elenco
delle persone di cui nulla si sa, che non sono più di otto
o dieci, non ve ne si trova uno che gli assomigli, nemmeno in quell’aria,
così eloquente e rivelatrice, da sconosciuto a prima vista.
Devo
però al lettore la spiegazione di come sono arrivato
ad instaurare il genere dell’autobiografia scritta da un altro.
Mi sono reso conto che, affinché nessuno resti senza pubblicità,
esiste il modello di autobiografia istantanea scattata da chiunque
abbia con noi un incidente per strada. Per poco competente in imprecazioni
che costui sia, farà in due minuti la lista dei nostri difetti,
riconoscendoli uno per uno come uno specialista e, mentre ci consiglierà cavallerescamente
di sostituirli con le virtù di cui egli è invece guarnito,
farà tutto ciò che è nelle sue mani, e in altre
estremità, perché quello di noi due che avrà poi
bisogno di un medico non sia lui. Quale scrittore potrebbe d’acchito
descriverci con uno stile da primo atto così terso e sincero,
come quell’uomo, per giunta in un momento di grande attività in
cui è tanto urgente ritrarci a corpo intero quanto percuotercelo?
In tale circostanza anche il più modesto tra noi si rallegra
al sapere che molto lo si conosce in una città in cui credeva
di vivere ignorato.
Inoltre, molti libri portano un ritratto in copertina; questo indica
che sono di quelli che hanno un autore? Io prima credevo che fosse
l’autobiografia l’unica ad averlo e che fosse l'autore
stesso a dover scrivere la sua, essendo egli il meglio informato
sulla sua persona, dando luogo, di conseguenza, a un’opera
in cui scrive dall’inizio alla fine e solo di sé,
due clausole ben poco attraenti e sociali. E’ il parlare
sempre ed esclusivamente di sé che determina l’immodestia
dell’autobiografia;
ma, nella mia, questo aspetto poco invitante lo evito grazie al
fatto che l’ha scritta un altro.
Fine della spiegazione.
Sebbene non affermeremmo che non ci sia
qualcuno che ignori più di
noi il suddetto autobiografato (e se lo conoscessimo gli cederemmo
subito la penna riconoscendo la maggior autorevolezza), firmiamo
la presente autobiografia in ragione del fatto che, dato che di
lui si ignora tutto, chiunque potrebbe essere il suo autobiografo
e allo
stesso tempo patire l’onorevole insicurezza di, per caso,
non esserlo; non potremmo nemmeno dire di essere i più avvertiti
nell’ignorarlo e per questo i più adatti a salvaguardare
l’ignoranza nei suoi riguardi diffondendola attraverso libri
e allusioni.
Tra le frasi sagge che ignoriamo abbia detto, e lo ignoriamo dalla
sua propria bocca confidenziale, ricorderemo quella che dice: ӏ la
parte che non si conosce di un uomo che lo rende conosciuto”,
come pure quella de “la popolarità e l’autobiografia
o confessione biografica sono le due opportunità più convenienti
per occultarsi, al pari della fotografia cosidetta fedele”.
Ugualmente ignoriamo ciò che era solito dire, e cioè che
le biografie, le autobiografie e le interviste a uomini celebri
costituiscono l’apice della narrativa, e quindi dovrebbero
essere adoperate alla rovescia, come si usa fare con gli amici
maldestri ma vanitosi,
a cui si chiede di fare proprio quello che non desideriamo venga
fatto: tutto ciò che di sé afferma l’autobiografato,
non è stato, anche se avrebbe voluto.
Procedendo così, si riuscirà ad essere sempre ben informati
dalla lettura di memorie, confessioni, testamenti, diari intimi,
vite e dichiarazioni di grandi uomini visti da vicino. E così è per
tutti questi lavorii: un’autobiografia abilmente eseguita vi
rende simultaneamente celebri e sconosciuti. Per la verità gli
autobiografati rimangono gli unici sconosciuti autentici. Al giorno
d’oggi la pubblicità è talmente essenziale in
tutto, che la mera passività non basta a farci raggiungere
il rango di sconosciuto: bisogna prendersi la briga di scrivere un’autobiografia.
Osservando queste norme, un giorno potrò dire:
Ho realizzato l’autobiografia del più compiuto, esperto
e documentato sconosciuto del mondo, il cui grande temperamento nell’esserlo
ha reso possibile la creazione dell’unico caso di ignoranza
assoluta, per non dire scientifica, nei riguardi di qualcuno; e la
cui varia e abbondante natura ha fatto sì che mai se ne dichiarerà conclusa
l’ignoranza, per quanto intricato possa essere l’ammasso
di notizie mancanti su di lui.
La sua gloria non si conobbe, ma fu finalmente l’uomo che nessuno
seppe di lui, anche se ancora non sappiamo se lo sappiamo o lo ignoriamo;
forse questo poco sapere è addirittura esagerato perché la
sua singolarità di non scoperto era tale che nemmeno gli sbagli
e i malintesi si potevano considerare, nei suoi confronti, veritieri.
(La mia è stata una scelta voluta, derivante dal previo computo
su base planetaria di tutte le persone d’età, diffusione
e attitudini sufficienti per ignorare ogni cosa di lui, punto per
punto).
E’ stato un lavoro molto soddisfacente perché, a parte
quelle poche persone che avranno saltato delle pagine, o che saltandole
tutte avranno omesso velocemente l’intero volume, tutte le
altre hanno portato a termine la lettura stupendosi che un autore
solo potesse ignorare tanto di qualcun altro e, sull’onda di
un tale exploit, mi hanno cercato per affidarmi l’incarico
delle loro autobiografie. Hanno dovuto però rassegnarsi al
fatto che io non abbia voluto ascoltare nessuno degli innumerevoli
dati che avevano accumulato per facilitare il compito dei loro biografi.
Privati del piacere di fornire dati di sé, cioè della
prima cosa cui si deve rinunciare in un genere biografico severo
come il mio, si sono ritirati delusi. Ma è anche successo
che alcune persone che volevano figurare nel mondo come dei non lettori
del mio libro, sono state condotte da un’abile conversazione
di qualche incredulo di ciò, ad esibire un’ignoranza
così completa della mia non conoscenza assoluta, da lasciar
intendere che avrebbero potuto acquisirla solamente leggendomi.
Ci è stato un critico poi che si è congratulato con
me per la somiglianza con cui avevo ritratto il mio soggetto in quelle
pagine. Ma, insieme ai fotografi per signora, noi biografi di sconosciuti
siamo contro questo tipo di approvazione e ci onoriamo di non farcene
vanto. * Queste nuove notizie relative allo Sconosciuto che nel libro
precedente eravamo riusciti a rendere più ignorato di quanto
non fosse al naturale, sono aggiunte parziali e pressoché ininfluenti
all’infinito della sua non conoscibilità, la quale,
dignitosa com’è, non si presterà mai alla volgare
completezza di dati tipica delle Biografie.
© Macedonio Fernandez
Papeles del recienvenido, 1929
trad. Marco Castellani
|