
El Gato on a hot tin roof
by Tj Locatelli
Kingdom, Class, Order, Family, Genus and eventually
Species: the gerarchy in the classification of the living is
clear about the concept and the organization of what is called
the reality. According to the taxonomic science, in
the large Tango Family finds its small place the Underfamily
of
Felines
which this article is about. Actually, there are a lot of Felines
among us. Whoever, even sporadically, acquaints with the Buenos
Aires milongas, will certainly have admired, or feared, the
El Tigre's poses, been hardly able to meet the El Puma's cross-eyed
look and known more than a Cat. At La Ideal, for instance,
there is the bald one with a plastic leg who applies the traspié even
when he's not dancing. The Casa Suiza's matinées are
officiated by El Gato Bernasconi, the Helvetic milonguero
who wears 48-sized shoes. Then we have the Barbieri, who has
little to do with tango and only in the last. After all, our
favourite Cat is the one here below. Tj Locatelli, one of his
oldest pal since the legendary O Milongueiro, tells
us his story.
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Il Gato che dico io è un pezzo d’uomo
con una vocina da micino, spalle larghe e occhi azzurri come
un cielo tolteco. Non è quel che si dice un gran ballerino,
ma il tango gli viene naturale, come ad altri il grattarsi
o il fare soldi. Solo che lui di soldi proprio non ne fa; anzi,
spesso ce li rimette. Di fronte ai giornalieri rovesci della
sorte, il Gato non si perde mai d’animo, certo com’è che
non è necessario sperare per intraprendere, né riuscire
per perseverare. Come vedete, i saggi consigli della Confindustria
raggiungono anche coloro che vivono di ripieghi.
Volete sapere
chi fu il primo a presentare nelle milonghe una linea di moda
tanguera? Chi si inimicò per questo i fidanzati delle
milonguere che aveva convinto a sfilare? Chi fu minacciato
da un Indio geloso con la citazione borgesiana di “esci,
che ti soccombo a cazzotti”? Chi lo ridusse alla ragione
con una sola pappina da sette quintali? Esatto: il Gato. Chi è stato
fotografato e messo a tutta pagina dal Clarìn mentre
stava ballando con una bionda, giusto quella sera in cui aveva
detto alla sua compagna che non si sentiva bene e che sarebbe
stato in casa? Sempre il Gato. Chi ha aperto con un socio una
milonga in piena Amazzonia? Chi ha istituito un corso di tango
sotto un vulcano improvvisamente attivo in Nuova Zelanda? Avete
indovinato.
Il Gato è così buono e simpatico
che anche voi ve lo portereste a casa, gli dareste da mangiare
delle specialità e gli rimbocchereste le coperte nel
cedergli il vostro divano. Non fareste lo stesso con un gattino
sparuto tra le pozzanghere e i copertoni di una città spietata?
E’ il credito che si deve all’innocenza.
Nessun
socio può essere così pedante da rinfacciargli
di aver sanato il disavanzo amazzonico col suo orologio. Suo
del socio, peraltro: un caro ricordo di mio nonno. Per questo
non ho fatto una piega quando l’altra sera alla Nacional l’ho
visto ballare con il braccio sinistro ingessato intorno al
collo: di sinistri la biologia del Gato ne ha da buttar via.
Stavolta però l’arto era inserito in una sensazionale
tecnostruttura aggettante in racemi di titanio. In Ortopedia
doveva aver trovato un seguace di Calder. Non ho potuto fare
a meno di interrogarlo in proposito. A domanda, il Gato rispondeva:
Ero sul tetto di una casa a raddrizzare l’antenna quando,
non so se per il sole, per improvviso mancamento o per scarica
elettrica, ho perso i sensi. Quando mi sono svegliato, ero
all’altezza del suolo, più precisamente sul suolo,
in posizione scomposta, all’incirca cinque metri più in
basso di dove mi trovavo prima di perdere conoscenza. La mia
fronte sanguinava abbondantemente, sentivo un forte dolore
in tutto l’organismo. La mia mano destra stringeva un
pezzo d’antenna. Nonostante i miei continui lamenti,
nessuno mi ha soccorso, anche perché, come risulta dalla
ricostruzione scientifica e dalla sagoma disegnata sul marciapiede,
la caduta è avvenuta in un cavedio interno. Dopo una
certa quantità di tempo che non saprei al momento stabilire,
mi sono rialzato per dirigermi verso il più vicino ospedale.
Purtroppo, avendo dimenticato sul tetto la mia giacca contenente
il portafogli con 23 pesos in contanti e le chiavi, ho dovuto
sfondare un vetro per uscire sulla strada, il che mi ha procurato
alcune ferite supplementari. All’altezza del 6400 di
Cangallo mi sono rivolto ad estranei per un prestito di 25
centavos allo scopo di telefonare al Pronto Soccorso. Il mio
aspetto disordinato, seppur involontario, ha dissuaso i passanti
dall’aiutarmi. Ho quindi cercato di fermare un taxi.
Per quanto urlassi come un forsennato agitando l’antenna,
ogni sforzo è risultato inutile: troppi sospetti sono
stati generati dalla campagna diffamatoria contro noi passeggeri.
Non ho pensato di servirmi dei mezzi pubblici in quanto ero
sprovvisto di un titolo di viaggio valido; inoltre non sapevo
quale colectivo prendere, dato che mi trovavo in una zona della
città che conosco poco e in uno stato confusionale.
Temevo anche di svenire sull’autobus e di risvegliarmi
al capolinea, peggiorando la mia situazione. Ho quindi cominciato
a camminare in direzione sud verso l’ospedale Argerich
che si trova a quasi 60 cuadras dal luogo dell’incidente.
Verso sera mi sono state portate le prime cure dallo staff
del dottor Pernichowsky, la cui diagnosi, corroborata dalle
successive radiografie, è di frattura multipla complessa
al braccio sinistro, pluriematoma al cranio con lacerazione
dell’arco sopracciliare sinistro, trauma toracico ed
escoriazioni sul 75% della superficie epidermica. Proprio adesso
che mi avevano chiamato per una tournée...
Tj Locatelli
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