In quella Teoria
dell’andatura che Balzac pubblicò in cinque puntate,
fra l’agosto e il settembre del 1833, sulle pagine de “L’Europe
Littéraire”, compare il “memorabile assioma” che
dice “quando il corpo è in movimento, il viso dev’essere
immobile”. In quanto assioma, si tratta di un’asserzione
di principio, verità evidente di per sé, indiscutibile,
all’interno, ovviamente, di quella logica di classe che
ne è il presupposto. Chi sta facendo fatica nella pubblica
via, chi sputa l’anima e maledice i giorni suoi, ne è esentato,
perché lo scrittore non scrive per lui - né, d’altronde, è previsto,
al tempo, che questo lui sappia leggere. L’immobilità del
viso è il corollario di una borghesia che non conosce
né fatica propria né altrui, che passa per la via
con la stessa indifferente sicurezza di sé e del proprio
orizzonte con cui interpreta il proprio ruolo nell’unica
storia con cui ami fare i conti - quella che, avendo cura di
ben figurarvi, si scrive da sé.
Gustave Flaubert, in combutta con un suo vicino di casa, Edmond
Laporte, ideò il Dizionario dei luoghi comuni una
ventina d’anni dopo la Teoria dell’andatura di
Balzac. Alla voce “Callo ai piedi”, in questo dizionario, si può leggere: “Sente
i mutamenti del tempo meglio di un barometro”. Processualmente,
dunque, il callo precede la condizione meteorologica.
In tutta la Teoria dell’andatura, Balzac mai accenna ai
calli.
Allorchè William Scholl, nel 1915, nel suo fondamentale
trattato dedicato a Il piede umano: anatomia, deformità e
cura, consiglia di percorrere almeno tre chilometri al
giorno a piedi mantenendo “testa alta, petto in fuori e alluci
perpendicolarmente dritti davanti a sé” - al di
là della difficoltà intrinseca di camminare orientando
gli alluci altrimenti - sembrerebbe sì ricalcare (la metafora
qui è d’obbligo) le orme di un Balzac, ma di un
Balzac con i calli.
William Scholl, infatti, nonostante fosse figlio di contadini
del Midwest e dovesse condividere le fatiche della propria
condizione con altri dodici fratelli, è quel “dr.
Scholl” che passò alla storia del secolo scorso come l’inventore
dei cerotti per i calli ai piedi e di altri artifizi in soccorso ai numerosi
dolenti delle estremità. Morì nel fatidico 1968, a ottantasei anni,
dopo aver convinto l’America intera e una parte cospicua del mondo che
anche ai piedi è dovuto qualcosa nel bilancio conclusivo dell’infelicità terrena.
Se Scholl rappresenta l’ideologia meccanicistica nel rapporto fra piede,
scarpa e camminare - e se Scholl era davvero “dottore” in medicina
-, il “dr. Ciccarelli” - che “dottore” non lo divenne
neppure nel 1968 -, rappresenta l’ideologia biochimica,
Nico Ciccarelli era nato nel 1901 a Cupra Marittima - città cui dedicò un
altro dei suoi prodotti cosmetici, città dove visse e dove morì nel
1977. Nella storia delle pubbliche comunicazioni non può essere dimenticato
per via del tipo particolare di pubblicità con cui reclamizzava i suoi
prodotti: perlopiù attingendo al repertorio di famiglia. La fotografia
del padre per il tubetto del suo dentifricio, quella di famiglia per la pubblicità sui
giornali e quelle di amici, parenti o di se stesso, per l’appunto, per
il suo celebre callifugo. Si tratta di presenze sui giornali indimenticabili
quanto curiosamente modeste. Inserti minuscoli, rettangolini verticali di poco
costo, buttati con una semplicità d’altri tempi fra i raffinati
esercizi di persuasione poco occulta e molto palese dei grandi gruppi industriali
avanzanti. La testimonianza diretta e incontestabile delle contraddizioni del
capitalismo italiano, dove, insieme al potentato di finanza mafia e rappresentanza
politica, conviveva l’azienda paternalistica di chi poteva raccontare di
essersi “fatto da sé”. Erano volti contratti nella smorfia
del dolore, occhi serrati o strabuzzati al cielo, labbra protruse nel suono inarticolato
di una fitta ormai irreversibilmente percepita in tutta la sua lunghezza d’onda
che illustravano testi che, da soli, valgono una letteratura e cento tesi di
laurea: “E’ stata notata in città la presenza della spia internazionale
Mister Ious, noto per il suo infallibile occhio. E’ accertato che trattasi
di un occhio di pernice. Poveretto (tre punti esclamativi), “come soffre” (altri
tre punti esclamativi), “si ostina a non usare il famoso Callifugo Ciccarelli
che si trova in vendita in tutte le farmacie di città e di paese”.
Oppure: “Il fenomenale bocciofilo Raffael Wolo ha perso il punto, la partita
e il campionato per un piede trascurato”, poveretto, come soffre, et cetera.
Oppure: “E’ stato notato scendere dal Settebello il famoso giocatore
Cion Full, inventore delle carte da gioco con cuori, picche, quadri e fiori appassiti”.
O ancora: “Dopo un rodeo il fantastico cow-boy Willan Quader è stato
interrogato da un giornalista locale: - Cow boy come stai ? - Boia d’un
cal che mal ! Non posso scender dal caval!”. O ancora: “ Parte domani
per un lungo raid il campione automobilistico Dyok Frenyrottj (con y greca e
j lunga) noto più che altro per i suoi records stabiliti in discesa senza
freni.”. O infine: “E’ arrivato al Congresso degli autostoppisti
il Signor Chan Fur Goncin, noto dirigente di una grande impresa di autotrasporti”,
poveretto, come soffre, et cetera nei secoli dei secoli.
Non cedendo al cinico sentimento della tenerezza, vi si può rilevare tutta
la complessità di un quadro ideologico all’interno del quale ogni
elemento di queste comunicazioni trova il suo senso: i personaggi e le imprese
dell’immaginario popolare - la spia, il cow boy, il campione automobilistico
-, la battuta goliardica, il colpo di gomito all’impiegato che sa già quanto
deve riderne e come riderne di gusto, un rapporto di causa e di effetto fra patologia
e terapia sbandierato orgogliosamente, senza le mezze misure del dico e non dico
dell’ipocrisia e della menzogna più moderne e attuali.
Nell’armadietto dei medicinali di casa mia, dietro alcune scatolette di
rimedi rigorosamente scaduti o posti già da tempo nella classe delle sostanze
irrimediabilmente nocive nonché degli errori incresciosi della scienza
medica, sta un parallelepipedino sul quale è scritto “Callifugo
Ciccarelli al collodio con pennello” (“Gran Premio e Medaglia d’Oro
alle esposizioni internazionali Torino 1911 e Genova 1913”). Spero di non
dover mai subìre un’ispezione della Narcotici e, per ricordarmi
cosa siamo e dove andiamo me lo terrò stretto, ma mai e poi mai lo userò in
queste mie lunghe ore di strazio senza speranza. Le piogge dei giorni scorsi
mi hanno costretto a continui e snervanti cambi delle poche e ormai malridotte
paia di scarpe che possiedo. Di ritorno a casa, fradice, le riempivo di carta
di giornale e toglievo quella infilata nelle precedenti, peraltro ancora umide,
mai asciutte: fino a quattro cambi in un giorno. Il risultato è una ricca
gamma di calli tenacemente radicati fin nella minutaglia più recondita
della sensibilità. Nemmeno con la più morbida delle pantofole posso
compiere un passo senza che il dolore mi ricordi Balzac, Flaubert, il dr. Scholl
e il dr. Ciccarelli. Nel movimento, il mio volto non può rimanere “immobile” e
non può che registrare, di ruga in ruga, quelle che Proust non avrebbe
mai definito come le “intermittenze del callo”. Sono pronto per una
nuova serie di talloncini pubblicitari: “E’ stato visto aggirarsi
lentamente in città Infelìs Akkamàl, il metodologo noto
per aver studiato tutti i metodi senza averne mai adottato uno. Poveretto (tre
punti esclamativi), come soffre (altri tre) e via dicendo. Il rapporto flaubertiano
con il maltempo è rovesciato: nessun callo mi ha avvertito delle piogge
in arrivo, ma le piogge hanno prodotto i calli. Il callifugo è qui, davanti
a me, come una tentazione di un Sant’Antonio del passato remoto: dove si
fermerà il collodio spennellato? E: si fermerà? Immagino esiti
troppo turpi perché possa caderci. E’ qui e qui rimane: Anzi, quasi
quasi mi metto i guanti anche per toccare la scatola. E il dr. Scholl lo ricorderò sempre
in grazia di un’antica cultura del sospetto. Ha fatto una fortuna con i
calli, d’accordo, ma, prima, per lunghi anni, ha fatto il calzolaio.
F. Accame - 1992
dalla trasmissione "La caccia all'ideologico quotidiano"
www.radiopopolare.it
Note.
La Teoria dell’andatura è inclusa in
H. de Balzac "Patologia della vita sociale"
Bollati Boringhieri,
Torino
1992
La storia del dr. Scholl è raccontata da Charles Panati in "Invenzioni
e inventori" Armenia, Milano 1992
Un ampio necrologio di Nico Ciccarelli
fu pubblicato in “Il Giorno”, il 13 ottobre del 1977.
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