E
arriviamo così agli anni 60, nel corso dei quali
il popolo argentino vive dei brevi periodi costituzionali tra un
colpo di stato e laltro. Un periodo caratterizzato da insicurezza
economica e repressione in quasi tutta lAmerica latina.
In Argentina questa
situazione dura fino al 1984, anno in cui i militari, indeboliti dalla
disfatta delle Malvine, sono costretti a lasciare il potere. Bisogna
anche dire che fin dal 1955, anno della caduta di Peron, la diffusione
della musica popolare simpoverisce lasciando campo aperto alla
grande invasione culturale ed economica nord-americana. Spariscono i
balli popolari e quel poco che resta si trasforma ben presto in una sorta
di caricatura del recente passato.
Nei distretti del tango tradizionale
continuano a vivere e a suonare alcune grandissime orchestre, come
quelle di Osvaldo Pugliese, di Anibal Troilo, di Horacio Salgàn e di
Leopoldo
Federico, per esempio. I tangos del bandoneonista Julian Plaza saranno
forse gli ultimi a combinare la tradizione popolare con gli elementi
davanguardia, questi ultimi introdotti con prudenza: Danzarìn,
Melancolico, Nostalgico, Dominguera, Nocturna, eccetera. Altri musicisti,
che pur facevano parte dellepoca doro del tango, scelgono
invece strade diverse, più solitarie, di ricerca e di sperimentazione.
Quelli con più talento sono Astor Piazzolla e Eduardo Rovira.
Entrambi si avventurano nelle ricerche musicali sotto linfluenza
determinante della musica classica, di Bach, di Beethoven, di Mozart,
di Bartok.
Nasce dunque il movimento del così detto tango
davanguardia.
Sono anni di esperimenti, di contaminazioni, forse più di
confusione che di fusione. E proprio con una formazione da
camera che Piazzolla comincia il suo cammino, mentre Rovira stabilisce
la formazione tipica
del tango contemporaneo, lAgrupaciòn de Tango Moderno,
con due bandoneòn, due violini, un violoncello, piano e contrabbasso.
Questi due musicisti, che sono grandi armonisti e compositori, sono
stati anche arrangiatori delle orchestre tradizionali. Introducono
cambiamenti
importanti nella scrittura e nellarmonia, tanto che solo gli
esperti riescono ora a identificare le melodie del tango tradizionale;
ci sono
anche rilevanti modifiche ritmiche, la sparizione della regolarità del
tempo, ad esempio, così indispensabile alla danza. Un po alla
volta si consolida la struttura tipo del tango, che nel giro di pochi
anni diventa un vero e proprio cliché: la parte A rapida,
la parte B lenta.
Con i complessi numerosi, i due compositori hanno
scarso successo;
ripiegano quindi su soluzioni di minor formato e più dinamicità.
Piazzolla con il Quinteto Nuevo Tango, Rovira con il suo trio. Tutti
e due entrano in conflitto con il tango tradizionale e con i tangueros;
in effetti, dal loro punto di vista, il tango tradizionale non è che
una tappa già sorpassata e il suo luogo naturale non è più il
salone da ballo, ma la sala da concerto. Le due correnti, davanguardia
e tradizionalista, seguono ciascuna una propria strada, gli uni attaccati
a una tradizione che sta scomparendo, gli altri preoccupati di raccogliere
persino le più discutibili influenze.
Ci sono anche musicisti
che cercano di fondere il tango con il rock, con batteria e sintetizzatori.
Il risultato però non è più tango, ma rock con
un pochino di bandoneòn.
Piazzolla ricercherà spesso
gli incontri con musicisti di altre aree, anche con i grandi del
jazz, come Jerry
Mulligan e Gary Burton, e si farà conoscere e riconoscere
in Europa. Comporrà centinaia di pezzi, dalla musica per orchestra
darchi,
ai quartetti, allorchestra sinfonica. Anche Rovira, ma in maniera
più nascosta. Gravemente ammalato, scompare prematuramente
nel 1980 lasciando unopera vastissima, la maggior parte della
quale è tuttora
inedita. Questi due musicisti, entrambi bandoneonisti, hanno avuto
uninfluenza
fortissima sia sui tradizionalisti (Osvaldo Tarantino, Osvaldo Manzi,
Leopoldo Federico, Atilio Stampone... ) che sui giovani (Rodolfo
Mederos, Dino Saluzzi... ).
Grazie a questo rinnovamento, intorno agli anni 70, lEuropa comincia
a riscoprire il Tango, soprattutto quello di Piazzolla e del Cuarteto
Cedron. Allinizio lo fa ascoltandolo nelle sale da concerto, ma
poi, a partire dal 1980 in Germania, anche ballandolo: forse è proprio
da qui che il fenomeno ritorna in Argentina. Per ora è solo un
augurio o una sorta dincoraggiamento: il tempo ci dirà il
vero senso di tutto questo. Che la gioventù dArgentina sinteressi
di nuovo al tango è senzaltro confortante, dato che lo fa
guardando tutte le tendenze e considerando persino il tango arcaico,
quello degli inizi del secolo scorso, e anche la milonga, come se volesse
ricominciare tutto da capo. Del resto il tango è una musica molto
giovane, non ha che cento anni di vita! Ci sono anche dei giovani che
provano a mescolare il tango con la musica contemporanea.
Per quel che mi riguarda, dopo le prime mosse dellassociazione
con Praino e Cedron nel 1962-1963, che più tardi diventerà il
Cuarteto Cedron, comincio a perfezionare la mia tecnica studiando con
due nuovi maestri: Alejandro Barleta e, soprattutto, Francisco Requena,
due musicisti classici. Ancora più importanti sono le relazioni
che stabiliamo con alcuni poeti contemporanei: ci si aprono le porte
di un mondo nuovo e il nostro progetto prende forma, a partire dalle
radici della musica popolare, essenzialmente il tango, ma anche valzer
e milonga. Cedron, che è chitarrista e cantante, si incarica di
mettere in musica le poesie; noi invece ci occupiamo prevalentemente
della parte strumentale: gli arrangiamenti presentano degli intermezzi
solo musicali e lasciano alla parte cantata le armonie e i ritmi più semplici,
per non disturbare la comprensione del testo; da questo, e dalla metrica
irregolare dei versi, viene la rottura con le forme tradizionali. Non
avevamo quasi ancora cominciato che subito ci piovono addosso le critiche
dei critici: per i tradizionalisti, noi siamo davanguardia, per
lavanguardia siamo tradizionali. E questo è sempre stato
il nostro destino; ciononostante siamo ancora più convinti che
essendo il tango una musica giovane, la tradizione non può essere
incompatibile con il contemporaneo, sempre che la tradizione venga interpretata
bene, con passione e con rispetto.
Ma il pubblico degli anni 60 è profondamente disorientato, del
tutto chiuso alle nuove proposte. La maggior parte dei giovani si adatta
alla musica che veniva da fuori. Alcuni musicisti sono addirittura costretti
a cambiare di strumento e passare alla chitarra elettrica, al sassofono,
al clarinetto o alla tromba.
Da parte nostra, nel 1965, in una cantina
apriamo il Gotan, ovvero il primo caffè concerto dellepoca:
qui i migliori musicisti delle nuove generazioni suonano insieme a noi,
da Piazzolla a Rovira, da Mederos a Rodolfo Alchourron. Non ci si suona
solamente il tango, ma anche jazz, folklore, si fa teatro. Purtroppo,
da un lato siamo sempre stati cattivi amministratori, e dallaltro
la polizia comincia a perseguitare il pubblico: così, dopo neanche
due anni, il Gotan chiude i battenti nel 1966.
©
César Stroscio
trad. Jean Fajean
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