Il
vero Tango non finisce mai, perlomeno a Buenos Aires o dovunque si
abbia
la fortuna
di avere qualche argentino fra il pubblico.
In questi
casi infatti, l’applauso scatta sul finire di ciascun tango, cantato
o strumentale che sia, prima del chan chan. La cesura classica degli
accordi di dominante e tonica, il così detto chan chan, pur essendo
la firma, o per meglio dire, il marchio di fabbrica che contraddistingue
un complesso musicale dall’altro (ogni orchestra ha il proprio
chan chan), viene sempre e irrimediabilmente abrogata dai clamori delle
impazienti platee argentine.
Forse si tratta semplicemente di prodigalità o
di precipitazione, forse sono soltanto festosi urti di collegiali davanti
al fotografo, il fatto è che, una volta annullata la conclusione
per invasione di campo, il tango in questione non finisce e continua
a fluire come uno di quei misteriosi fiumi sotterranei, i quali dapprima
ci scorrono sotto i piedi e poi riemergono inaspettati dove più fa
loro comodo.
Questo argine impastato di applausi, dunque, ci convoglia
il Tango nel suo alveo originario, in quella interiorità collettiva
che costituisce l’anima e la forza propulsiva di ogni Grande Arte
(Popolare).
Se oggi ben poco ci resta della swingin’ Buenos Aires
degli anni ‘60, quella lasciata da Hugo Pratt di ritorno in Italia
nell’imminenza di Corto Maltese e del suo splendido Tango, è proprio
a causa della sistematica spoliazione del tessuto sociale operata dalla
dittatura militare che ne ha assassinato i poeti ed esiliato i sognatori.
Un feroce chan chan per l’intera Argentina.
Così il Tango, da un quarto di secolo a questa parte, non è più un
fenomeno popolare e sopravvive unicamente in alcune ricerche individuali
sparse per il mondo. E’, questo sì, in gran voga e assoggettato,
come tutto l’esistente, alle manovre e alle quotazioni di mercato.
Forse gli ululati che ne accolgono le esibizioni sexy delle coppie di
ballerini-carne da cannone delle varie Case del Tango di Buenos Aires
e le ovazioni destinate alla paccottiglia di lusso esportata da certe
compagnie di tango fin sotto la casa dell’Inamovibile Turista,
sono gli stessi applausi che ne occultano la rinascita.
Il Tango che scorre invisibile nelle vene può riaffiorare in qualsiasi
momento, in un’altra città e in un altro porto. Rinnovato,
e noi con lui, dato che, come direbbe un Eraclito del River Plate, non
si nuota mai due volte nello stesso Tango.
© Marco
Castellani
Hugo Pratt "Tango"
Edizioni Lizard, Roma 1998